Replay: la Sicilia nel Mediterraneo mare affollato

di Salvo Barbagallo

Gli avvenimenti hanno una tale sconcertante “ripetitività” che, a volte, ci si chiede se abbia senso portare all’attenzione cose già dette: è un dejà vu che – bisogna ammetterlo – ha dell’inquietante.

Il Mediterraneo da secoli e secoli è stato al centro dei mondi che si sono succeduti, lo è ancora nel Terzo Millennio e le sue acque sono solcate dal naviglio più particolare: dalle petroliere alle navi da crociera, dai barconi dei migranti/profughi alle navi da guerra. Il Mediterraneo oggi è un mare fin troppo affollato e sulle sue onde non si rincorrono i delfini ma sottomarini e portaerei che cercano (?) contrapposizioni. Un giornalista esperto di “cose” militari, Franco Iacchi, porta a conoscenza che il sottomarino d’attacco classe Los Angeles, USS Springfield (SSN 761), è ufficialmente entrato in operazione nel Mar Mediterraneo a sostegno della Sesta Flotta degli Stati Uniti. È quanto comunica la US Navy: “Lo Springfield, dislocato a Groton, nel Connecticut, condurrà operazioni navali a sostegno degli interessi nazionali degli USA in Europa. La presenza di due Gruppi da Battaglia nel Mediterraneo dimostra il nostro impegno per la sicurezza nella regione. Queste forze sosterranno gli alleati ed i partner europei, scoraggiando potenziali minacce”.

La prima domanda che occorrerebbe porsi riguarda le “potenziali minacce”: “minacce” da parte di chi?

Sono almeno cinquanta le navi militari degli Stati Uniti che in queste ore navigano nel Mar Mediterraneo. Fra queste la portaerei classe Nimitz USS Dwight D. Eisenhower (CVN-69) che trasporta i nove squadroni del Carrier Air Wing 3 e del Destroyer Squadron 26, il sottomarino d’attacco classe Los Angeles, gli incrociatori classe Ticonderoga, USS San Jacinto ed USS Monterey e le cacciatorpediniere classe Arleigh Burke, USS Mason, USS Nitze, USS Stout e USS Roosevelt e il supporto logistico (circa venti unità). A questa micidiale forza navale bisogna aggiungere lo schieramento in rotazione delle cacciatorpediniere classe Arleigh A. Burke, stanziate in Spagna, per lo scudo antimissile. Infine la “permanente” forza navale della Sesta Flotta con base a Gaeta. Va ricordato che ogni unità della U.S. Navy che entra nel Mediterraneo entra a far parte della Sesta Flotta dal punto di vista operativo. Già nel 2003 la Sesta Flotta comprendeva 40 navi, 175 velivoli (aerei ed elicotteri) e circa 21.000 militari e civili (ufficiali, sottufficiali, marinai, aviatori, personale tecnico e amministrativo). In quell’anno erano presenti due superportaerei con i relativi gruppi navali di supporto, ma normalmente ne è presente solo una. Nel 2013 è assegnata alla Sesta flotta la portaerei USS John C. Stennis (CVN-74) della classe Nimitz. Non è nota l’attuale forza della Sesta Flotta.

SEGUE DOPO LA PHOTOGALLERY

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ufficialmente, quindi, gli Stati Uniti hanno nel Mediterraneo due portaerei, la USS Dwight D. Eisenhower e la Harry S. Truman, alle quali andrebbero aggiunte la portaerei George H.W. Bush (fiore all’occhiello della marina USA) e il relativo naviglio di supporto, attualmente nel Mediterraneo per una esercitazione, e la portaerei in “dotazione” stabile alla Sesta Flotta, quale che sia.

In “contrapposizione” la forza navale russa: un’unica task force operativa originariamente composta da undici navi, scortate sempre da due sottomarini classe Akula, alla quale va aggiunta la flotta sottomarina classe Varshavyanka che opera nel Mar nero. Si è appreso che la settimana scorsa il cacciatorpediniere lanciamissili classe Kashin-Mod “Smetlivy”, ha lasciato il quartier generale di Sebastopoli destinazione nel Mediterraneo. Secondo gli ultimi aggiornamenti, la Task Force del Mediterraneo ora comprenderebbe unità in rotazione provenienti dalle flotte del Mar Nero, del Mar Baltico, del Pacifico e del Nord. Con la Smetlivy, per un numero complessivo di 15 navi da guerra e cinque di supporto logistico (oltre ai sottomarini d’attacco di scorta). Giorni addietro il Cremlino ha comunicato che il Gruppo da Battaglia della portaerei Admiral Kuznetsov, equipaggiata con i MiG-29K, arriverà entro l’estate nel Mediterraneo. Con la Admiral Kuznetsov e relativo Carrier Strike Group, la task Force del Mediterraneo potrebbe raggiungere il picco di 25 unità. Attualmente, l’ammiraglia della Flotta russa del Mediterraneo è l’incrociatore lanciamissili classe Slava, la carrier-killer “Varyag”.

