Italia pronta a chiudere le frontiere?

di Tania Dipietro

“L’italia è pronta a chiudere le frontiere”. E’ questo il messaggio rassicurante apparso stamane in rete, ma la prima osservazione che viene in mente è: qualunque cosa verrà decisa durante la convocazione del comitato per l’ordine e la sicurezza, siamo realisti l’italia è pronta anche a rinunciare al business dei rifugiati politici e dei centri accoglienza sovvenzionati dai fondi Europei?
La reazione del mondo intero è “chiudiamo la porta di casa al terrore”, qualcuno forse si è illuso che potremmo anche vivere in pace e felici all’interno della nostra penisola. La gente vuole una campana di vetro dentro cui rifugiarsi, la gente è stanca di sentire al telegiornale che il mondo è un posto poco sicuro. La gente ha paura ora che vede minacciata anche la propria casa, ora che tocca quasi con mano la rivoltante realtà degli attentati terroristici come mai aveva fatto prima. Perché ricordiamo che dalla strage americana dell’11 settembre 2011 c’è già stato chi gridava “al lupo” e qui è doveroso ricordare Oriana Fallaci che preannunciava un disastro sovversivo già da un decennio (sebbene con la sua visione estremista io non mi trovi del tutto d’accordo). Ma l’Italia, che dovrebbe aver rappresentato per anni la landing-zone, il trampolino di lancio verso tutta Europa, sperava forse di non venire sfiorata da tutto ciò?
Oggi si leggono commenti che anni fa non avremmo pensato possibili, come “che Dio ci aiuti”, o il classico “chiudiamo subito i nostri confini” la maggior parte punta il dito contro l’Islam ribadendo che nemmeno il loro dio vorrebbe che venissero seminate morte e terrore ma c’è ancora qualcuno che si domanda “siamo sicuri che si tratti di una guerra religiosa?”. E ad ogni modo, che esempio abbiamo dato in questi anni al mondo mediorientale? Quali le misure preventive che potessero evitare il conflitto abbiamo adottato? Forse eravamo troppo presi dalla crisi, dalla disoccupazione e dagli scandali politici come da sempre, dalla notte dei tempi si potrebbe affermare, accade in Italia. Italiani popolo noncurante dei disastri altrui, e nemmeno dei propri affermerei io a giudicare dal passivo comportamento di sopportazione
che abbiamo ormai ufficialmente adottato. Ed ora tutto ciò appare insignificante, tralasciabile, di fronte ad un pericolo maggiore che incombe nel mondo.
Dopo aver trascorso decenni ad assistere in diretta tv alle stragi di innocenti civili nel mondo, pensavamo forse che la guerra fosse una malattia ormai debellata per l’occidente, ma la verità è che l’Occidente non è più credibile né come autorità politica, né come autorità morale per il comportamento assunto nelle guerre dei Balcani, in Afghanistan, Iraq e Libia, dove è stato accertato l’uso di uranio impoverito che anche in Italia ha provocato, secondo l’Associazione Vittime Uranio, la morte di parecchi nostri soldati per tumore e la contaminazione di migliaia di persone.
La violenza e il terrore non sono la causa di queste morti ingiuste, sono solo una conseguenza di una lunga storia fatta di vittime che si ripropone negli anni per entrambe le parti, Occidente e Oriente. Anche la fisica sostiene che ad ogni azione corrisponda una reazione (che poi sia pari e contraria come afferma il terzo principio della dinamica poco importa), perché a noi quello che dovrebbe davvero importare è non giustificare in nome della civilizzazione guerre che negli anni addietro hanno visto invadere le case altrui, missioni denominate “di pace” che hanno assistito alla morte di migliaia di vittime civili ritenute inevitabili (circa 90 mila solo nei Balcani negli inizi degli anni novanta), e non dimentichiamo di essere stati noi a vendere (il soggetto della frase è noi-occidente) le armi ed i mezzi offensivi che oggi ci rivolgono contro. Abbiamo violato anche noi il diritto alla vita nel momento in cui lo sfruttamento economico e le alleanze politiche sono diventate la priorità.

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