Chi merita il potere?

di Guido Di Stefano

 

     Preliminarmente vi presentiamo un personaggio che sicuramente lo meritava: Lucio Quinzio Cincinnato, ex console romano, fu voluto e nominato dal Senato  della Repubblica nel 458 a.C.  quale dittatore, con pieni poteri ivi compreso quello di vita e di morte “senza rendiconto”. La durata del mandato dittatoriale era di sei mesi e il compito  era salvare l’esercito del console Minucio (non eccellente stratega) circondato dagli Equi sul M. Algido. Tramandano gli storici che non fu proprio felice per la nomina a dittatore e conseguentemente adempiuti i suoi obblighi verso Roma (trionfò  sugli Equi) dopo soli  sedici giorni   tornò a coltivare il suo campicello. Sembra che fu elevato a dittatore ancora una seconda volta nel 439 a.C.  per fronteggiare Spurio Melio (presunto “golpista”). Sembra strano ma la “occupazione” della carica dittatoriale durò circa 1/11 del tempo consentitogli: diciamo una proporzione inversa alle usanze italiche e vieppiù sempre più occidentali dei molti che raggiunto uno scranno (vettore di potere e/o denaro) per “n” anni vi restano incollati (o ci sperano) per 11 volte “n” anni o quanto meno fino a che “morte” (fisica oppure  politica e/o giudiziaria) non li separi! E poi, a prescindere dagli effettivi meriti e fedeltà al popolo, noi tutti siamo obbligati ad ascoltare e leggere le loro lodi così come ce le presentano i mainstream dei regimi, detti democratici!

    Comunque pur con i suoi limiti umani riteniamo Cincinnato meritevole del potere! Non lo usò certo “pro domo sua” ma Pro “Roma”.

    Intanto l’Italia “in primis” e l’Europa in generale primeggiano in occidente per numero di personaggi che sono vissuti e vivono “con la politita” e non “per la politica”: cioè hanno mutato e mutano una “missione” al servizio dei popoli in un “mestiere” “ad usum delphini”. Fosse vivo Charles De Gaulle potrebbe vantarsi a gran voce perché l’aveva detto: “il potere non si prende ma si raccatta. Questa operazione di accattonaggio è piaciuta troppo a tanti simil-potenti che hanno asservito il tutto ai poteri non costituzionali in nessuna nazione, quali possono essere la plutocrazia e la tecnocrazia! Però hanno dimostrato grandi capacità di “veleggiatori” con qualsiasi “vento”, traendo benefici anche dalle “deviazioni” tragiche o meno quali possono definirsi nazismo, fascismo, sovietismo  ieri e oggi atlantismo servile, europeismo di nominati, globalismi di privilegiati e di seguaci di un nuovo ordine (il vecchio “ordo” latino)  che prescinde e addirittura nega ogni essenza del diritto (il vecchio “ius” latino) cui hanno diritto i singoli e le nazioni, anche le minime!

     Allora i nuovi sono migliori? Andiamoci cauti!

    Se per nuovi intendiamo i nuovi giusti, i nuovi profeti, i nuovi perfetti; se intendiamo quelli che buttano l’acqua sporca e il bimbo, quelli che predicano cieco giustizialismo, impongono distruzioni (o rottamazioni), quelli che tutto sanno e possono; se intendiamo i maestri dell’ipocrisia, i bari del doppio peso e della misura, i privilegiatori e privilegiati dei rapporti fiduciari a scapito delle competenze e della lealtà al popolo sovrano; se intendiamo quelli che vogliono solo e sempre comandare e mai servire; se intendiamo quelli che demonizzano gli avversari, quelli che trattano da nemici pericolosi quanti non si sottomettono ai voleri delle lobbies  che li supportano, quelli che oltraggiano le genti che si esprimono democraticamente contro gli interessi di certe “botteghe”, quelli che sviliscono le manifestazioni di volontà dei popoli e ne auspicano il “tracollo”; se intendiamo che dei principi “libertà, uguaglianza, fraternità” ne fa solo motori di ricerche e acquisizioni lucrative: allora (come continuamente constatiamo) da loro è da temere ogni effetto nefasto implicito nel detto “Chiunque è nuovo al potere non sente pietà” . Così pensava  Eschilo di Eleusi che per la patria combattè eroicamente le guerre persiane e per la patria creò grandi tragedie. Fu greco di Eleusi, ma (forse per l’eccessiva voglia di esternare anche le conoscenze più riservate) fu anche Siciliano perché visse pure in Sicilia, dove morì (a Gela).

     Allora chi merita il potere?

    Chi è capace di rinunciarvi “sponte sua” come Cincinnato; chi non è assatanato dalle brame di potere come tanti “nuovi”; chi non fa l’accattone per il potere; chi comprende altresì la grande saggezza  che ci è stata tramandata a vario titolo da chi ha, in diversa misura, voluto bene a tutti gli esseri umani, tutti uguali nelle loro diversità.

      Per capirci meglio:

disse Gesù di Nazareth ai suoi “rissosi e ancora immaturi” discepoli «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti”;

quasi a volere esprimenere un rimprovero parziale ma  integrativo, Alexis De Tocqueville  si espresse con le parole “Alleandosi a un potere politico, la religione aumenta il suo potere su alcuni uomini, ma perde la speranza di regnare su tutti”;

e chiarificatore e impegnativo è il recente pensiero “Merita il potere solo chi ogni giorno lo rende più giusto” espresso dallo Svedese  Dag Hjalmar Agne Carl Hammarskjöld, segretario generale delle Nazioni Unite dal 1953 al 1961 (oltre che diplomatico, scrittore, economista ecc.).

       Non sono mancati i maestri; non si ravvisano per ora in occidente i 10 giusti che da  bravi “discepoli seguano i maestri”.

        Ma d’altra parte  hanno  radici culturali vive e vitali tutti quei signori che dal passato non hanno voluto ereditare  la responsabile coscienza della indissolubile coesistenza di “ordo atque ius”, in un saggio bilanciamento (di ordine/ potere e diritto/ giustizia) che rispetti tutti e tutto nella speranza di un mondo migliore?

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