La politica italiana: disinformazione e bugie

di Francesco Calì

Archiviata l’ultima tornata elettorale, il referendum sulle trivelle, trasformato in un referendum anti Renzi, rimangono impietosi i numeri. La votazione di domenica 17 Aprile è costata agli italiani una cifra compresa, approssimativamente tra i trecento e i trecentocinquanta milioni; con esattezza probabilmente non lo sapremo mai. Dalle urne una certezza però è uscita: tutti hanno vinto.

Scusate io sono sicuramente un po’ tonto, ma una cosa la scuola me l’ha insegnata: la matematica non è un’opinione, la geometria no ma la matematica si, 2+2 fa sempre 4.

Non intendo entrare nel merito del referendum anche perché, come ha scritto una mia amica in un post su Facebook, «Giusto una riflessione … da una settimana, considerando che sono costretta a casa, tutti i giorni ho visto la “tribuna sul referendum” … Tutti gli intervenuti, appartenenti ai due diversi schieramenti, hanno espresso motivazioni ed argomenti che, a sentirli, sembrano giusti e coerenti… ma ognuno arrivava ad una conclusione diversa… vota SÌ vota NO…», quindi non parlo dei quesiti referendari, voglio parlare di numeri.

A votare sono andati il 34% degli italiani e questo è un dato incontrovertibile, e dunque, se solo il 34% dei cittadini ha votato, non importa se Si o No, come possono i comitati per il referendum affermare di aver “perso… si ma, in realtà, di aver vinto perché comunque un terzo degli italiani è andato a votare”? Le due cose sono antitetiche: o si vince o si perde, e i numeri dicono che il referendum ha perso!

Non credo che possa gioire neanche Renzi che, ha istigato il popolo ad astenersi dal votare, atteggiamento assolutamente antidemocratico e, probabilmente, sanzionabile dal nostro codice. Il premier è sicuramente contento del fatto che il referendum trasformato in una votazione pro o contro il nostro Governo sia fallito. Ma noi cosa dobbiamo pensare?

L’italiano che non ha voluto esercitare il proprio diritto di voto non solo ha eluso uno dei doveri primari di una democrazia, ma ha abdicato il proprio potere di cittadino dimostrando di essere soddisfatto di questa classe politica. Ed ora non cerchi scuse, la smetta di continuare a dire che vuole mandare a casa Renzi quando poi non fa nulla di concreto, e cosa ci sarebbe stato di più concreto che andare a votare. Ma permettetemi, non andare a votare pro o contro il nostro Primo Ministro, quello lo potremo fare con il referendum sulla riforma costituzionale, quella sarà la sede giusta per dire cosa pensiamo del suo operato. Domenica dovevamo votare per il referendum sulle trivelle e solo su quello, tutto il resto sono fantasie di chi ha proposto il referendum e, conscio di perdere, ha cercato di trasformarlo in un attacco politico.

Dobbiamo prendere coscienza dei nostri doveri prima di gridare a gran voce che ci vengono negati i nostri diritti. Il politico astuto, marpione, bugiardo e opportunista sa bene di poter rigirare la frittata sempre a proprio favore, d’altronde con cittadini assolutamente privi di senso civico, quando peggio non collusi, perché dovrebbe comportarsi diversamente.

Ne abbiamo avuto un’ulteriore dimostrazione domenica, quando il partito degli astensionisti è risultato il più numeroso, ma le attestazioni sono quotidiane. Il Presidente del Consiglio e il nostro ex-Presidente della Repubblica che invitano gli italiani a non andare a votare, politica e magistratura che litigano tra loro come prime donne che si presentano sul proscenio, una opposizione al governo ridicola e strumentale che, in due anni non ha concluso assolutamente nulla.

Cosa avremmo dovuto aspettarci di diverso da quello che è successo? Ad ogni azione corrisponde una reazione, questa è una legge fisica! Ma se non c’è nessuna azione perché aspettarci qualcosa?

Siamo noi che dobbiamo cambiare questo paese. Non possiamo aspettarci che qualcun altro lo faccia al posto nostro. Fin quando la partita della squadra del cuore o la gita al mare saranno più importanti che dedicare cinque minuti del nostro prezioso tempo ad un sacrosanto dovere questa è l’Italia che meritiamo.

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