Grand Prix Provinciale 2016 a piano Vetore sull’Etna

CAMPIONATO REGIONALE DI CORSA IN MONTAGNA

6^ PROVA DEL GRAND PRIX PROVINCIALE 2016

di Remigio Di Benedetto

 

Mentre le spiagge sono colme di bagnanti pigramente distesi al sole o “ a mollo” in cerca di refrigerio, un “manipolo” di 172 podisti “invade” a 1700m di quota Piano Vetore sull’Etna. Sotto gli occhi di qualche raro e meravigliato turista, lentamente si riempie il bellissimo pianoro con vista sulla zona sommitale del vulcano. Il clima del  pomeriggio è perfetto, a tratti un leggerissimo venticello dà un gradevolissimo senso di fresco. Davanti a noi il pianoro con un manto di Spinosanto e alle nostre spalle il conetto di monte Vetore ricoperto di conifere. In fondo alla spianata, seminascosto tra le ginestre sfiorite e i pioppi, si scorge come una insolita presenza nella natura, l’arco gonfiabile. C’è poi il bianco gazebo TDS che cerca quasi di mimetizzarsi tra gli alberi. Infine, la magnifica e multicolore presenza dei podisti, che in molti casi con famiglie al seguito, stanno riempiendo il prato e iniziando le operazioni di riscaldamento. Si distribuiscono i pettorali, si resettano i “marchingegni” della TDS, i giudici capeggiati dal “solito” Michelangelo “temperano le matite”, tutti operano con un attenzione in più per non disturbare la natura. Noi podisti, abituati a “misurarci” nei centri urbani sul basolato sconnesso e spesso a svicolare tra auto, marciapiedi, oggi dovremo fare attenzione allo “spinoso Spinosanto”, alle pigne, alle piccole pietre di lava, ai rami degli alberi laterali al tracciato di gara, elementi naturali che potranno ostacolarci durante la corsa.

