Renzi e Ponte sullo Stretto, ennesima presa per i fondelli

Di Salvo Barbagallo

 

Già, siamo in campagna elettorale (quella del Referendum) e allora è il tempo delle promesse: vecchie e stantie “tecniche” dei politici italiani, applicate sempre nel momento opportuno. pon1Il premier Matteo Renzi da questo punto di vista è un vero “maestro”, non un “mago” che tira fuori dal cilindro la “sorpresa”: Renzi tocca una “nota” tanto cara quanto controversa, quella della realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Le promesse, è risaputo, non costano nulla e quando in ogni modo sono ben calibrate fanno discutere, attirano l’attenzione, possono addirittura “convincere” qualche ingenuo, ed è tutto di guadagnato, grasso che cola.

Qualcuno potrebbe accusarci d’essere “prevenuti” nei confronti del premier che rappresenta gli Italiani e noi non smentiamo: è solo una questione di opinione, e la nostra “opinione” sul premier “non” eletto dalla collettività nazionale non è positiva. D’altra parte ben poco di positivo fino ad oggi Matteo Renzi ha presentato, al di là dei propositi e dei grossi paroloni, sempre, ovviamente, a nostro avviso (e potremmo pur sempre essere in errore) e vorremmo magari che qualcuno fosse in grado di farci mutare “opinione”). Anche questo giro vizioso, purtroppo, può apparire “retorica”.

pon3Bene. Il premier Matteo Renzi in occasione dell’inaugurazione della mostra per i 110 anni dell’impresa Salini Impregilo si lascia andare alle sue esternazioni e rivolgendosi a Pietro Salini afferma, fra l’altro: Si può tornare a progettare il futuro (…) Evviva le aziende che rischiano e ci mettono del loro, evviva chi non si arrende continuando a guardare il passato (…) Concludiamo la grande infrastrutturazione di grandi opere (…) completare il grande progetto di quella che Delrio chiama la Napoli-Palermo, per non dire Ponte sullo Stretto. Il Ponte può creare centomila posti di lavoro (…) Se siete nella condizione di sbloccare le carte e di sistemare quello che è fermo da 10 anni, noi ci siamo (…) una grande opera infrastrutturale deve essere utile per tornare ad avere una Sicilia più vicina e raggiungibile e per togliere la Calabria dal suo isolamento. La mia  è una sfida in positivo (…).

Il commento a queste affermazioni lo lasciamo al lettore.

Intanto Il Corriere della Sera ieri (27 settembre) ricorda una serie di opere incompiute:

  • Sardegna. Le opere idriche del Flumineddu sono costate 36,2 milioni, ma i lavori non sono mai iniziati.
  • Veneto. Il raddoppio della linea ferroviaria Padova-Vigodarzere è costato 21,7 milioni, ma i lavori non sono mai iniziati.
  • Friuli. Il Palasport Primo Carnera è costato 3,2 milioni di euro, ma l’avanzamento dei lavori è al 4,7 per cento.
  • Basilicata. Il completamento della strada Potenza-Melfi è costato 15,4 milioni, ma l’avanzamento lavori è fermo al 4,8 per cento.
  • Abruzzo. L’impianto di depurazione di Pescare è costato 16,7 milioni, ma l’avanzamento lavori è fermo all’8,2 per cento.

ponE poi sarebbe opportuno andare a rileggere (si trova negli archivi del quotidiano) quanto scritto il 2 novembre del 2012 su Repubblica da Antonio Fraschilla: Sotto il titolo emblematico “Altri due anni per il Ponte fantasma già costato agli italiani 600 milioni”, bastano le prime righe: Spese folli per lo Stretto di Messina Spa, 6 milioni di stipendi a 83 dipendenti. Tutti gli sprechi, dalle consulenze sugli uccelli ai consigli per cinesi e indonesiani. Il governo proroga il varo del progetto. E così continuerà a pagare a fondo perduto.

È vero, nel 2012 non c’era Matteo Renzi, ma tanto del Ponte sullo Stretto si discute da un secolo a questa parte, e di milioni e milioni ne sono stati spesi tantissimi. Ora l’ultima promessa del premier – c’è da dire – non è altro che una “ripetizione” di quelle già fatte dai ministri Alfano e Delrio. Ovviamente in circostanze diverse. La “circostanza” attuale di Renzi è il prossimo Referendum. Niente d’originale, dunque…

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