L’Italia dei premi, l’editore vichingo ed Elena che intrecciava fiori di sale

di Salvo Zappulla

 

Chi me lo doveva dire che alla soglia della pensione, con un piede di qua e l’altro di là, l’artrosi, il mal di fegato, l’incontinenza urinaria,  i vuoti di memoria, avrei recensito un libro di Maria Carmela Miccichè. La conosco da una vita, è una delle più assidue partecipanti al  concorso letterario Pentelite  organizzato dalla nostra associazione culturale, a Sortino. Ha vinto più volte e quando non ha vinto si è sempre piazzata nei primi posti. Voglio ricordare che da noi i vincitori li sceglie un pubblico di lettori, presi a caso tra i concittadini, cambiano di anno in anno e votano spassionatamente perché non hanno interessi particolari, se non quello di divertirsi. E ci divertiamo anche noi, con pochi soldi e molto entusiasmo. Il nostro è un premio amatoriale e tale deve rimanere, non ha la pretesa di dare la patente di scrittore ad alcuno, si aggiunge ad un’altra miriade di premi sparsi per l’Italia e viene sponsorizzato da privati. Non è in grado di sconvolgere il mondo della cultura, ci serve soprattutto per combattere la monotonia del paese e far conoscere qualche nuovo talento… Quindi niente raccomandazioni. Niente trucchi e niente inganni. Non c’è business, non ci sono dietro i colossi del grande circo della carta stampata. Non c’è la solita giuria di intellettuali tromboni preoccupata di compiacere gli editori potenti e decide a tavolino chi deve diventare scrittore di successo e chi rimanere scrittore di insuccesso. Insomma, il nostro è un premio serio, mica uno Strega qualsiasi!.  Dove girano interessi economici, quasi sempre si nasconde l’ombra del diavolo. Tempi grami per i premi. Antonio Moresco, dopo essere stato escluso dalla cinquina dello Strega (ma solo dopo) denuncia che i premi sono “poco limpidi”. Troppo comodo. Il Grinzane Cavour è finito a puttane, il Vittorini (e mi dispiace per il mio amico Arnaldo Lombardi) finito in farsa e volatilizzato nel nulla; molti altri premi vivacchiano stancamente.

Ed io, che pubblico con l’editore del mio quartiere? Per te niente premi, rimarrai sfigato a vita! Ma date un premio anche a me, ecchecazzo!  Datemi il Mongolino d’oro! Un servizio di porcellana!  Su, coraggio, un premio non si nega a nessuno. L’Italia è il Paese dei premi. L’Italia dei nastrini colorati e delle offerte a buon mercato; sorprese dentro l’uovo di Pasqua, dentro i fustini dei detersivi; lauree honoris causa, onorificenze, riconoscimenti, medaglie al valore. Catene di Sant’Antonio e sagre paesane. L’Italia delle amnistie e delle sanatorie. Si premia la nonna che raggiunge il traguardo dei cent’anni e la nipote che compie il diciottesimo anno di età. Il figlio, genio di famiglia, che al terzo tentativo supera la quinta elementare e il cane che finalmente ha imparato a non fare la pipì sul divano. Premio alla mamma che ha dato alla luce cinque gemelli e all’africano che acconsente a lasciarsi castrare. Premio alle poetesse che compongono passionali versi d’amore e medaglie, pergamene ai nuovi talenti locali dell’arte contemporanea. Quiz televisivi e ruote della fortuna.

