Sicilia: polemiche-show per il “caso Vecchioni”

di Carlo Barbagallo

Per poche parole, “Sicilia isola di merda”, pronunciate in un contesto più ampio da Roberto Vecchioni, si è animato un “caso”! Forse è giusto, forse è inopportuno, con i tempi che corrono. La nostra opinione (ma potremmo essere in errore) è che ci troviamo di fronte a una montatura che fa comodo a tanti, Vecchioni compreso.

vecTutto parte da un incontro nell’aula magna della facoltà di Ingegneria di Palermo organizzato dall’associazione Genitori e figli, dal titolo coinvolgente “Mercanti di luce. Narrare la bellezza tra padri e figli”. Il professore/cantautore doveva parlare di “cultura”, ma si è avviato su un percorso accidentato, come ha riportato ampiamente Il Corriere della Sera nel servizio di Salvo Introvaia: “Credete che sia qua soltanto per sviolinare? No, assolutamente. Arrivo dall’aeroporto, entro in città e praticamente ci sono 400 persone su 200 senza casco e in tutti i posti ci sono tre file di macchine in mezzo alla strada e si passa con fatica. Questo significa che tu non hai capito cos’è il senso dell’esistenza con gli altri. Non lo sai, non lo conosci. E’ inutile che ti mascheri dietro al fatto che hai il mare più bello del mondo. Non basta, sei un’isola di merda. Non amo la Sicilia che rovina la sua intelligenza e la sua cultura che quando vado a vedere Selinunte, Segesta non c’è nessuno. Non amo questa Sicilia che si butta via…”.

Quelle quattro parole “Un’isola di merda” hanno scatenato un putiferio: su giornali e web si sono accumulate critiche e qualche consenso. Da non credere! Eppure, la polemica ha qualcosa di emblematico, viste le reazioni alle affermazioni di Roberto Vecchioni. Di certo per pronunciare quelle fatidiche parole non occorreva una “lezione” del brianzolo del nord, che fra l’altro (a nostro modesto avviso) entra in contraddizione con quanto dice: eh sì, perché definire di “merda” l’Isola mentre si elogia il suo immenso patrimonio, è una contraddizione. Bastava limitarsi alla critica di quei “pochi” siciliani che hanno ridotto l’Isola nel degrado in cui si trova, e prendersela, magari, con i “molti” Siciliani che lo sfacelo hanno consentito. L’Isola, in quanto “tale”, non c’entra.

Sicilia+degradoE poi, che tristezza ascoltare le dichiarazioni di personaggi come il sottosegretario allo Sviluppo economico Simona Vicari (che censura Vecchioni definendo quanto da lui espresso “sproloqui volgari contro uno dei fari della civiltà e della cultura europea e mediterranea”), e del presidente dei senatori di Area popolare Ncd-Udc, Renato Schifani (“Non c’è niente di peggio delle banalizzazioni e delle generalizzazioni, quelle in cui, purtroppo, è caduto Roberto Vecchioni. Ci saremmo attesi valutazioni più profonde e meno stereotipate”) quando ormai c’è la consapevolezza generale che la responsabilità dello stato attuale (e passato) dell’Isola Sicilia ricade principalmente su una classe politica asfittica che di tutt’altro si è occupata e non certo del benessere o della “tutela” di questo territorio.

Roberto Vecchioni afferma: “…Io non amo la Sicilia che non si difende, che rovina le sue coste, che rovina la sua intelligenza la sua cultura. Non la amo per una ragione fondamentale: i siciliani sono la razza più intelligente al mondo ma si buttano via così. Non lo sopporto che la Sicilia non sia all’altezza di se stessa…”. Ringraziamo il professore/cantautore per lo “stimolo” provocatorio che ha permesso a tanti di scaricare le proprie opinioni sulla Sicilia: più utile (e forse più interessante e costruttivo) se il suo discorso lo avesse indirizzato alla colpevole classe che governa la Sicilia e il Paese intero, e non a un’Isola-territorio che proprio di “merda” non è.

Ma, poi, alla fine, uno show che non costa nulla, è pur sempre utile…

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