Referendum: Renzi e Napolitano vogliono che non si voti

di Salvo Barbagallo

trivL’arroganza a volte fa prendere delle grosse scivolate, ma gli arroganti (purtroppo) cadono sempre sul velluto che hanno già preventivamente preparato, e quindi (purtroppo) alla fine l’arroganza vince. I veri arroganti (che non sono quelli di turno, ma quelli “collaudati” da mille esperienze) non temono le scivolate e pertanto non hanno alcun timore di scoprire le carte: sanno infatti, e come detto, che comunque vada, vinceranno la partita. Perché? Perché l’avversario, praticamente, non lo hanno, non c’è. In poche parole: gli arroganti possono fare quello che vogliono convinti (forse a ragione) che nessuno possa essere in grado di contrastarli.

È il caso del Referendum sulle Trivelle che si tiene domani.

Giorgio NapolitanoSuggerire, invitare a “non votare”esprime un concetto di “democrazia” e di rinnovamento”? Noi non diamo una risposta sul quesito. La dà, invece, l’ex Capo dello Stato Giorgio Napolitano che pubblicamente (sulle pagine del quotidianio La Repubblica) così si esprime: “Gli allarmi per la democrazia e per la libertà sono usati al solo fine di bloccare un rinnovamento da lungo tempo atteso e dalle parti più diverse considerato necessario. Che giunge già con grave ritardo”. Noi vogliamo solo esclamare: all’anima del rinnovamento! E il premier Matteo Renzi come la pensa? Ecco, come la pensa: “L’astensione è una scelta legittima, come magistralmente spiegato da Giorgio Napolitano“.

Domani si andrà a votare per le Trivelle, poi ci saranno altre consultazioni, nazionali, regionali, provinciali, comunali: meno cittadini liberi andranno alle urne; Tanto di guadagnato per chi ha già il potere di fare o non fare. L’astensionismo è la carta vincente di chi è già al comando: accrescere nella collettività il diffuso senso di impotenza in maniera subdola e ambigua è un gioco da ragazzi. Ma alla fine quel che appare di un colore risulta di un altro. Bisogna stare attenti, infatti: al premier non interessa l’opinione della collettività nazionale sulle Trivelle, ma sulle Riforme la pensa al contrario. Matteo Renzi afferma: “A me interessa solo il referendum costituzionale (…) Ovviamente la campagna elettorale referendaria di ottobre avrà accenti molto duri, vista la posta in gioco, e io non mancherò di utilizzare tutti gli argomenti più chiari e più efficaci per valorizzare quanto di buono ci sia nel testo della riforma (…) sarà formato un Comitato Nazionale guidato da personalità e da studiosi che nel corso della campagna avranno la responsabilità di illustrare i temi di merito e le ragioni della riforma (…)”. Come dire che si entra in movimento verso l’interesse dei cittadini (?) solo quando a giudizio di Renzi (e chi per lui) vale la pena.

Matteo RenziQualche sporadica voce all’interno del partito (?) del premier, comunque, si leva. Roberto Speranza, deputato della minoranza Pd che guida Sinistra riformista, commentando le affermazioni di Matteo Renzi sulla consultazione sulle trivelle ha dichiarato apertamente: “È inaccettabile che sul referendum del 17 aprile il premier faccia il capo del partito dell’astensione. Pd non significa partecipazione dal basso?”. E Alfredo D’Attorre di Sinistra Italiana commenta: “Sorprende e amareggia la legittimazione dell’astensionismo nel referendum di domenica da parte dell’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, specie dopo che autorevoli personalità istituzionali nei giorni scorsi hanno sottolineato l’importanza della partecipazione al voto e il valore dell’articolo 48 della Costituzione”.

Il risultato del Referendum di domani è scontato: non si raggiungerà il quorum. E ciò accadrà anche per la mancata informazione che è stata data alla consultazione, come ha rilevato il quotidiano La Stampa che evidenzia la presa di posizione del servizio pubblico della RAI: C’è il referendum sulle trivelle, l’importante è non dirlo. Meno che mai al Tg del servizio pubblico: tra il 4 e il 10 aprile la Rai si è fermata a 8 ore e 59 minuti, e in particolare il Tg1 a 13 minuti. E Il Fatto Quotidiano sottolinea: La questione sarà sollevata dal consigliere di minoranza Carlo Freccero nel cda del 20 aprile: è verissimo che il servizio pubblico non ha dato al referendum l’attenzione necessaria. L’ho notato anche io e la cosa è molto grave, sopratutto se questa distrazione collima con la posizione del governo.

Ogni commento è superfluo.

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