I “pericoli” per la Sicilia visti e letti da lontano

di Salvo Barbagallo

Troppo distratti dalle vicende interne nazionali, dai “pettegolezzi” che scaturiscono dalle intercettazioni di questo o quel politico che inevitabilmente finiscono sulla stampa, i problemi gravi altrettanto inevitabilmente finiscono poi in secondo o terzo piano, se non addirittura emarginati nel dimenticatoio. Problemi gravi che dovrebbero rimanere, invece, costantemente all’attenzione. È la “legge”, altrettanto inevitabile, della “notizia del momento” che comanda e che provoca l’allontanamento dell’informazione nel suo complesso. sigoTanti i “casi” che possono citarsi, primo fra tutti quello della lotta al terrorismo dell’Isis/Daesh nei territori dove opera quotidianamente. Non è che le “notizie” non vengano diramate, ma si trovano principalmente nei giornali specializzati. Così si apprende dal sito Difesa Online, in un articolo di Franco Iacch, pubblicato l’altro ieri (10 aprile) che “Sono atterrati la scorsa notte, presso il comando aerei sito allestito presso la Al Udeid Air Base, in Qatar, i bombardieri B-52 Stratofortress che, nelle prossime ore, inizieranno a colpire le postazioni dello Stato islamico in Iraq e Siria. Il Pentagono non comunica il numero dei bombardieri schierati in Medio Oriente, limitandosi a sottolineare che è il primo impiego operativo della piattaforma pesante nella Regione a distanza di 26 anni (Desert Storm). I B-52, decollati dalla base aerea di Barksdale, in Louisiana, andranno a svolgere le medesime missioni dei B-1 “Lancer”, ritirati dalla Regione lo scorso gennaio per aggiornamenti e manutenzione. I bombardieri B-1 durante la loro turnazione, hanno sganciato il 40% di tutte le bombe utilizzate dalla Coalizione a guida Usa. Sfruttando la loro capacità supersonica e l’autonomia in volo, stimata in dieci ore, i Lancer sono stati impiegati sia in Iraq che in Siria”. Alcuni giorni prima (8 aprile) sempre sullo stesso sito, Davide Bartoccini in un suo articolo informava che “La RAF continua le sue incursioni aeree in Medio Oriente. Dalla base aerea di Akrotiri (Cipro) i Thypoon e i Tornado inglesi decollano giornalmente per le loro missioni di ricognizione armata e bombardamento. Nella scorsa settimana sono state condotte una dozzina di missioni”.

Non sappiamo cosa fanno i francesi, non sappiamo cosa accade in Libia, a due passi da casa nostra, e quali sono le condizioni dell’Isis/Daesh nella Sirte.

sigo1Il mese scorso (19 marzo) Giulio Ambrosetti e Antonella Sferrazza su La Voce di New York  mettevano in evidenza che “Il via libera ai droni armati da Sigonella, base Usa dislocata nella piana di Catania, per operazioni in Libia ha riacceso i fari sui possibili rischi che la Sicilia corre nella guerra contro il terrorismo”. Ricordiamo che la Sicilia dista solo qualche centinaio di chilometri dalla Libia e che molte città di questo Paese sono in mano all’ISIS. Anche il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha parlato di un pericolo che si trova “a sole 200-300 miglia marine da noi”. Dove noi sta per Sicilia. Ambrosetti e Sferrazza si sono chiesti se anche l’Isola sia un obiettivo dei terroristi e se un eventuale attacco potrebbe arrivare proprio dal mare. Nulla di nuovo sotto il sole. Basti ricordare cosa successe nel 2008, quando a Mumbai, in India, i terroristi islamisti arrivarono con i gommoni dal Pakistan e fecero una strage. L’anno scorso su un gommone i terroristi sono piombati sulla spiaggia della Tunisia, a Sousse, facendo 39 vittime. La settimana scorsa, in Costa d’Avorio, a Grand-Bassam, altri 18 morti, con i terroristi ancora una volta arrivati dal mare al grido di Allah Akbar. Potrebbero fare lo stesso in Sicilia? Per inciso, di terroristi in Sicilia ne sono arrivati. Il caso più noto, sfuggito alle censure, è quello di Mohamed Ben Sar, capo di una cellula terroristica vicina allo Stato islamico, arrestato a Lampedusa dove era arrivato a bordo di un barcone di migranti. Era solo di passaggio? Se ce l’ha fatta lui, potrebbe farcela anche un commando armato che magari sceglierebbe un luogo meno controllato di Lampedusa. O no?

sigo2Sicilia in pericolo? Nelle comunità isolane non c’è alcuna “percezione” di un presunto “pericolo”, nelle ben difese installazioni militari USA sul territorio isolano non c’è sentore di possibili attentati e tutto scorre in tranquillità. Perché, allora, creare “allarmismi” nella collettività quando già le nostre e le altrui competenti autorità hanno tutto sotto controllo? Forse il pericolo è solo virtuale, almeno in questo momento. Sta di fatto – volente o nolente – che la fluidità delle situazioni che si sviluppano nelle vicine coste del Mediterraneo merita una costante attenzione anche a livello d’informazione che, oggi come oggi, appare carente e superficiale.

Ambrosetti e Sferrazza sostengono che La preoccupazione c’è, anche se le autorità tendono a minimizzare. Addirittura c’è chi parla di un ruolo della mafia come deterrente per i terroristi. Ci sembra un’ipotesi alquanto campata in aria che è stata sottoposta anche all’attenzione del già citato Ministro Gentiloni durante una sue recente conferenza nell’autorevole club del Council on Foreign Relations di New York: “Non so se la mafia abbia un ruolo”, ha risposto, aggiungendo che a preoccuparlo, più che la mafia tradizionale contro la quale la giustizia italiana ha fatto grandi passi avanti, è la criminalità organizzata nel traffico degli esseri umani.

E il “pericolo” potrebbe scaturire proprio dal “traffico degli esseri umani”, quell’enorme massa (350 mila) di fuggitivi bloccata in Libia che spera di raggiungere le coste siciliane ed è disposta a correre tutti i rischi pur di lasciare i luoghi dove imperversa la guerra.

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