La sfida per la Pace si gioca nel Mediterraneo

di Salvo Barbagallo

 

Ben 55 Paesi ritornano a Roma per parlare di Mediterraneo in una “due giorni” ( venerdì e sabato prossimi, 1 e 2 dicembre) che da seguito all’incontro tenuto lo scorso anno nella Capitale italiana. medHa scritto ieri il direttore del quotidiano La Stampa nel suo Editoriale: Il convergere su Roma di alti rappresentanti di 55 Paesi per affrontare le sfide del Mediterraneo suggerisce la possibilità dell’Italia di trasformarsi in un laboratorio dei drammatici cambiamenti regionali in atto. Se Mosca e Washington, Baghdad e Teheran, Doha e Tunisi individuano nei «Dialoghi del Mediterraneo» che si aprono venerdì un’occasione di incontro ed interazione è perché nel mondo che accelera si percepisce la necessità di affrontare con pragmatismo e responsabilità un’agenda di eventi che sfida le previsioni degli analisti come l’immaginazione collettiva (…) l’elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald J. Trump, è una scossa che apre la possibilità ad un riassetto di equilibri e responsabilità coinvolgendo Russia, Unione Europea e partner mediterranei. Sebbene la nuova amministrazione Usa si insedierà solo il 20 gennaio, quanto uscirà dai «Dialoghi del Mediterraneo» può gettare le basi per una nuova stagione di realpolitik sul maggiore scenario di crisi ed opportunità del Pianeta.

med1Il summit “Med Dialogues” ha avuto il suo debutto lo scorso anno, promosso e organizzato dalla Farnesina e dall’Ispi, con ANSAmed, Rai e La Stampa media partner, e dopo dodici mesi risultati “concreti” dei “dialoghi” aperti se ne sono visti ben pochi. Ora ritornano a incontrarsi (come sottolinea l’Ansa) capi di Stato, ministri, leader dell’economia, delle organizzazioni internazionali e della società civile, fra i quali il segretario di Stato Usa uscente John Kerry, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, il ministro degli Esteri iracheno Ibrahim al-Jafaari e quello del Qatar Mohammed Al-Thani, il capo del Foreign Office Boris Johnson, il responsabile della diplomazia iraniana Mohammed Javad Zarif, il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni, il ministro della Difesa italiano Roberta Pinotti, l’Alto rappresentante per la politica estera Ue Federica Mogherini e (a conclusione del meeting) il premier Matteo Renzi. Non c’è che dire, a livello di “rappresentanze” e di problematiche sul tappeto, come ha sottolineato il titolare della Farnesina: … ci sono difficoltà, ma anche un’agenda positiva che tratti le prospettive mondiali dopo le elezioni Usa, alla sconfitta di Daesh (Isis) sul terreno il prossimo anno, ai grandi temi dell’immigrazione, all’emergenza in Siria. Con un duplice obiettivo politico: affrontare le emergenze con le potenzialità diplomatiche e le potenzialità economiche. E il ministro Paolo Gentiloni, però, ricorda che ci aspettiamo un grandissimo impegno degli Usa nella regione del Mediterraneo, come italiani e come europei, mentre l’Italia sarebbe certamente soddisfatta di un clima di maggiore distensione tra gli Usa e la Russia. Un colpo al cerchio e uno alla botte, quello di Gentiloni, con un savoir-faire da grande diplomatico. Ma occorre dare ragione a Maurizio Molinari quando afferma che gli eventi sfidano le previsioni degli analisti come l’immaginazione collettiva.

med3Il 5 ottobre scorso scrivevamo su questo giornale: (…) è nel Mediterraneo che si gioca il futuro globale. Questo “futuro” si sta giocando ora, protagoniste le grandi Potenze che non riescono a trovare (o non vogliono?) un equilibrio necessario nella sfida per una leadership mondiale. Anche i Paesi che di certo non sono “grandi” Potenze vanno alla ricerca di un “ruolo” per stare al tavolo delle decisioni. Molte cose sono cambiate nell’arco degli ultimi dieci anni nell’area del bacino del Mediterraneo, e adesso resta solo una costante: la conflittualità fra le Genti. Apparentemente non ci sono più Regole certe per assicurare Pace e convivenza civile (…) Sul piano internazionale le Regole che codificano i rapporti fra Paesi, si chiamano Trattati, che i Governi stipulano per fare rispettare interessi reciproci. Nell’area del Mediterraneo da tempo le Regole sono saltate, le autonomie di diverse collettività nazionali sono state sovvertite spesso con la violenza, il più forte domina sul più debole nella logica del profitto da raggiungere con qualsiasi mezzo, senza guardare al danno che si provoca direttamente o indirettamente. Questo stato di cose, ora come ora, non riguarda, purtroppo, solo i Paesi rivieraschi del Mediterraneo, ma è esteso globalmente. Oggi non c’è Paese che non debba fare i conti con la propria economia interna, le “rivoluzioni” improvvise non creano nuovi equilibri ma ulteriori, pesanti destabilizzazioni. Alle “primavere” annunciate sono seguiti inverni carichi di dissesti sociali, il verbo coniugato al futuro raramente ha tenuto conto delle difficoltà, individuali e collettive, del presente. Adesso il quadro che si presenta è a forte tinta oscura e sembra che per la luce non ci sia posto. Il futuro è una meta non visibile, la durata del presente è ignota. Il presente si vive male, i problemi non vengono fronteggiati se non ponendo scadenze per un “dopo” che sicuramente molti non raggiungeranno mai.

Fra tre giorni ritornano a incontrarsi a Roma: a noi piacerebbe conoscere i risultati che i rappresentanti dei 55 Paesi hanno ottenuto a seguito dei dialoghi avviati lo scorso anno, e non sentire parlare al futuro come se il presente non esistesse.

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