In-Giustizia di Stato

di Luigi Asero

Guerre in corso ce ne sono tante. Non parliamo questa volta della “terza guerra mondiale a pezzi” di papale memoria ma delle guerre che giornalmente i cittadini devono affrontare per un minimo di quieto vivere (?).
L’apertura, ormai conclusa, dell’Anno Giudiziario 2016 in Italia è la vera “débâcle” italiana. Da nord a sud isole comprese (come nelle televendite delle pentole) la inGiustizia italiana si arrende a criminalità, norme illeggibili, ordinamenti inapplicabili. Tutto questo mentre i “signori della politica” parlano di riforme che non sapranno mai compiere e che comunque, se anche compiute, sono spesso destinate a rimanere inapplicate… (ricordate il principio Costituzionale del “tutti i cittadini sono uguali davanti alla Legge” e che “la Repubblica italiana è fondata sul lavoro” ecc ecc?).

Ecco. A dimostrazione di quanto stiamo scrivendo riportiamo l’incipit de “il Fatto Quotidiano” che nel suo articolo destinato all’apertura dell’Anno Giudiziario 2016 (pubblicato lo scorso 30 gennaio) così recitava:

Oggi l’inaugurazione nelle 26 corti d’appello. A Roma cancellati in un anno il 30% dei processi: Pg Salvi: “Vanificazione della sanzione penale e della sua stessa minaccia, proprio nelle aree di maggior interesse per il cittadino”. A Venezia prescritti il 49% dei procedimenti definiti. A Milano, boom di cause dei risparmiatori contro le banche e a Palermo + 160% di reati legati all’immigrazione clandestina

Che dire dei procedimenti relativi a “Mafia Capitale”?

Nella relazione del procuratore generale della corte d’appello di Roma, Giovanni Salvi possiamo leggere: “Gli anticorpi non hanno funzionato se è stato possibile una così pervasiva influenza sull’amministrazione locale”. Per Salvi si tratta di una azione “continuata anche dopo il mutamento di compagini politiche” citando le infiltrazioni del clan sia nell’amministrazione comunale guidata da Gianni Alemanno che quella di Ignazio Marino. “Come è stato possibile questo radicamento di una nuova, ma non ignota, tipologia criminale?”, si chiede l’alto magistrato. “Il profilo dell’organizzazione – spiega ancora Salvi – è solo in parte assimilabile a quelle delle mafie tradizionali. Inoltre – sottolinea Salvi riprendendo la sintesi fatta dal procuratore Giuseppe Pignatone – Mafia Capitale mantiene le “condizioni di assoggettamento e di omertà” di altre organizzazioni, e che sono generate dal “combinarsi di fattori criminali, istituzionali, politici, storici e culturali” ma “presenta caratteri suoi propri, in nulla assimilabili a quelli di altre consorterie”. Si tratta di una “genesi propriamente romana” rappresentando un “punto d’arrivo” di gruppi “che hanno preso le mosse dall’eversione di estrema destra”.

Intanto a Palermo il papà dell’agente Agostino, ucciso dalla mafia, ieri ha riconosciuto il poliziotto-agente_segreto-mafioso denominato “faccia da mostro”. A occuparsi dell’importante novità giudiziaria quasi nessuno.

Tra prescrizioni, insabbiamenti, norme inapplicabili, carceri sovraffollate, indipendenza di certa parte della magistratura si rischia di dimenticare il senso del termine “giustizia”. Speriamo di non arrivare a un poco Accademico “giustizialoso“, troppo vicino alla tentazione di molti cittadini ormai esasperati.

 

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