Come dicevamo un dejà vu inquietante, e per questo motivo riportiamo quanto scritto diversi mesi addietro, il 18 gennaio, anche se non c’è molto altro da aggiungere:

La Sicilia nel Mediterraneo mare affollato

di Salvo Barbagallo

Il Mediterraneo da tempo è stato stravolto, da tempo non è più la “culla della civiltà”, ma è stato trasformato in un mare dove, in un modo o in un altro, vengono alimentate guerre nei Paesi costieri e non. E non solo: il Mediterraneo che dopo la seconda guerra mondiale vedeva (in teoria) una Sicilia proiettata verso uno sviluppo industriale con la creazione del polo petrolchimico di Augusta, oggi si ritrova ad essere attraversato da migliaia e migliaia di migranti/profughi in cerca di un approdo di pace e solcato da decine di navi da guerra pronte a colpire i contrari. Augusta, esplosa nella sua incontrollata vitalità per la sua posizione geografica sulla rotta Suez-Gibilterra dove si registrava il maggior traffico del greggio proveniente dal Medio Oriente e dalla Russia, dalla facilità di approvvigionamento idrico e dalla grande disponibilità di manodopera a basso costo, alla fine ha prodotto morte nella collettività per i veleni sprigionati dalle raffinerie e, alla fine, oggi, non ha più il traffico delle petroliere che scaricavano greggio. Il porto e il territorio di Augusta si sono trasformati in una munitissima e pericolosa installazione militare, principalmente al servizio degli USA.

Il Mediterraneo oggi è un mare affollato, la Sicilia un’Isola che serve militarmente agli altri, da ieri e soprattutto ora fondamentale avamposto e trampolino di lancio per i raid aerei verso la Libia e i Paesi vicini.

La Libia, un vicino di casa negli anni trascorsi “comodo”, nel caos dopo la fine di Gheddafi. La Libia dove adesso ci sono le milizie del terrore jihadista in avanzata nella Sirte, che mettono a rischio anche gli impianti del gasdotto Greenstream (ENI) lungo 520 km che collega Bahr Essalam con la Sicilia (Gela) e, poi, con l’Italia. Un impianto posato a 1200 metri di profondità che trasporta 8 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Gli interessi dell’Italia vanno salvaguardati, ed ecco il premier Matteo Renzi sollecitare una leadership tricolore/biancarossaeverde in una coalizione che voglia intervenire militarmente in Libia. I preparativi sono già in atto, ignoto il momento in cui si darà il via all’evento. La Sicilia, in questo contesto, sta a guardare, non ha alcuna voce in capitolo mentre potrebbe avere il diritto di essere partecipe e non protagonista “passiva”, così come sta avvenendo, lasciando utilizzare il proprio territorio a fini militari senza avere posto alcuna condizione di contro cambio.

Franco Iacchi una settimana addietro sul quotidiano Difesa Online scriveva Il Pentagono starebbe valutando il rischieramento permanente di una forza navale nel Mediterraneo per far fronte alla crisi dei migranti ed in risposta alle maggiori capacità navali russe. E’ quanto trapela da Mosca, secondo indiscrezioni ottenute da fonti ufficiali della US Navy. Questa informazione sembra un paradosso, dal momento che sin dagli Anni Cinquanta gli Stati Uniti hanno schierata (con base l’Italia) la VI Flotta (la Sixth Task Fleet creata nel 1948), ricordando che la base della Naval Air Station di Sigonella è nata come supporto alla VI Flotta USA e che gli impianti del MUOS di Niscemi sono della Marina USA, così come l’installazione di Augusta. C’è da chiedersi cosa possa significare un ulteriore potenziamento dell’apparato bellico navale statunitense nel Mediterraneo. Va ricordato, inoltre, che ogni unità della U.S. Navy che entra nel Mediterraneo entra a far parte della Sesta Flotta dal punto di vista operativo. Nel 2003 essa comprendeva 40 navi, 175 velivoli (aerei ed elicotteri) e circa 21.000 militari e civili (ufficiali, sottufficiali, marinai, aviatori, personale tecnico e amministrativo). In quell’anno erano presenti due superportaerei con i relativi gruppi navali di supporto, ma normalmente ne è presente solo una. Nel 2013 è assegnata alla Sesta flotta la portaerei USS John C. Stennis (CVN-74) della classe Nimitz.

È la presenza del naviglio militare russo a innervosire gli americani? Oppure i motivi sono di altra natura? La risposta (che probabilmente non si avrà mai) forse è da ricercarla in Sicilia, dove gli statunitensi hanno “investito” miliardi di dollari nelle installazioni di Sigonella, Niscemi e Augusta.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.