“Non ti pago” di E. De Filippo in scena a Francavilla di Sicilia

di Nello Cristaudo

 

La compagnia teatrale “Chiddi da Vina” di Francavilla di Sicilia, venerdì e sabato ha messo in scena nel teatro comunale “Arturo Ferrara” la commedia di Eduardo De Filippo “Non ti pago”, piece teatrale in i tre atti che i giovani attori locali -cui  hanno dato il nome alla loro comitiva proprio da un quartiere di Francavilla con una famosa fontana detta “A Vina chi 18 schicci”- mediante l’abile  regia di Anna Maria Puglisi che l’ha riadattata collocandola in uno scenario tipico di un paesino siculo, per l’appunto Francavilla di Sicilia,  hanno recitato brillantemente suscitando applausi a scena aperta. In platea un pubblico che istintivamente sa cogliere perfettamente il meccanismo all’apparenza semplice su cui si regge la commedia e che sa ridere e sorridere con i tempi giusti e mai fuori fase. In palcoscenico un gruppo di attori affiatati, ricchi di humour e di verve, anche loro con i tempi perfetti che questo testo richiede, che mostrano di avere competenza e abilità in una commedia non proprio facile.

salvo zullo
Salvo Zullo

Salvo Zullo, attore non professionista ma molto navigato per aver frequentato le scene teatrali,  è perfettamente a suo agio nei panni del vendicativo Ferdinando Quagliuolo, attuale gestore di una ricevitoria del Lotto prima gestita da suo padre, morto da tempo, che appare in sogno ad altri, magari suggerendo i numeri vincenti in qualche prossima estrazione.

Le scenografie realizzate da Enrico Munforte e Peppe Campo, ruotano attorno ad una lunga parete a mezza altezza dove si aprono porte e finestre con grande ritratto della buonanima,  cui si avvicenda la commedia.

Scritta nel 1940,  Non ti pago muove attorno a quest’uomo accidioso e dispotico sia nei confronti della moglie Concetta (bella e piacevole interpretazione di Simona Silvestro) che, quando ci riesce, lo contrasta ma soprattutto lo sopporta, sia con la figlia Barbara (Eva D’Angelo), ragazza un po’ ribelle ma costretta ad accettare l’embargo che il padre pone alla sua storia d’amore con il giovane impiegato nella sua ricevitoria, Peppino Marianna (Marco Mazza). In questa casa lui può contare sulla compagnia di un solo amico  (Peppe Campo) che lo aiuta a preparare le conserve e che sa sopportare i suoi umori neri mentre qua e là volteggia una spiritosa camerierina  (Perla Pellegrino). Il motivo? Mentre Quagliuolo è un giocatore del Lotto sfortunato all’ennesima potenza, al contrario Peppino, che sa interpretare i sogni, vince spesso. Per di più una notte sogna il padre di Ferdinando, che  gli dà i numeri per una quaterna che il giovane punta vincendo ben quattro milioni. Persuaso di essersi allevato non una ma ben due serpi in casa e una in ricevitoria, Quagliuolo vuole vendicarsi, si sente vittima di un imbroglio e sostiene che la vincita è sua: suo padre è apparso sì in sogno a Peppino, che ora abita nella casa che era stata della famiglia Quagliuolo, ma credendo di parlare con lui, suo figlio. In un susseguirsi di tentativi di impadronirsi del biglietto vincitore, fra avvocato (Maurizio Catanzaro) interessato e pronto a passare dall’altra parte e prete (Carmelo D’Aprile) inutilmente chiamati a portare pace, litigi continui con moglie e figlia, costretto alla fine a dare al suo dipendente il biglietto che gli aveva sottratto, Ferdinando Quagliuolo, chiamando a testimone il padre morto, si lascerà andare a una serie di   maledizioni, che puntualmente si avvereranno e che renderanno impossibile al povero Peppino, tra l’altro licenziato in tronco,  di  riscuotere la vincita  mentre continuano le esasperate liti familiari, la processione dei vicini (Salvo Giusa e Andrea Rapisardi) che lo considerano colpevole della morte improvvisa del loro cane…

Molto apprezzati dal pubblico i vari tentativi di Don Ferdinando (Salvo Zullo) di appropriarsi del biglietto vincente con esasperate contese, dispute surreali e grottesche maledizioni, che calate con nomi e detti del luogo abilmente interpretati dal Zullo, hanno dato un tocco di ilarità rendendo la commedia  meno pesante.

Sostenuto sul ritmo inquieto di una corda pazza, Non ti pago è il perfetto esempio di quelle commedie eduardiane che,  sotto un’apparente leggerezza,  sono in realtà lo specchio ferocemente ironico di una società squinternata. Non ti pago, commedia tra le più brillanti del repertorio eduardiano, che lo stesso grande drammaturgo napoletano ha definito “una commedia molto comica, che secondo me è la più tragica che io abbia mai scritto”.Una commedia da vivere con intelligente leggerezza e ironia, coniugando la grande tradizione del teatro napoletano con felici incursioni tra le opere dei maggiori rappresentanti del “ nuovo teatro”, da Samuel Beckett a Harold Printer. In questa commedia dall’apparente area sbarazzina, si evidenzia invece il valore sociale del teatro dando particolare attenzione agli aspetti umani, al pregevole lavoro svolto da una compagnia di dilettanti, creando una comunione di intenti artistici speciali ed importanti.

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