13 mila in pochi giorni. Emergenza immigrazione

di Luigi Asero

Meno di una settimana, in meno di una settimana anzi in sei giorni tredicimila persone sono state salvate nel Mediterraneo. A queste si aggiungono 65 vittime (di cui 3 bimbi) e centinaia di dispersi. Sarebbero 400 i dispersi di uno degli ultimi naufragi, infatti. 

Come già più volte detto il problema immigrazione è ben lontano dall’essere seriamente affrontato e risolto. Nessuno ha soluzioni logiche o quantomeno sensate e fattibili. Così tutto procede con lo stesso movimento altalenante delle onde del mare. E si continuerà a contare i morti nel Canale di Sicilia, e si continuerà a polemizzare sui talk show. Nulla di più. Il destino inesorabile continuerà a fare la sua parte, salvando tanti, uccidendone troppi.

Sono almeno una quindicina le partenze giornaliere dalle coste libiche, mentre ci si chiede che potere reale abbia il nuovo governo libico. O piuttosto quanto invece abbia intenzione di gestire le tragedie di quei territori, stretti da un lato dalla nuova roccaforte Isis in Sirte e dall’altro lato da un dopoguerra mai pacificato.

Sarray non è Gheddafi e questo il popolo libico lo sa bene. E difficilmente lo riconoscerà come unico leader del Paese. Checché ne possano pensare gli “alleati” occidentali e americani che in quella posizione lo hanno voluto (e imposto).

Non serve dire che probabilmente al momento in cui state leggendo altre vittime avranno trovato casa eterna in mare, mentre tanti altri occhi di bimbi sentiranno lo smarrimento di non aver più dei genitori da guardare, né serve ricordare che se ne parliamo spesso è perché il problema c’è ed è reale.

La situazione libica non è certo rosea, anzi appare sempre più instabile: Isis dopo l’allontanamento dai territori siriani ha spinto fino a crearsi la sua nuova roccaforte in Sirte. Da qui l’avanzata non sarà difficile: il nuovo governo libico non pare in grado di fronteggiare la situazione. E nemmeno l’Europa pare in grado di farlo.

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