Tutto è pronto, siamo concentrati in uno spazio strettissimo, si attende il colpo di pistola, ma il consigliere Sciuto chiede il silenzio per fare un annuncio molto importante: in fondo alla discesa iniziale, a circa un chilometro dal punto di partenza, troveremo una sbarra che la Forestale non ha aperto! Potremo superarla a scelta, con lo stile “olio cuore”, passandovi sotto o lateralmente. Dopo l’importantissimo comunicato, finalmente si può partire. Michelangelo spara a salve, i podisti scappano e pure gli uccellini sugli alberi nel raggio di un chilometro. Lo stretto rettifilo iniziale rende difficoltosa la partenza e purtroppo nella calca generale, Angelo Numa cade rovinosamente a terra. Inizia una ripida discesa, siamo sull’asfalto, a tratti ci sono grossissime buche, ciottoli ovunque, il pericolo di cadere è altissimo, ci vuole prudenza e molta attenzione. Il sole è ancora alto e lo abbiamo di fronte a noi. Sono sulla scia di Santi Caniglia e Graziella Bonanno che come me  faticheranno per un solo giro del percorso. Arriviamo all’annunciata “sbarra che sbarra” il percorso, per la quale il Corpo Forestale Regionale non ha concesso l’apertura. Ognuno si arrangia come può: scavalcamento, passaggio al di sotto, io scelgo il passaggio laterale che vedo non fa perdere velocità. Santi più lentamente passa al di sotto dell’ostacolo e lo supero. Non vedo nessuno operare lo stile “olio cuore”. Ci immettiamo in una strada più larga, sempre in discesa ma più lieve. Finalmente entriamo nel bosco e la frescura della sua ombra ci dà un forte senso di sollievo. Ho perso l’amico Santi e seguo come punto di riferimento Graziella, ma non è facile, il suo passo da esperta atleta di gare di eco trail è difficilmente sostenibile. C’è un breve tratto in pianura, sono contento di essere superato da Angelo Numa che evidentemente si è prontamente ripreso dopo il brutto capitombolo alla partenza. Incrociamo anche qualche turista da “scampagnata domenicale”. La strada si impenna nuovamente. L’asfalto è cosparso di pigne e aghi di pino che rendono il percorso scivoloso e pericoloso. C’è una curva e una controcurva sempre di ripida salita, poi con grande sollievo la strada comincia a scendere e poco dopo abbandoniamo l’asfalto. Affronto il “saliscendi“ che prevede il magnifico percorso nel bosco, in scioltezza, nessun “compagno” di categoria mi minaccia da vicino e preferisco rallentare pensando alla ripidissima salita che mi attende  nel finale. Termina  dopo poco questo tratto da vero cross e torniamo sull’asfalto. Siamo ancora all’ombra ma dura poco e usciamo nuovamente allo scoperto sotto il sole ancora cocente, inizia la salita. Manca poco all’arrivo, circa un chilometro, ma il tratto del percorso che all’andata abbiamo affrontato “alla garibaldina”, percorso al contrario diventa una “scalata”. Percorro quest’erta finale sulla scia dell’amico Marco Amato che dovrà avere la forza di percorrerla una seconda volta. Vedo davanti a me Graziella in lontananza, mentre Daniela Pillitteri, prima delle donne penso sia prossima all’arrivo. Mentre il sudore mi scende “a cascata” sulla pelle, in senso contrario a forte velocità scendono i primi: Mormina Antonina della podistica Messina, Luca Stagno dell’Etna Atletica S. Pietro Clarenza, Salvatore Pillitteri (Marathon Altofonte) e l’inossidabile Alfio Scalisi (Podistica Messina) primo over 40, opportunamente distanziati fra loro. Invece per me è prossimo il traguardo, nessun avversario SM60 in vista, sono tranquillo, i miei sedici “avversari – amici di categoria” se la sono  presa più comoda. Ho dosato bene le mie forze e sono in grado di produrre anche una lieve accelerazione nel tratto finale della salita. Il caldo, e la fatica immensa per affrontare la salita ripidissima sono stati micidiali, ma il traguardo è lì di fronte a me. Passo sotto il “gonfiabile”, è finita. Sono un poco “stralunato” e stanco, vedo i miei cari presenti al completo all’arrivo. Il mio presidente, Biagio Di Mauro, si agita. Michelangelo con la sua faccia calma e sorridente registra il mio arrivo.

Prosegue mano a mano il passaggio dei “giovani” che affrontano il secondo giro e l’arrivo di femminucce e over 60. Poi allo scoccare del 43° minuto sullo sfondo appare Antonino Mormina che al termine del secondo giro, taglia il traguardo, primo assoluto.

Lentamente il piano Vetore si spopola, c’è il trasferimento al più attrezzato Rifugio Sapienza, dove un abbondante buffet ci aspetta e ci consente di rifocillarci. Poi senza amplificazione microfonica, ma con tanta buona volontà, Raimondo Lizzio, coadiuvato anche dalla signora D’Arrigo procede alla premiazione dei migliori.

 Da Mormina all’ultimo concorrente che ha tagliato il traguardo, tutti con grande fatica abbiamo onorato la gara in ricordo di Angelo D’Arrigo e tutti abbiamo con il pensiero spiccato il volo su questo magnifico percorso di montagna che speriamo di ripetere tante e tante altre volte

Il nostro ringraziamento va a tutta l’organizzazione, ASD Valverde, giudici, cronometristi, volontari, ma il nostro “ringraziamento più grande” va al Corpo Forestale Regionale che lasciando chiusa una sbarra lungo il percorso, lo ha reso più impegnativo con una variabile unica e imprevedibile, speriamo che non accada più!

            Pensierino finale: Ma non è che adesso visto il “grande successo” della sbarra sul percorso tutti gli organizzatori di gare si inventano sbarre, tronchi, corde ed ogni altro ostacolo in genere sui tracciati delle competizioni. Speriamo di no!

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