Libia, rapito e ucciso, Siciliani contro

di Salvo Barbagallo

 

È emblematico il caso di Salvatore Failla, il tecnico di Carlentini ucciso da sconosciuti jihadisti in Libia assieme al compagno di lavoro Fausto Piano in circostanze non chiarite, così come non chiare appaiono le modalità della liberazione degli altri due ostaggi Filippo Calcagno (di Piazza Armerina) e Gino Pollicardo. Un caso “aperto”, nonostante la tragica fine, come “aperto” è a tutt’oggi il caso del giovane ricercatore Giulio Regeni,

Il presidente (siciliano) Sergio Mattarella
Il presidente (siciliano) Sergio Mattarella

momentaneamente scomparso dalle pagine dei mass media. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio di cordoglio ai familiari di Salvatore Failla e Fausto Piano, ma Rosalba Castro, vedova di Salvatore Failla a Rainews24 dichiara con fermezza “Non ha valore per me quel messaggio lì, non vale niente. Mi dispiace dirlo, ma non vale niente. Non mi tocca, dovevano portarmelo vivo, non volevo le condoglianze. Dovevano fare il possibile per salvarlo…”. Dolore e rabbia, due Siciliani (Mattarella/Castro) in una posizione delicata, uno con la “ragione di Stato”, l’altra con la disperazione di una perdita incolmabile. Due “responsabilità” diverse che non possono trovare un punto di comprensione.

Salvatore Failla e Fausto Piano
Salvatore Failla e Fausto Piano

Tantissimi Siciliani hanno gioito quando il loro conterraneo Sergio Mattarella è stato eletto Presidente della Repubblica Italiana; tantissimi Siciliani hanno ritenuto che qualcosa, finalmente, potesse cambiare, che la loro Terra avrebbe avuto una maggiore attenzione, che molti problemi (finalmente) si sarebbero risolti. La delusione per quanto non è stato fatto e non viene fatto, purtroppo, c’è, e si tocca con mano. Non è certo il “Ponte” fra due sponde, costantemente annunciato e mai realizzato, che potrà rendere il Paese “unito” e “eguale” in tutte le sue parti territoriali, ma è principalmente l’assenza d’interesse verso questa regione che si sente abbandonata dallo Stato e da chi la rappresenta. Una ferita che brucia e che è difficile rimarginare, quella di Rosalba Castro e che le fa dire Lo Stato italiano ha fallito: la liberazione dei due ostaggi è stata pagata con il sangue di mio marito…

Lo Stato italiano ha fallito complessivamente nei confronti della Sicilia, al di là di questo tragico episodio che si tende a considerare circoscritto al dolore di una famiglia, ma che è lo specchio di una condizione generale in cui vivono i Siciliani (diciamolo francamente) standardizzata nel consueto.

IsisLe domande senza risposta su quanto quotidianamente avviene in Libia corrispondono alle domande (inevase) su quanto accade in Sicilia su tanti frammenti di realtà che rimangono sconosciuti alla collettività. Superfluo e inopportuno fare un elenco dei “frammenti” dei quali si parla solo quando suscitano uno scandalo i cui protagonisti non riescono a gestire, che sfugge al “controllo” e finisce con il giungere sulle pagine dei giornali.

Italiani si trovano in Libia, fra gli italiani molti Siciliani che lavorano in imprese italiane trovandosi in mezzo a una guerra interna a quel Paese, a stretto contatto con gli jihadisti del terrore: ben poco viene portato a conoscenza dell’opinione pubblica fino a quando non si verificano eventi drammatici. La “ragion di Stato” porta al silenzio (in maniera giustificata per questioni di sicurezza) sulle iniziative che prende il governo nazionale e al cittadino comune restano le contrastanti esternazioni da show televisivo di chi rappresenta la collettività.

Bisogna accontentarsi di queste cose…

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