Tornando alla nostra Maria Carmela.  È brava. È brava senza se e senza ma. Io stesso l’ho sempre spronata a mettere da parte la ritrosia e a contattare un editore che valorizzasse i suoi scritti. Le  storie che racconta meritano di essere lette da un pubblico più vasto. Ed ora, che è sopraggiunto il fatale incontro con  Armando Siciliano, non posso che esserne soddisfatto. Siciliano è l’unico editore al mondo a possedere il dono dell’ubiquità; l’unico editore al mondo in grado di presentare un libro di mattina a Trieste  e un altro nello stesso pomeriggio a Bari, viaggiando a duecento chilometri orari con la sua scassatissima macchina stracarica di libri.  Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Vero paladino e portabandiera dell’editoria siciliana, non conosce la stanchezza; un vichingo deciso a conquistare il mondo intero.  Mentre gli altri arrancano, sfiancati da una crisi sempre più incalzante, lui fila veloce come un treno, spesso attraversando con il rosso. Andrebbe nominato Cavaliere del Lavoro. Lo merita, più di quell’altro, che ultimamente è stato disarcionato. Tornando ancora a Maria Carmela: ha un rapporto  privilegiato con la scrittura; un sodalizio, a mio parere, destinato a consolidarsi col trascorrere del tempo. Le donne protagoniste dei suoi racconti sono scolpite nella pietra, i loro volti levigati da lacrime e sangue, lasciano il segno, non si dimenticano facilmente. In qualche modo antesignane di  una emancipazione femminile  nella terra di Sicilia sempre in ritardo con i tempi. Non sono donne belle, edulcorate e di buone maniere. Al contrario. Spesso sono ruvide, emarginate, selvagge, un po’ streghe e un po’ mavare; un po’ sognatrici e un po’ ingenue, penalizzate dalla società, puntate con il dito, tenute ai margini. Hanno il fuoco dentro, una forza vulcanica e l’incedere barcollante, ma quando sembra che stiano per soccombere, si rialzano e si rimettono in cammino più caparbie di prima.  Sono portatrici di passioni e di saggezza, di valori, di storia vissuta e di fantasia. Alla fine prorompe sempre la loro indole soffocata, non si può contenere:  Una grande determinazione, una sofferenza interiore che le strugge, la capacità di ribellarsi dalle  angherie subite da parenti e compaesani i quali  troppo spesso giudicano e condannano per mascherare le proprie frustrazioni. La capacità dell’autrice di tratteggiarle con pennellate da autentica artista, le rendono uniche, non stereotipate; non da buttare in pasto a un pubblico caprone disposto a inghiottire come biada quanto propinato dalla grande editoria di consumo. Non c’è la solita mafia trita e ritrita che tanto fa vendere, la lupara, la coppola, la Sicilia che ci criticano ma amano tanto al Nord.

E che palle! E che palle! E che palle!

Consigliamo il libro della Miccichè ai  lettori attenti, disposti a scandagliare nel grande mare della carta stampata in cerca di letteratura ruspante, autentica, da godere.   Chi si accorgerà di questo libro? Chi si accorgerà di questa autrice risiedente in un paesino che più a sud non si può?  Non certo la potente  stampa a distribuzione nazionale, non certo gli eminenti critici padroni del battello a vapore, troppo impegnati a  scambiarsi favori con l’industria cartacea che conta. Ne parliamo noi, consapevoli delle nostre limitate risorse, fieri anche di non avere catene o censure e di poter esprimere liberamente il nostro pensiero.

Elena intrecciava fiori di sale
Elena intrecciava fiori di sale

Dopo aver vinto tanti premi, cosa ha significato per te le pubblicazione del primo libro?

Vincere un premio è sempre un’emozione, credo che non ci si abitui mai. Pubblicare un libro è decisamente una cosa diversa. Un libro, a parte il lavoro e l’impegno, è anche una responsabilità verso chi ci ha creduto, verso chi lo leggerà. Quando finalmente ho visto il mio libro, “l’oggetto libro”, un contenitore di pensieri ed emozioni, passare da una mano all’altra, quando l’ho immaginato andare in giro e raggiungere i lettori, beh… è qualcosa di grande, è mandare verso altri un po’ si se stessi. Una volta mi è successo di essere in libreria e sentire una persona ordinare il mio libro: è stata una specie di ebbrezza! Spero aver fatto passare la gioia che provo toccando il mio libro ma, come dicevo, mi sento anche una grande responsabilità verso i lettori, ogni persona che dedica il suo tempo a leggere me merita che io dia il massimo. Sempre. È  una forma di rispetto

L’incontro con l’editore Armando Siciliano, sei soddisfatta? Ritieni che abbia fatto un buon lavoro di stampa e di promozione?

