E se fosse vero?

di Guido Di Stefano

 

Se fosse vero tutto quello che raccontano miti e leggende (metropolitane?) fuggevolmente accennati, appena sussurrati, mai onorati da fiumi di inchiostro o fragorosi squilli di tromba, quale destino è riservato a  noi Siciliani, discriminati e  venduti dai fratelli ai “mercanti” come il biblico Giuseppe? Per noi che oltretutto siamo continuamente venduti non per i “venti sicli d’argento” incassati dai “fratelli” ma   per le poche briciole di pane che i ricchi mercanti lasciano cadere dal tavolo per i loro cani? Tenete presente che venti sicli d’argento possono corrispondere ad appena dieci grammi di oro!

Non vogliamo qui dilungarci con tutta la storia e la cultura nostra che nei secoli (e nei millenni) sono state svendute e in ogni caso fatte oggetto della deprecata “damnatio memoriae”    per mano e volontà di spietati “sicari” (e complici) della nostra identità.  Proprio quella “memoria” che è sempre più difficile recuperare in mezzo alle nebbie e alle polveri sollevate “aprioristicamente” dai tanti seguaci delle “fonti ufficiali (o governative)”, capaci di ignorare anche visibili realtà “ciclopiche”, perché pur essendo nel territorio non sono “citate” negli scritti, rigorosamente rispettosi delle volontà di pavoni ignavi. Quanta parte del nostro passato, delle nostre radici è stato “ricollocato” in altre  nazioni, a beneficio e gloria di altre  genti?

Sono pochi i Siciliani che puntano senza sosta alla riscoperta di un passato dimenticato per “volontà superiore”.

Non va meglio ai nostri giorni! Oggi sono le volontà dei nostri governanti e dei governanti dei nostri fratelli e dei nostri alleati a occultare verità e fatti, a sostituire il vero con la menzogna, a inventare demoniaci nemici per meglio predare e uccidere i deboli e gli innocenti.

Tutto iniziò nel 1913  innescando una spirale di inganni-predazione-morte, con crescita esponenziale come è “legge” delle spirali. E subito si è diffuso il “vezzo”  di tipo western: prima si spara e poi si saluta e  si “interroga”. E se il “nemico” riesce a evitare il primo attacco resta demonizzalo con una buona disi-mala-informazione, intercalando il tutto magari con un allarme del tipo “wanted –  died or alive”. Vezzo di fatto avallato anche da istituzioni obbligate (per dottrina) a essere  tutrici dell’intera umanità e sempre e comunque giuste e super partes . Ma i fatti la raccontano diversamente con i Russi demonizzati dal 1917, con i processi mediatici (Kosovo, Afghanistan, Iraq, Libia, Siria) e le condanne a morte (Saddam Hussein, Gheddafi)  preannunciate nelle capitali e sulle stampe occidentali. Roba da inorridire e tali da spingerci a dubitare di tutto.

Attualmente noi Siciliani portiamo  il peso maggiore conseguente alla “scomparsa” di verità, giustizia, storia, identità, cultura. Tutto ci viene nascosto, perché tutto in definitiva è contro di noi.

O meglio quasi tutto: abbiamo accesso alla lettura dello Statuto Speciale della Regione Siciliana (anno 1946) e anche del Trattato di Parigi (anno 1947). Il primo non ha mai avuto vera applicazione, per “contrarietà” di tutti i poteri romani e forse anche esteri e per “mancanza” di politici siciliani veri (a parte forse tre soli presidenti di breve vita politica e/o fisica); il secondo dal 1950 è stato aggirato con accordi bilaterali  (non trilaterali) Washington-Roma nell’indifferenza silente di Palermo e di tutte le capitali del mondo.

La Sicilia si presentava “giuridicamente” protetta da ogni ulteriore occupazione militare. In occidente però leggi e trattati hanno valore solo nel giorno della firma, poiché vengono rigorosamente applicati contro gli “altri” (i dissenzienti, i non amici) e fantascientificamente interpretati per gli “amici” (siano essi i padroni o i servi dei padroni).

Purtroppo però l’isola, colonizzata da oltre un secolo e mezzo, ricade geograficamente in un’area d’influenza di quegli occidentali autoproclamatisi “giusti e veri” nonché unici difensori del bene nell’eterna lotta contro il male, indicato per l’occasione con la Russia, giusta benedizione non solo politica ma anche religiosa e letteral-culturale.

Così fu che, in barba allo Statuto Speciale e al Trattato di Parigi, iniziò la cessione del nazionale-siculo spazio agli USA, sotto le “mentite” ed elastiche vesti della NATO, dove tutti possono entrare se mostrano adeguate tendenze alle guerre per procura.

