Sicilia, la Terra dei lunghi silenzi

di Salvo Barbagallo

La Sicilia è una terra a parte nell’era della globalizzazione? Bisognerebbe rispondere affermativamente se si tenessero nel debito conto i lunghi silenzi su tutto ciò che la riguarda direttamete e anche indirettamente. Colpa di una “informazione” quasi sempre assente nelle problematiche vitali dell’Isola? Non si possono attribuire responsabilità ai singoli, là dove c’è un radicato sistema che induce (volutamente, oppure no, non c’è differenza) a ignorare tutto ciò che può apparire “scomodo” alla normalità del quotidiano, a tutto ciò che può determinare incrinature negli equilibri (più o meno stabili) del consueto. Di esempi ser ne possono mettere sul tavolo tanti.

La protesta di Gela
La protesta di Gela

L’immigrazione dei profughi che fuggono dalle loro patrie in guerra: un argomento che sta provocando profonde incrinature in sede europea, del quale in Sicilia non si parla da tempo. Non sappiamo se il flusso dei migranti verso le coste dell’Isola si è interrotto, non ci sono più notizie in merito ai centri di accoglienza. I mass media riportano le tragedie che avvengono nelle acque della Grecia, le dure e controverse prese di posizione dell’Austria che vuole porre limiti alla solidarietà, ma di quanto avviene nel Mediterraneo ben poco si conosce. Ma chi dovrebbe informare? Ovviamente le competenti autorità, e ovviamente poiché ormai gran parte delle informazioni vengono fornite attraverso “comunicati”, se “comunicati” non vengono diramati la questione è come se non esistesse. Dunque, silenzio.

Criminalità. Certo, quando si tratta (fortunatamente) di colpi messi a segno dalle forze dell’ordine, viene dato alle operazioni il giusto e meritato rilievo. E pur tuttavia sui grandi latitanti che sfuggono alla cattura (vedi Messina Denaro) poi non ci sono utili indicazioni. Silenzio anche sull’attività delle varie antimafie, silenzio anche sulle indagini sui diversi ex paladini della legalità, finiti nelle maglie della Giustizia.

Politica. E parlando di “attività”, altrettanto poco si sa di quella che svolgono i parlamentari siciliani (nazionali o europei, che dicasi): tanti sono i personaggi eletti con tantissimi voti dalla collettività isolana dei quali si sono perdute le tracce, e si ignora cosa facciano o “non” facciano. Inutile fare nomi.

Manifestazione per l'occupazione
Manifestazione per l’occupazione

Occupazione. Certo, quando qualche vertenza assume toni aspri per qualche giorno se ne parla (localmente, ovviamente), per poi essere dimenticata. E’ il caso (sempre come esempio) della protesta dei lavoratori del petrolichimico di Gela e di quello di Augusta che non ha avuto una conclusione e si sconosce pure se i lavoratori stanno ancora lì a fare i blocchi stradali per attirare la dovuta attenzione. Ma non basta. Non si parla dell’occupazione e, tantomeno della disoccupazione dilagante, non si mostra alcun interesse verso il futuro delle nuove e “vecchie” generazioni che attendono (invano) un posto di lavoro.

Affari internazionali. Per noi un “trito” argomento: la Sicilia fortemente militarizzata da un Paese straniero, gli USA. Indifferenza totale da parte dei responsabili governativi siciliani, indifferenza (purtroppo) anche da parte della collettività. Dunque? Silenzi. Ma silenzi “complici”.

Patrimonio culturale. Se non fosse stato per una denuncia alla magistratura, pochi avrebbero saputo che il Castello Svevo di Augusta sta andando in rovina. Un vero scempio. Ma in che condizioni è l’intero patrimonio antico sparso per il territorio isolano? Nessuna ricerca in merito, nessuno che decida di effettuare un concreto censimento dello stato delle cose. Dunque? Silenzio.

È nel silenzio più coinvolgente (e compromettente) che vive il Siciliano, dove sia il singolo che la collettività hanno precise responsabilità. E se il Siciliano non trova, se non la “forza” almeno la “ragione” per reagire e cercare di dare una svolta, non ci sarà alcuna possibilità per una ripresa. Si finirà anche con il perdere la propria identità, unitamente alla propria dignità.

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One Thought to “Sicilia, la Terra dei lunghi silenzi”

  1. Una buona analisi e un serio richiamo alle responsabilità dei media. Credo che non succeda solo in Sicilia, ma anche altrove. La disinformazione, la carenza, la parzialità dell’informazione fanno parte di una strategia globale mirata a deviare l’attenzione delle opinoni pubbliche (sarebbe meglio dire dei lavoratori, dei giovani, dei popoli) per consentire ai potenti, locali e internazionali, di attuare, comodamente, le loro strategie affaristiche e di dominio sul mondo. Il problema che tu poni è grande e di non facile soluzione. Tuttavia, qualcosa bisogna fare. Iniziando a pensare a una strategia alternativa globale non meramente buonista, modernista, ma di sinistra, progressista e popolare che, muovendo da un processo di cooperazione diffusa crei lavori per i giovani e ricchezza per il Paese e solidarietà fra ipiù deboli, gli esclusi, si dia nuovi strumenti idonei di lotta e di governo (partiti, sindacati, associazioni cooperative, giornali. ecc). Mi fermo. Il discorso sarebbe lungo. Complimenti per l’articolo. Cari saluti.
    Agostino Spataro

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