Attentati a Bruxelles: è guerra in casa nostra! l’Isis sfida l’Europa

Di Salvo Barbagallo

Gli allarmi precedenti, purtroppo, hanno avuto conferma: l’Isis colpisce il cuore dell’Europa, Bruxelles, con una serie di attentati che hanno provocato (bilancio provvisorio) oltre 28 morti. Ora la parola “guerra” è stata percepita, con questa ulteriore azione di violenza, dopo le precedenti stragi, soprattutto quella non dimenticata del 13 novembre scorso al Bataclan di Parigi.

Bruxelles, una giornata tragica: il primo attentato questa mattina, poco prima delle 8: due esplosioni hanno devastato la sala del check-in dell’American Airlines all’aeroporto internazionale di Zaventem, lo scalo principale della capitale belga, distante circa 15 chilometri dal centro cittadino. In entrambi i casi viene colpita la sala partenze. Tutte le vetrate vanno in frantumi, i detriti ovunque. Un impatto talmente forte da lasciare a terra corpi inanimati anche sul marciapiede dell’ingresso della hall delle partenze, davanti all’hotel Sheraton. Subito dopo le due esplosioni, un terzo ordigno è stato rinvenuto inesploso vicino al banco della Brussels Airlines. La strage sarebbe stata causata da un attacco suicida che ha provocato 13 vittime. Il secondo attacco si è verificato nella stazione metropolitana di Maellbeeck, a poca distanza passi dalla Commissione Ue: le vittime sarebbero quindici; il terzo attacco nella stazione metropolitana di Schuman. L’intera rete metropolitana è stata chiusa, il governo belga ha subito convocato il consiglio di sicurezza ed è stato alzato al massimo livello previsto l’allarme in tutto il Paese. È stato predisposto un piano di emergenza per deviare i voli da Zaventem su Charleroi, sono stati interrotti i collegamenti ferroviari da e per lo scalo aereo. Scene di panico ovunque, non solo nei luoghi degli attentati: città bloccata e blindata, esercito in strada, traffico completamente paralizzato per permettere il passaggio delle ambulanze, chiuse le frontiere con Francia e Germania.

Le prime ipotesi che vengono avanzate sugli attentati a Bruxelles indicano una “reazione” per la cattura di Salah Abdeslam (ideatore dell’attacco al Bataclan), che avrebbe scatenato la feroce ritorsione degli jihadisti, ipotesi possibile ma poco probabile tenendo conto che questo attacco multiplo sicuramente non è stato programmato da un giorno all’altro ma probabilmente da tempo, così come avvenne a Parigi. Ecco perché, sostengono gli esperti, bisogna osservare quanto sta accadendo come una precisa “strategia militare” portata avanti non con i metodi considerati “tradizionali”, ma con l’obbiettivo primario di provocare terrore ovunque, a prescindere dal luogo dove l’azione viene portata avanti, e per suscitare scalpore e paura che gli jihadisti si trasmettono globalmente con i social network. Lo scenario, quindi, non viene circoscritto e limitato nella scelta dei target da colpire: lo scenario si allarga. Nessun Paese viene escluso nella strategia del Califfato nero, sebbene possono essere privilegiati i territori considerati “sensibili”.

Come reagire? Dove condurre eventuali interventi armati di Coalizioni già esistenti, quando questa guerra, come detto in altre occasioni, è asimmetrica? Alla fine, è questa la vera “forza” del terrorismo jihadista (come più volte abbiamo ribadito), la “forza” dell’Isis che raggiunge un risultato abnorme determinando destabilizzazione a 360 gradi. Il problema resta a monte: chi “alimenta” l’Isis, chi continua a finanziare lo pseudo Stato islamico del Califfo nero, chi continua a fornire armamenti di varia natura. E poi, la mancanza di unità nelle decisioni da prendere da parte dei Paesi europei, da parte dell’Occidente tutto. La Gran Bretagna, come sostengono i suoi Servizi segreti, potrà essere la prossima meta, tant’è che il livello di sicurezza è stato alzato preventivamente, così come ha fatto la Francia.

E l’Italia come si prepara? Il ministro dell’interno Angelino Alfano ha convocato per oggi al Viminale il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica per valutare “ulteriori misure di contrasto e prevenzione alla minaccia terroristica”.

E la Sicilia, che di obbiettivi “militari” sensibili ne ha tanti, come si attrezza?

Riportiamo, sulle stragi di questa mattina, la dichiarazione dell’on. Giovanni La Via, europarlamentare

Sono ore di angoscia e di dolore. Quello che è successo oggi colpisce tutti noi, e a chiunque di noi sarebbe potuto a capitare. Questione di una manciata di ore. Io sono arrivato ieri mattina, e sarei dovuto ripartire stasera. Ma stamattina, nonostante tutto, abbiamo rispettato l’agenda dei lavori. Le commissione Envi si è riunita per dei voti importanti, come previsto: noi continuiamo a lavorare. E’ questo il nostro “no” al terrorismo. Non ci faremo fermare, e lo dimostriamo svolgendo il nostro dovere e rispettando gli impegni. Abbiamo voluto aprire i lavori con un minuto di silenzio, un pensiero alle vittime e ai familiari intorno a cui ci stringiamo per manifestare il nostro cordoglio. Questo è un attacco diretto all’Europa e alle sue istituzioni. Oggi Bruxelles è una città sotto assedio, blindata, colpita al cuore. Oggi è un giorno molto triste. E la nostra risposta sarà ancora più forte. È arrivato il momento di mostrare i muscoli contro chi vuole seminare terrore, più di prima. Noi andiamo avanti per tutti i cittadini europei“. Questo il commento del Presidente della Commissione Ambiente, Sanità e Sicurezza Alimentare del Parlamento europeo Giovanni La Via.

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