L’incontro con Armando Siciliano è stato fondamentale. Ci siamo conosciuti e io ho esposto le mie idee. Premetto che per natura non sono un tipo docile e quindi lui ha avuto molta pazienza. Scegliere i racconti, correggere la bozza, dare una sequenza, l’impaginazione, il titolo, la copertina… insomma abbiamo lavorato insieme e alla fine “Elena intrecciava fiori di sale” è nato. Adesso stiamo lavorando per promuoverlo, per farlo conoscere e non è sempre cosa facilissima in quanto io sono un’autrice sconosciuta e Armando Siciliano Editore è una casa editrice attiva ma piccola

Quali sono le tue letture?

Amo i gialli costruiti bene, gli inglesi vecchio stampo e alcuni americani. Agatha Christie, Kathy Reichs e Ken Follett  rimangono i miei preferiti, le letture che mi prendono e mi concedono ore di relax piacevole. Ovviamente leggo di tutto e quando posso, ho libri in bagno, sul comodino, in cucina, in macchina e nella borsetta, con dentro dei foglietti come segnalibro, con i cartoncini che tolgo dalle magliette nuove (lo so che questo la dice lunga sulla mia precisione e sull’ordine, ma mai mentire se non ricordi poi cosa hai detto), insomma ho diversi libri iniziati e di diverso genere.

Perché un libro di racconti dedicato alle donne?

Questo libro è nato come una nenia, un canto notturno un po’ sottovoce. Iniziai qualche anno fa a scrivere “Elena intrecciava fiori di sale”, mi riferisco al racconto, immaginando una scena dopo l’altra, quando feci leggere il risultato di quella notte di scrittura mi resi conto che l’emozione di Elena era passata. Io osservo tanto, vedo il tempo come un film e sensazioni ed emozioni rimangono a dispetto delle date sul calendario. Questo “gioco” che faccio da quando ho memoria ha fatto sì che caratteri, atteggiamenti, frammenti di vita, delle persone che ho incontrato siano rimasti dentro di me ed è evidente che ho avuto la fortuna di osservare tante donne. Ogni personaggio che invento ha sempre un’ombra reale e le donne non finiranno mai di meravigliarmi. “Elena intrecciava fiori di sale” è una selezione di racconti di donne che lentamente e senza un filo conduttore sono nate durante le mie notti di scrittura

Stai lavorando a un nuovo libro?

Sto lavorando a una storia che iniziai tempo fa e che ha buone probabilità di diventare una storia lunga (la parola “romanzo” mi intimidisce), nel frattempo continuo a scrivere racconti brevi, e quelli che io chiamo i “discorsi dell’anima e dintorni” perché non mi sento di dire che scrivo poesie ma sono dei discorsi in versi.

So che hai presentato il tuo libro al Salone del Libro di Torino. Che impressioni hai riportato, raccontaci di questa esperienza

Al Salone del Libro di Torino mi sono sentita come un bambino in un negozio di caramelle, gli occhi vagavano ovunque e ovunque parole, pensieri, emozioni impaginate ed esposte in bella mostra. La voglia di toccare tutte le copertine, di sfogliare le pagine e soprattutto di annusare i libri. Guardavo  il mio libro. era lì, nello stand del mio editore, lì tra tanti libri, tra un numero infinito di parole, le mie parole. Ero orgogliosa del mio libro, con il suo bel blu, con l’immagine della donna che falcia il grano. Ho ancora la pelle d’oca.  Grazie al mio editore, Armando Siciliano, grazie a chi mi ha supportato e sopportato durante tutta questa avventura, grazie a tutti voi che ho sentito vicini, grazie a chi è venuto a salutarmi al Salone del Libro e a chi, non potendo venire allo stand, ho trovato ad aspettarmi fuori casa per una foto ricordo; a chi mi ha telefonato solo per sentirmi, a chi mi ha mandato messaggi affettuosi per dirmi che c’era, grazie di cuore a chi mi ha ospitato e fatto sì che “casa” è il luogo dove si sta bene.

 

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