Conosciamo tutti Sigonella, Augusta, Niscemi, Pantelleria e quant’altro. Conosciamo? Ci hanno informati dell’importanza strategica di detti “riquadri” (tali solo apparentemente sulla tavolozza siciliana) ai fini della lotta al male, identificato (a torto) in una nazione che mai dal suo apparire ci ha aggrediti, a differenza di tanti amici e alleati europei e americani che variamente nei secoli ci hanno “predati” e massacrati.

Con questi “possedimenti” la NATO (o se vogliamo gli USA creatori e direttori della NATO) controlla e limita a nostro danno cielo, terra e mare; e mette variamente a rischio la nostra incolumità, non solo per “quattro” antenne, i cui “elastici e molteplici impieghi” non sono mai stati esaurientemente spiegati.

A questo punto possiamo solo inseguire i miti e le leggende metropolitane, ascoltare il detto e non detto, ricordare sopite e deboli testimonianze di quello che c’era e ora non c’è più, di quello che si vedeva e non si vede più, senza riuscire ad avere risposte precise ed esaurienti a tutti gli interrogativi che implicitamente ed esplicitamente ne derivano.

Si parla di  testate  nucleari  “insilate” in Sicilia.  E’ vero? Quante sarebbero? Più che nel resto dell’Italia? E dove? Tra l’altro ricordiamo vagamente l’immagine lontana di lucenti e argentei “silos” metallici sui Nebrodi, apparsi e spariti in un “fiat”: se non è stato un miraggio, a cosa erano destinati?

Ricordiamo anche qualche parola (misteriosi esperimenti tecnici) di chi ci guidò a vedere su un rilievo alcuni alti tralicci portanti spezzoni di grossi cavi metallici e lì in prossimità era anche un traliccio per la media tensione. Era forse un esperimento del “programma” HAARP?

E in qualche posto qualcuno si preoccupò e reclamò  per il rischio di default dei sistemi di allarme e difesa in una base navale (sottomarina) a causa delle vibrazioni indotte dai botti di qualche cava e di qualche festa paesana, apparentemente (in superficie) a rispettabile distanza.

Ci credereste poi che qualche tizio sostiene che gli amici “Americani” o i loro partners possono comparire a sorpresa in qualsiasi punto dell’area pedemontana dell’Etna (e forse anche in alto), in centri abitati o in campagna, bardati in pieno assetto di guerra?

Impossibile direte voi! Certo impossibile in altri tempi. Ma ora?

Ora esistono le “talpe” meccaniche, capaci di masticare le rocce più dure senza farsi notare più di tanto, realizzando gallerie e cunicoli in ogni dove e per ogni destinazione.

E le voci corrono e come voci le riportiamo. Da Sigonella all’Etna e oltre; da Augusta a Palazzolo Acreide e oltre; da Niscemi a chissà dove; da Birgi fino all’alba o al tramonto; Peloritani, Nebrodi, Madonie, Etna, colline e pianure:  immaginate tanti chilometrici reticoli di trafori per ospitare e movimentare velocemente  militari e armamenti “invisibili”? E ve lo immaginate che nella malaugurata ipotesi di qualche esplosione nucleare, “sollecitata” dalle errate scelte diplomatico-strategiche degli adoratori del denaro, gli eventuali cunicoli a noi ignoti, in prima battuta,  salverebbero solo i padroni delle talpe? E non sarà a causa di tutti i trafori operati e operandi che sono state ripetutamente “depresse” le ricerche e le estrazioni minerarie in Sicilia, fino al punto di fare sparire (si dice) anche qualche vecchia miniera metallifera?

Se sono vere queste “leggende” tutta la Sicilia è di fatto occupata militarmente e inibita al libero utilizzo di cielo, mare, terra e sottosuolo. Con quale contropartita per i Siciliani? Niente, neanche un centesimo! Eppure a nostro avviso l’ampia disponibilità della nostra isola dovrebbe essere valutata per un prezzo superiore a venti miliardi di Euro all’anno: ed è un prezzo da liquidazione. Cui prodest?

Cosa ne abbiamo invece in cambio? Qualche “buona azione” dei marines, ampiamente pubblicizzata dagli organi di stampa ufficiali; in parole povere Sicilia e Siciliani siamo valutati i venti sicli  “una tantum” pagati dai mercanti ai suoi fratelli per l’acquisto dello “schiavo” Giuseppe.

Aggiungendo a quanto sopra (sia esso costituito da fatti concreti o leggende metropolitane) gli inesplicabili silenzi sui “misfatti” (quali sono le violazioni continue dello Statuto Speciale e del Trattato di Parigi) in danno della nostra isola, ci assale un tremendo interrogativo, forse assurdo: non sarà che tanto lo schieramento dei buoni quanto quello dei cattivi  ci hanno classificato come indispensabili o (peggio) come sacrificabili per il bene dell’umanità?

 

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