Sicilia: vacanze e turismo al tempo dell’Isis

di Carlo Barbagallo

Vittime innocenti ed economie compromesse, questi i risultati più drammatici e immediati degli attacchi del terrorismo jihadista. Dopo Bruxelles, ecco Istanbul: si colpiscono gli aeroporti, i luoghi che si mostrano più vulnerabili per il transito di migliaia di persone che viaggiano e, di certo, non solo per andare in vacanza. I kamikaze del Califfato di Abu Bakr al-Baghdadi, capo dell’autoproclamatosi e fantomatico Stato Islamico, con una concezione della vita e della morte che nulla ha a che vedere con “la” religione, incutono terrore e sanno bene quali reazioni possono provocare a livello emotivo. Ormai c’è una realtà nuova con la quale bisogna fare i conti, ma lasciarsi coinvolgere dai timori farebbe soltanto il gioco dei fanatici assassini.

Ovviamente, ed è quanto sta accadendo, bisogna rafforzare le misure di sicurezza e di controllo ed operare a livello preventivo per evitare che possano verificarsi altri gravi episodi.

È chiaro che in queste condizioni l’estate delle vacanze e del turismo subisce i conseguenziali contraccolpi, soprattutto in riferimento a quanti avevano programmato visite all’estero. Ai tempi dell’Isis il turismo è stravolto: a Istanbul volevano colpire i turisti stranieri agli arrivi internazionali e almeno 15 sono stati uccisi dai kamikaze che si sono fatti esplodere allo scalo Ataturk. L’ennesimo attacco alimenta la paura per chi viaggia e ridisegna la mappa dei luoghi a rischio, cambiando le destinazioni originarie.

I dati raccolti da Federturismo da gennaio a maggio di quest’anno sulla presenza turistica si commentano da soli: Parigi meno 9 per cento, Bruxelles meno 16 per cento, Londra meno 3 per cento, Roma meno 2 per cento. Dunque sono mutate le mete privilegiate. Chi è percepito meno a rischio sta vivendo stagioni irripetibili: la Spagna, il Portogallo, l’Islanda, la Grecia e le sue isole, l’Ungheria. la Spagna, che pure in alcuni report del Foreign Office inglese è classificata ad “alto rischio” attentati, ha un indice d’incremento delle presenze del 13 per cento nei primi quattro mesi dell’anno, che in numeri assoluti significa 18,1 milioni di turisti. Alle Isole Baleari e alle Canarie si registra il tutto esaurito, la Grecia consolida un aumento del 16 per cento. Località referenziate come Sharm El Sheikh hanno visto dimezzato dimezzato il numero dei turisti e incassi, così come si stava verificando a Istanbul prima della strage allo scalo Atatürk, con una diminuzione del 20 per cento di presenze dall’inizio dell’anno. L’Italia, e in particolare la Sicilia e la Calabria, figurano nella lista dei beneficiari delle nuove rotte dei vacanzieri che hanno abbandonato Egitto, Tunisia e Turchia: già lo scorso anno un più 4,5 per cento di presenze, che si attende in ulteriore crescita.

In Sicilia, se ancora non è vero boom, i numeri parlano in positivo, e sono segnali più che confortanti: l’aeroporto di Palermo registra in questo primo semestre del 2016 un incremento di passeggeri (nazionali e internazionali) del 13,2 per cento e di voli dell’8,6; lo scalo di Catania un incremento passeggeri dell’8,1 per cento e di voli del 15 per cento. L’aeroporto di Catania Fontanarossa aveva chiuso il 2015 con oltre sette milioni di passeggeri (esattamente 7.105.487).

Un’opportunità per la Sicilia il cambiamento di destinazione dei turisti. Un’opportunità che dovrebbe essere tenuta in debito conto dalle competenti autorità che dovrebbero assicurare non soli i servizi indispensabili per una vacanza tranquilla, ma offrire, con iniziative adeguate, quanto di meglio la nostra Terra può dare.

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