Modi di dire, non di essere

di Guido Di Stefano

Troppa informazione equivale a nessuna informazione: su questa indiscutibile verità si fonda lo strapotere che sta trascinando verso il baratro il genere umano. Infatti nell’universo informativo (cartaceo e cibernetico) dove il troppo oscura nel nulla il tutto bastano poche “massime” o detti ripetuti e sostenuti anche quando cozzano palesemente con la vita quotidiana, con la storia, con la verità per inculcare dei (non) dogmi che sanciscono financo la negazione della vita, grazie ai molti “corifei” dalla vista di talpa.
Esaminiamo i più consolidati e ricorrenti.

Gli anni portano saggezza! Premettiamo innanzi tutto che la “vera saggezza” è una conquista interiore ed è il risultato di un lavorio continuo e tenace volto al perfezionamento dell’essere intimo e non è un frutto che si ammanta di “antico pelo”. La saggezza dell’animo, dello spirito non ha confini temporali e la sua diffusione non abbisogna di “candide barbe”. Gli anni come tali portano certamente “senescenza”, acciacchi, malanni, inamovibilità dagli scranni e presunzione di infallibilità e onnipotenza.
Consideriamo un poco gli esempi che ci offrono la vita quotidiana.
Il genere umano è stato frequentemente illuminato e riscaldato dalla presenza di vari saggi, in ogni parte del mondo e in ogni epoca. Hanno predicato, praticato, difeso (anche con la vita) principi inalienabili quali libertà, verità, giustizia, uguaglianza, dignità, comprensione, pace: certo nei limiti spazio-temporali della loro esistenza e con gli inevitabili adattamenti al loro mondo.
Grandi profeti, grandi predicatori, di ogni razza e confessione religiosa, in ogni caso credenti nell’Essere supremo e nella sua creatura centrale (l’uomo) hanno speso le loro vite per la diffusione e il trionfo di quella “saggezza” conquistata e meritata da loro degni figli del Supremo.
Non staremo ad elencarveli tutti, rimandandovi innanzi tutto alla onesta e serena lettura di tutti i testi antichi. Vi citiamo per comodità gli ultimi in ordine cronologico: Mohandas Karamchand (Mahatma) Ghandi, Martin Luther King Junior (alias Michael King Jr), Nelson Mandela. E aggiungiamo che altri hanno pagato con la vita la loro saggezza, antichi e recenti tutti “giovani” saggi.
Non hanno aspettato di “invecchiare” per annunciare e lottare per il trionfo della loro saggezza a favore dell’umanità prossima e lontana: hanno dedicato e sacrificato la loro vita (dalla gioventù fino alla morte) per il bene comune e universale.
Proprio niente a che “spartire” con tanti saggi vegliardi (o quasi) che dopo una vita egocentrica e “poltronistica” continuano a difendere i loro privilegi elargendo “perle” (avvelenate) della loro vetusta saggezza.

Altro termine abusato è “universale”, tanto caro a istituzioni religiose e “profane”. Ma quale universalità hanno saputo “lanciare” i loro predecessori e mentori e quale “universalità” hanno assecondato tanti novelli dispensatori di “buoni consigli”? Temiamo proprio che la loro universalità sia racchiusa nel culto del dio bifronte “denaro-potere”, cui sono stati dedicati anche una moneta e a cui sono stati consacrati templi veramente universali e strumenti (di controllo e tormento) pressoché incontrollabili da parte degli umani comuni (leggasi ad esempio mondo internet, quello del www più che del 666).

Chiudiamo con la più recente (tanto per dire) corrente di pensiero e azione: “Nuovo ordine mondiale”.
Si potrebbe pensare a qualcosa di costruttivo, universale e apportatore di pace, se non fosse che detto slogan, come una bomba d’acqua o peggio, viene sparato sulle genti da personaggi “mai stati giovani, mai dimostratisi saggi”: personaggi che, dopo una vita intera spesa per lo più in un egocentrico tornacontismo, ora predicano i loro valori universali, improntati a universalità e giustizia non rispondenti ai veri requisiti necessari per l’umanità. In effetti le loro reiterate e non richieste esternazioni sembrano auspicare (anzi dettare) un nuovo ordine mondiale esclusivamente unipolare, universale nell’accettazione del dio bifronte denaro-potere e fondato su un potere “ingiusto”, come sembrano indicare i loro pronunciamenti “a latere”, con cui agli amici si consente “tutto” e nei nemici si condanna “tutto”: quei “tutto” che per ironia della sorte si verifica contemporaneamente (e con gli stessi effetti) dalle due parti.
Se ci aggiungiamo le insistenti spinte per l’eliminazione fisica del comune denaro forse il quadro diventa più chiaro e terribile. E sempre gli stessi interrogativi ci assalgono. In tal caso chi dominerà (e alla bisogna ri-orienterà) i flussi delle ricchezze virtuali, senza corpo-volto-peso, trionfanti novelle divinità auspicate da troppi che nell’universo dell’universalità e della saggezza vogliono posizionare i loro troni? Certamente non i comuni cittadini del mondo (miliardi di dignitosi esseri umani)! Chi spegnerà le occidentali fiamme di follia giustificate e pubblicizzate anche da chi dovrebbe essere “super partes” a vario titolo? Chi fermerà i “guerrieri” pronti a coinvolgere l’Europa in un olocausto nucleare (o peggio) solo per affermare la propria presunta superiorità?

Cosa dire dell’apologia per l’eliminazione fisica del denaro? È proprio vero che di “ciò che non c’è non si può fare cattivo uso”? Ma nella nostra “pratica isolana” non assistiamo continuamente all’applicazione della ferrea decisione di non fare niente per non indurre in tentazione i cattivi? Eppure si scoprono cattivi in ogni dove! Qual è il motore di questa “evangelica idea” (evangelica tanto per dire perché non elimina affatto la miseria): la “beata ingenuità” o la volontà di schiavizzare “in toto” i piccoli e indifesi esseri umani?
E ancora una domanda retorica: quanti “erogatori” di buoni consigli possono dimostrare che la loro “ascesa” verso la saggezza attuale non li ha pure (casualmente) elevati materialmente tra quelli che hanno (anche se non avevano) e quelli che possono (anche se non potevano accedere alle secrete stanze)?

Tra i modi di dire e quelli di essere c’è di mezzo il “vasto e tempestoso mare” dominato (purtroppo) da troppe entità dall’aspetto umano e accattivante. Ma noi continuiamo a sperare in un “prossimo” dialogo tra i liberi intelletti d’oriente e occidente per la costruzione di un mondo di pace e fratellanza, dove il “nuovo ordine” sia multipolare, multi-etnico, multiculturale, multi-religioso e soprattutto ogni giorno più giusto. E ci auspichiamo ancora che sorgano tra noi gli scienziati che vogliono una scienza responsabile ed etica: distruggere il pianeta, il sistema solare, le galassie è vera gloria o demoniaca infamia?

Tragiche constatazioni vs umane speranze: chi vincerà?

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