Sicilia al centro di trasformazioni epocali mediterranee

di Salvo Barbagallo

In Sicilia non si avverte percezione collettiva o politica dei grandi avvenimenti che in questo momento storico stanno caratterizzando i Paesi dell’area del Mediterraneo e del vicino Oriente. Eppure la Sicilia è il punto più avanzato di un’Europa che rischia di essere travolta da eventi che non è in grado di controllare. Come dire: il primo punto d’impatto dei cambiamenti in corso in questa area è proprio la nostra Isola. Qualunque possa essere il risultato degli sconvolgimenti in atto nei Paesi attualmente sconvolti dalle guerre, dalla Libia alla Siria, la ricaduta immediata la subirà la Sicilia. Perché la Sicilia e non l’Italia? Semplicemente perché la Sicilia è il “diaframma” fra due mondi, è la “barriera” naturale, territoriale e “umana”, tra due modi di concepire la vita (e la morte), tra civiltà che hanno origini diverse e che stanno mostrando (ora come ora) i contrasti più negativi e conflittuali. La nascita e l’espandersi del Daesh/Isis ne è una dimostrazione pratica, il terrorismo jiadista una conseguenza prevedibile.

sic1Mentre sono in corso le guerre locali, nelle quali intervengono forze armate di Paesi occidentali (Italia compresa) il flusso dei migranti/profughi in fuga non si arresta: questo è l’aspetto “marginale” ma significativo di una situazione che non ha più un controllo effettivo da parte delle cosiddette grandi potenze. Il passo successivo dell’evolversi delle condizioni belliche in atto può essere catastrofico. Forse questo è uno dei motivi che possono spiegare la progressiva ed eccessiva militarizzazione/occupazione dell’Isola da parte degli Stati Uniti d’America: una “preparazione” preventiva a eventualità che possono diventare realtà in un arco di tempo breve.

La Sicilia non è uno Stato, come è la “piccola” Malta, punta ancora più avanzata nello scacchiere mediterraneo: la storia a Malta ha insegnato qualcosa e sa come fronteggiare il suo futuro. La Sicilia, pur essendo una Regione a Statuto speciale che gode di privilegi e strumenti adeguati solo in teoria, ha governanti che non si pongono problemi di questa natura e di ciò che possono portare i prossimi mesi o i prossimi anni. La Sicilia ha delegato da tempo le proprie responsabilità al governo nazionale, non tenendo in conto che questa terra può essere stravolta, nonostante la massiccia presenza militare “straniera”. Forse (o quasi sicuramente) ne potrà subire maggiormente le ricadute negative.

In questo contesto dove l’equilibrio dei poteri appare frantumato, la Sicilia non fa sentire la sua voce: tutto ciò che accade attorno all’Isola è questione che appartiene agli “altri”. La storia ha presentato molti casi di rotture di un equilibrio che hanno sorpreso tutti, per apparire ovvie solo con il senno di poi. Come ha notato Roberto Menotti su “Aspenia” “Il primo punto decisivo per il futuro del “grande squilibrio” mediorientale è che il disordine interno agli Stati ha finito, oltre una certa soglia, per cambiare gli assetti internazionali. È un’osservazione non particolarmente originale né sorprendente, eppure non se ne tiene conto a sufficienza nelle analisi sulla regione…”

In Sicilia non mai stato posto in essere un concreto ed efficace “osservatorio Mediterraneo” in grado di seguire lo svolgersi degli accadimenti nei Paesi della “nostra” area vitale, appunto quella del Mediterraneo. Come detto in tante altre circostanze, chi ha governato in passato e chi governa oggi la collettività isolana, si è affaccendato in beghe di basso profilo, disinteressandosi di ciò che stava e sta accadendo al di là delle cosiddette acque territoriali, come se la Sicilia fosse un mondo a sé stante e non interconnesso con tutto ciò che la circonda.

Si continuerà ad essere assenti, e a tenere la testa sotto la sabbia come fa lo struzzo? E’ possibile, probabilmente certo: l’indifferenza, infondo, è una malattia contagiosa. Una malattia che colpisce anche chi si reputa “impegnato” nelle battaglie “civili”. Il “senno del poi”, alla fine, non serve, non è utile a nessuno.

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