Dai Patti “marziani”, al divario Nord/Sud, alle incompiute

di Salvo Barbagallo

 

Da un lato c’è il problema di avere utilizzato poco le potenzialità del nostro Paese, dall’altro se noi diamo risposte al divario e alle difficoltà del Sud facciamo la sola cosa più importante che possiamo fare oggi:

il recupero delle difficoltà del mezzogiorno è una delle potenzialità per il nostro Paese: queste parole sono state pronunciate sabato scorso (4 febbraio) a Catania dal Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, consapevole, come lui stesso ha affermato, che può apparire come un “marziano”. Ma non vengono certo da Marte le parole “Occorre coprire il divario Nord/Sud” che i Sudisti sentono ripetersi da decenni da governanti e politici, con la triste constatazione che il “divario” non è mai stato colmato, e che tra Meridione e Settentrione la forbice socio/economica/militare continua ad allargarsi. Perché aggiungiamo anche il termine “militare”? Perché in Sicilia l’unico indice in crescita (e quindi in controtendenza) è quello degli investimenti esteri (quelli statunitensi) per realizzare o potenziare le strutture di guerra. Investimenti, a quanto pare, “non stop”, quasi a raggiungere un livello da “primato” italiano (e non solo italiano). Il “caso Muos” della US Navy americana a Niscemi è l’esempio più appariscente.

C’è da chiedersi: quali risposte vengono date dall’attuale Governo nazionale “al divario e alle difficoltà del Sud”? All’enunciazione dei buoni propositi non crede più nessuno. Ma i “Patti” ci sono, a che punto siano i risultati concreti, però, non è dato sapere. Il sindaco di Catania, Enzo Bianco ha tenuto a sottolineare: … viviamo il paradosso di avere ingenti investimenti per infrastrutture da realizzare, ma non abbiamo i fondi per l’ordinaria amministrazione (…). E c’è da chiedersi: questi ingenti investimenti al quale Enzo Bianco ha fatto riferimento, come vengono utilizzati e, se già utilizzati (tutti o in parte) perché non è “visibile” una ricaduta sul territorio e sulla collettività?

Restano sul tappeto e senza risposte i dati che i sindacati hanno sottoposto al premier Paolo Gentiloni: A Catania il lavoro non c’è e la dignità dei suoi cittadini è calpestata, nei quartieri periferici si delinque sempre più anche per disperazione. Lo sfruttamento selvaggio dei lavoratori, dal settore del call center a quello dei campi, con il caporalato, è una realtà consolidata. In Sicilia gli occupati nella fascia di età tra 20 e i 64 anni sono solo il 42%, la disoccupazione giovanile si è stabilizzata oltre il 50% (quella femminile oltre il 58%), il ricorso ai voucher nell’Isola è cresciuto del 97,4% per l’anno 2015, e la provincia di Catania rispecchia proprio questo andamento. Catania resta nel sempre più ristretto gruppo delle province italiane in cui la Cassa integrazione cresce (…).

Restano sul tappeto le cosiddette “incompiute”, come quelle delle Ferrovie denunciate da Giosuè Malaponti che presiede il Comitato Pendolari: Nel 2009 Rete Ferroviaria Italiana – ricorda Malaponti – aveva chiesto ed ottenuto 30 milioni di euro per ammodernare e velocizzare l’attuale tracciato della Catania-Palermo, portando i tempi di percorrenza al di sotto delle 2 ore e 30 minuti inserendo le opere nel Contratto di Programma 2007-2011. Come mai Rete Ferroviaria Italiana Spa dal 2009 ad oggi non ha mai dato seguito a questo Contratto di Programma? Mentre oggi con oltre un miliardo di euro si raddoppierà una piccola parte e tutto il resto, a singolo binario, verrà solamente ammodernato. Al danno la beffa di un raddoppio che non verrà mai raddoppiato tenuto conto che dal 2003 ad oggi la spesa prevista per ammodernare tutta la rete ferroviaria era ed è di oltre 11 miliardi, ma quando si parla di Sicilia arrivano appena le briciole (…).

C’è da chiedersi ancora, e infine, “Ma cosa è venuto a fare veramente a Catania il premier Paolo Gentiloni, come chi lo ha preceduto in queste visite lampo, cioè Matteo Renzi e Giorgio Napolitano?”.

 

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