Il Natale che vorremmo. Che non c’è

di Luigi Asero

21 dicembre, 4 giorni al Natale. Le vetrine già da almeno tre mesi annunciano ciò che è rimasto di una delle principali festività religiose della cristianità (e un po’ del mondo intero): l’aspetto commerciale. L’unico rimasto in piedi fra crisi e speranze di migliorare l’andamento dell’anno. È “meno festa” anche per quelli che una volta ne traevano la massima gioia: i bambini. Ormai ipertechnologicizzati e ben più smaliziati di nonni e parenti.

Natale si avvicina a grandi passi come la fine di questo 2015 che non è stato certo foriero di pace e libertà, in Italia come nel mondo. E poco importa che la politica “dello struzzo” da troppi italiani adottata non faccia vedere loro la realtà della situazione. A voler guardarla quella realtà è tragicamente sotto gli occhi di tutti. Anche la politica marca sempre più il suo distacco dal popolo. Quella classe politica che ormai fa, dirigendoli quasi, i talk show (a dimostrazione di quanto abbiamo ragione sostenendo che non ci sono più statisti ma semplici fenomeni da baraccone) e che nei talk show alza la voce per dimostrare l’indimostrabile: il bene realizzato per la collettività.

La realtà è fatta di continui inciuci, tradimenti, inchieste (troppo spesso vuote come bolle di sapone e non certo per insussistenza dei fatti quanto per un vero asservimento di certa giustizia al “potere”). Ma di cosa stiamo parlando?

Di quale Natale parliamo se a tener banco è la discussione su quanto sia opportuno salvare delle banchette (manco grandi sono!) e chi se ne frega dei risparmiatori? E quanto importa che ora sarà l’Autority Anti Corruzione a dover valutare caso per caso gli inganni ai danni della gente? Ma nessuno comprende che a forza di saturare di incarichi l’Autority si svuota la possibilità di farla lavorare correttamente? Con viva soddisfazione di corrotti e corruttori. Sempre gli stessi cioè.

Giorni fa papa Francesco (che ultimamente citiamo sin troppo forse) parlò di un “Natale falsato” dove non sta regnando armonia e serenità. Come dargli torto? E come inventarseli, d’altro canto, armonia e serenità se mancano le basi di questi sentimenti?

Viviamo la costante paura di attacchi terroristici, divisi fra la necessità di maggiori controlli e la voglia di non sentirci “sotto tutela”. Viviamo la paura che sia tutto un bluff per controllarci tutti. Ma viviamo, e a volte no, come accaduto a Parigi lo scorso 13 novembre o come accaduto a Mogadiscio lo scorso 19 dicembre (ah sì, questa non la sapete perché ci sono morti di serie a e altri di serie b/c). Viviamo la paura di abitare in casa e di venire rapinati senza poterci difendere, ma dimentichiamo che ben altro minaccia la serenità delle nostre case, non certo la possibilità di venirvi rapinati. È come sempre un mondo strano il nostro.

Eppure non è utopia pensare un mondo diverso dove serenamente festeggiare il Natale. Basterebbe creare un mondo che scavi l’acqua per i bimbi del mondo assetati invece di cercarne la presenza su altri pianeti (non se la prendano gli scienziati), basterebbe un mondo che invece di investire in armi dirottasse il dieci per cento di questi investimenti nella cultura e con l’abbondante rimanenza curasse le malattie e aiutasse la ricerca scientifica, quella vera. Non pensiamo un mondo senza problemi, ma semplicemente un mondo dove i problemi si affrontano tutti insieme senza divisioni e con una sola intenzione: risolverli. Per vivere tutti, insieme, meglio. Senza inutili differenze di colori (di qualsiasi genere) e senza differenze di ceto sociale (frase in disuso ma assolutamente ancora valida, purtroppo).

Natale è alle porte, fra 4 giorni tutti diranno “auguri” senza forse nemmeno sapere cosa si festeggia. Il nostro augurio è che si riesca a capire che così non si può andare avanti per molto tempo, che si deve invertire la rotta. E poco importa se si è “potenti” o “popolo”. Su questa Terra tutti abitiamo insieme e l’aria che respiriamo è la stessa. Bisogna cambiare tutti, in meglio. O sarà troppo tardi e non è detto che ci saranno tanti Natale da festeggiare.

Restiamo fiduciosi, restiamo umani e auguri a tutti. Il Natale è alle porte, basterebbe maturare una nuova consapevolezza e forse potrà essere anche questo un buon Natale.

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