Politica in crisi? Il “sistema Sicilia” regge e si esporta

di Salvo Barbagallo

 

Se si dovesse andare a votare domani, il risultato della consultazione (prevedibilissimo) sarebbe l’assoluta vittoria dell’assenteismo. I politici conoscono la situazione e a loro sta bene in questo modo: meno votanti, più controllo (e indirizzo) da parte dell’apparato delle segreterie. La dissoluzione dei partiti di riferimento in campo nazionale, dalla sinistra alla destra, è sotto gli occhi di tutti: quanto è accaduto dall’avvento/fenomeno “Renzi” nel PD è la cartina di tornasole di una condizione di disagio (e “disagio” è dir poco) che si trascina da anni e anni, e che precede, da parte di chi dimostra di possedere un potere concreto, un controllo totale di ciò che rimane. Non si tratta di una questione di voler mettere il “nuovo” al posto del “vecchio”, ma di sovvertire ciò che è noto con quello che non si conosce, tenendo nel debito conto che chi riesce ad operare ha “naturalmente” qualche entità (non astratta) in grado di coprire opportunamente qualsiasi mossa, in qualsiasi direzione. A nostro avviso (ma, come ci piace ripetere, potremmo essere in errore) questo è il caso del premier Matteo Renzi che, come ha affermato Bersani, “governa” con i suoi voti. Che si chiami “Partito della Nazione” o in altro modo, quel che si presenterà alle scadenze elettorali nazionali, sarà comunque il “Partito di Renzi”, all’interno del quale ci starà tutto e ci starà la “maggioranza” di chi andrà a votare. Con questa ottica la “politica” non è in crisi, ma semplicemente “accentrata”, e lo sarà tangibilmente nei prossimi anni.

Regione SicilianaQuanto accade nel Continente influisce poco sulla Sicilia, che ha un “sistema” tutto suo, consolidato nel tempo. Al di là delle apparenti diatribe e dei non apparenti traslochi da una sigla “partitica” all’altra, per i politici di casa nostra (almeno quelli che “contano”) che sul territorio al di là dello Stretto e risalendo sempre più su, al nord, ci siano lotte spietate, tutto fa brodo: c’è sempre meno controllo per quanto si verifica all’estrema periferia insulare. Non solo: quei contrasti, quegli scontri quotidiani fra una fazione e l’altra, accrescono il potere e la capacità contrattuale dei professionisti e dei mestieranti della politica siciliana. I voti che provengono dalla Sicilia sono indispensabili sul piano nazionale, anche se subiscono progressiva riduzione per un’affluenza disertata delle urne.

Totò CuffaroIl “sistema Sicilia”, basato sull’efficienza delle segreterie, gioca (come ha costantemente fatto) sul forsennato e pilotato clientelismo, provocato dalle pressanti necessità che la collettività ha. Un posto di lavoro viene “concesso” solo quando chi è nelle condizioni di darlo, ne abbia una ricaduta di “consenso” accertabile e accertata. Qualsiasi emergenza torna utile ai professionisti e mestieranti della politica, che traggono il loro “potere” dalla poltrona che occupano, dal ruolo pubblico che ricoprono. Il serbatoio dal quale attingono linfa è costituito dagli enti pubblici e alla possibilità di collocarvi all’interno persone affidabili, pronte a dare un contraccambio. D’altra parte, c’è da ricordare che questo “sistema” è stato adottato pienamente dallo stesso premier Matteo Renzi che ha sistemato entità umane di sua fiducia nei posti chiave dell’apparato nazionale pubblico (e anche privato). La Sicilia insegna: ha dato un’impronta scudo-crociata al futuro, riuscendo a mutare lo stesso PD nazionale (per non parlare di quello siciliano). Il PD è la nuova “balena bianca” come ritiene l’ex presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro? Le etichette non servono a nulla, le definizioni possono essere utili soltanto se si cerca di capire quanto e cosa abbiano prodotto gli anni trascorsi in tema di “politica”.

Cosa attende gli italiani e i Siciliani? Niente di diverso di quanto hanno conosciuto e conoscono. Possono cambiare solo i volti, ma la “minestra” che viene servita è sempre la stessa.

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