Terrorismo jihadista: anche gli italiani presi di mira

Nove italiani uccisi da terroristi jihadisti due giorni addietro mentre cenavano all’Holey Artisan Bakery’ a Dacca, capitale del Bangladesh. Venti le vittime dell’assalto dei militanti dell’Isis: chi sapeva recitare versi del Corano è stato risparmiato dai jihadisti, gli altri sono stati torturati, secondo quanto scrive il quotidiano bengalese Daily Star, citando il racconto degli ostaggi tratti in salvo. Altro sangue, altro cordoglio da un capo all’altro della Terra. Il terrorismo non ha confini: da Parigi a Bruxelles, ad Ankara a Istanbul, il prossimo attacco?

Un nostro lettore ci ha inviato un documento massonico divulgato su Internet che, a nostro avviso, vale la pena di leggere:

E’ necessario riflettere sul rapporto Islam-Europa, sulle diverse identità culturali, e sul ruolo dirompente delle migrazioni. Si tratta di questioni di importanza vitale per il presente e il futuro della civiltà europea, del nostro modo di vivere, della democrazia, della libertà di pensiero. Il dilagare delle tante presenze islamiche nei Paesi del Continente, certamente galvanizzato dalle ricorrenti generosissime e non disinteressate donazioni provenienti dai regimi arabi, sta creando una gamma infinita di problematiche di relazione tra diversità confliggenti, convivenze forzate incompatibili, fossati difficili da colmare. Il pericolo non è l’Islam ma coloro che l’Islam usano come strumento di politica spregiudicata e azione aggressiva, dirompente e destabilizzante. L’Islam non può essere identificato con il terrorismo jiadista, ma è su questa spinta che vengono giocati gli equivoci nei quali è facile cadere, ed è contemporaneamente in nome della strumentale “difesa” dell’Islam che si giocano partite politiche invadenti e mistificanti.

  • Occorre, dunque, riflettere sul significato delle politiche dissennate di accoglienza indiscriminata e incontrollata dei migranti/profughi che non portano alla sbandierata integrazione fra culture diverse, ma ad una strisciante sottomissione della cultura europea ad un nuovo medioevo islamico pilotato e imposto da forze sconosciute. E in merito Noi vorremmo tenere conto del denominatore comune dei tanti segmenti che stanno caratterizzando quello che si vuole intendere come il mondo islamico odierno: quello della “conquista”, del trionfo sugli infedeli, dell’annullamento della laicità dello Stato, della legittimazione del potere politico attraverso l’identificazione con il potere religioso, in una teocrazia senza aperture possibili. Se questo fosse veramente lo scenario che si sta costruendo, parlare dell’Islam equivarrebbe a evidenziarne la totale incompatibilità dell’Islam con la civiltà occidentale. Ma così non è, o non dovrebbe essere. Le “civiltà” si incontrano e si confrontano nel rispetto delle loro diversità: lo “scontro” equivale a supremazia dell’uno sugli altri e ciò non è accettabile e non si può rimanere indifferenti.

  • Si dovrebbe comprendere che il problema non è l’Islam, ma la sua presunta vocazione universale a imporre una pseudo morale individuale. Riteniamo che in questo momento storico l’Europa non sia “pronta” all’integrazione così come viene presentata: alla convivenza forse, ma con condizioni regolamentate. E non è questione di tolleranza. Basti considerare, appunto, la questione immigrazione/profughi che ancora non si vuole comprendere nella sua effettiva natura e nella sua reale dimensione, e della quale non si conoscono le “vere” origini, preferendo ipocritamente adagiarsi su termini come accoglienza e solidarietà per coprire una situazione pericolosa e prossima a degenerare. L’Europa non è il nuovo mondo di Colombo, i migranti sì, è vero, fuggono dalle guerre ma da Paesi che sono ricchi e dai quali l’Occidente dipende per le fonti energetiche. La ricchezza sta in quei Paesi dai quali i migranti fuggono: un paradosso, se si considerano le attuali instabili condizioni socioeconomiche dell’Europa.

  • Occorre comprendere gli indirizzi che Papa Francesco sta dando alla Cristianità nel rapporto con la religione Islamica e in riferimento alla forzata adozione di un “multiculturalismo” che può portare a una “decristianizzazione” complessiva. Oggi, il Cristianesimo appare marginale e irrilevante in Europa. La religione affronta una appariscente sfida islamica demografica e ideologica, mentre i membri delle comunità ebraiche dopo Auschwitz fuggono dal nuovo antisemitismo. In simili circostanze, una sintesi tra il Vecchio Continente e l’Islam come parte contrapposta sarebbe una rinuncia della pretesa dell’Europa di avere un domani. Bisogna comprendere pienamente cosa significhi il mancato impegno del Pontefice a denunciare il terribile destino dei cristiani in Medio Oriente: Papa Francesco non chiama mai per nome i responsabili delle violenze contro i cristiani e non pronuncia mai la parola “Islam”. Egli raccomanda di accogliere i migranti, ma ignora che queste ondate migratorie incontrollate stanno trasformando l’Europa, a poco a poco, in una colonia di un Califfato senza patria. Il terremoto in corso nella Chiesa va letto all’ interno di un complicato scontro geopolitico e ideologico planetario. Uno scontro dove si intravedono, o meglio, si “intuiscono” i protagonisti che lo promuovono. Quindi si dovrebbe riflettere sulle finalità dei potentati economici che periodicamente si riuniscono (vedi Club Bilderberg) per assoggettare alle loro regole l’intero mondo in nome di un Nuovo Ordine, dopo, ovviamente, avere determinato il caos. Come da più parti viene rilevato, nello “scontro” c’ è anche la chiave per capire i fatti politici degli ultimi anni: l’egemonia tedesca della Ue; la criminalizzazione e l’isolamento di Putin; il tumulto per la Brexit. Tutti contorni di una guerra non convenzionale che emergono ora grazie al tramonto di Obama, all’irrompere dei cosiddetti “populismi” che in Europa sono nati per reazione alla Ue tecnocratica (tedesca) e a seguito del terremoto rappresentato dal successo di Trump, un corpo estraneo per la Casta americana, fatta di Democratici, di Wall Street e (alcuni) Repubblicani.

  • Dovremmo dare spazio all’analisi sulla condizione dei Paesi del Mediterraneo, dopo le presunte “primavere arabe”; si dovrebbe parlare dei Protocolli sottoscritti e mai applicati, come quelli di Barcellona del 1975 e del 1995, quest’ultimo noto come Partenariato Euro Mediterraneo che si prefiggeva la creazione di una politica per garantire la sicurezza e la stabilità della regione mediterranea, anche attraverso la scrittura di una Carta per la stabilità e la sicurezza del Mediterraneo; dovremmo parlare del mancato sviluppo economico della regione mediterranea, e la creazione di uno scambio culturale costante e forte fra le società civili dei Paesi membri, tutti presupposti di un Mediterraneo mare di pace. Processi avviati che non hanno avuto sbocco in quanto non funzionali agli interessi di multinazionali e di gruppi di potere economico, che probabilmente perseguono l’obbiettivo della distruzione dell’Europa proprio attraverso la penetrazione di un Islam, sotto le ingannevoli spoglie della globalizzazione, del multiculturalismo e della pace mondiale, e impedire che si saldi la storica alleanza fra Europa e Russia.

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