Isis, connivenze (non) occulte e problemi di sicurezza

di Salvo Barbagallo

Le informazioni vengono fornite in tutte le ore della giornata, ma la cosiddetta opinione pubblica sembra recepire solo i possibili pericoli di attentati indiscriminati: è chiaro, l’emotività è più che giustificata dopo i tragici eventi di Parigi. In questi frangenti raramente si guarda oltre, visto l’avvicendarsi di avvenimenti che hanno un ritmo incalzante. E’ l’imminenza del “pericolo” che blocca l’attenzione e questo è uno degli obbiettivi (volenti o nolenti noi tutti) che i fanatici jihadisti intendevano raggiungere. Scarso interesse ad andare alle origini del “pericolo-terrorismo”, da dove nasce e chi e come lo alimenta, se è vero (oppure no) ciò che appare, che poi è sotto gli occhi di tutti, o se invece ci troviamo di fronte a macchinazioni che hanno lo scopo di avviare nuovi conflitti.

Noi non stiamo dietro alle teorie complottiste, ma sottolineamo che il quadro che si presenta ha lati ambigui e nebbiosi, almeno nei comportamenti di diversi responsabili governativi di Paesi che già in guerra sono con il Califfato nero jihadista. Questi comportamenti “fluttuanti” non rassicurano, ma accentuano il senso dell’imponderabilità per quanto attiene l’immediato futuro. Predomina, così, l’incertezza, sfumano i confini di ciò che è giusto e di ciò che può essere interpretato come strumentale: interessi internazionali a vario livello, con trasversalità che non affiorano e finiscono con l’oscurare il campo di ciò che è lecito e ciò che non lo è, condizionando ogni possibile giudizio. Ma le “connivenze”, come scritto da più parti, esistono e sono state denunciate.

La questione principale, a conti fatti, dunque riguarda le connivenze che consentono lo svilupparsi del terrorismo jihadista: se chi finanzia il Califfato nero di Abu Bakr al Baghdadi è nella rosa dei Paesi che ufficialmente lo combattono, la “guerra” può essere perduta prima ancora che venga iniziata, e la “sicurezza” è destinata a trasformarsi in utopia nonostante i mezzi e gli strumenti che possono essere adottati per prevenire gli attacchi mortali. Parole sprecate quelle che richiamano la “democrazia”, parole cestinate quelle che ricordano “pace” e “fratellanza” fra le genti.

La fiction Usa NCISLa sicurezza? Parola evanescente. Ci si vede costretti a eliminare dai circuiti televisivi le fiction che possono, in un modo o in altro, fare riferimento ai “pericoli” del terrorismo, a togliere dalle sale cinematografiche film che possono turbare il pubblico per il loro contenuto vicino alla realtà di questi giorni. E’ accaduto, come ha scritto La Stampa martedì scorso (17 novembre): Anche la tv fa un passo indietro e si interroga dopo i tragici avvenimenti di Parigi. Emittenti americane, ma anche la Rai, hanno deciso di rinviare alcune puntate di serie già in programmazione su alcuni canali con temi troppo simili agli attentati che venerdì 13 novembre hanno seminato morte e terrore nella capitale francese. Il finale della dodicesima stagione di N.C.I.S., telefilm in onda ogni domenica su Rai 2, viene rinviato a data da destinarsi. La direzione di Rai 2, tenendo conto dei contenuti della serie, che in questo finale di stagione vede la Naval Criminal Investigative Service (NCIS), dipartimento della Marina Militare degli Stati Uniti affrontare un’organizzazione terroristica, ha ritenuto opportuno di rinviare le puntate finali. Infatti, i contenuti degli ultimi due episodi di stagione presentano forti similitudini con i recenti tragici fatti di Parigi (…) Anche la tv americana ha deciso di rimandare alcuni suoi titoli seriali. «Supergirl» (in arrivo su Premium Action e Italia 1) ha posticipato l’episodio «How Does She do It?» con una trama che prevedeva un attentato terroristico a National City,…”. E come ieri (19 novembre) ha scritto Il Fatto Quotidiano è stato bloccata per la seconda volta la programmazione del film “Made in France” del regista Nicolas Boukhrief perché ritenuto inopportuno dopo la mostruosità degli attentati di Parigi. A cominciare dalla locandina che riproduce la Torre Eiffel alla quale si sovrappone un kalashinikov e con la critta “la minaccia viene dall’interno”…

NCISSulla “sicurezza” in Italia rassicurano il premier Matteo Renzi e il ministro Angelino Alfano. In Italia, e in Sicilia? In Sicilia non ci sono segnali particolari di “rafforzamento” delle forze dell’ordine, né riscontri su eventuali misure prese. Ieri (19 novembre) il quotidiano online LiveSicilia ha segnalato un episodio sconcertante verificatosi all’aeroporto di Catania Fontanarossa: Un adesivo con la scritta in arabo ‘Allah è grande’ è stato trovato martedì all’esterno di un’aereo dell’Alitalia, nell’aeroporto di Catania. L’aeromobile è stato controllato, ed è decollato con un ritardo di alcune ore dopo che nessuna anomalia è stata riscontrata. A segnalare la presenza dell’adesivo è stato il comandante dell’aereo, spiegando che abitualmente ci sono delle scritte sulle aeromobili, ma che, visto i recenti attacchi terroristici di Parigi, ha preferito evidenziare la situazione. E’ stato il responsabile della sicurezza Alitalia a predisporre lo sbarco dei passeggeri e solo dopo aver avuto garanzie che non c’era alcun pericolo ha fatto risalire i viaggiatori nell’aeromobile. Verifiche della polizia di Stato hanno permesso di accertare la presenza della stessa scritta, con pennarelli, su altri due veicoli: uno della Rayanair e l’altro Alitalia…

Un episodio emblematico, eppure l’attentato dell’aereo russo esploso sul Sinai (che è costato la vita a 224 persone), provocato come ha riferito l’americana Cnn da un esplosivo al plastico C4 di tipo militare, ha posto già all’attenzione mondiale la sicurezza negli aeroporti, evidenziando la necessità di rafforzare i controlli sul personale degli scali che ha accesso libero in zone senza sorveglianza. Negli Stati Uniti, in Russia, così come in diversi altri Paesi (d’Europa, e no), si sta correndo ai ripari. In Sicilia? Per quel che è noto, nessun responsabile degli aeroporti siciliani ha posto la questione sul tappeto. E dire che di “visibili” falle nella sicurezza non ne mancano. Parlando dello scalo di Catania Fontanarossa, basti considerare i parcheggi vetture che costeggiano le piazzuole interne dello scalo dove sostano i velivoli, il cui muro perimetrale di certo veramente “sicuro” da intrusioni non può considerarsi. Un aeroporto, quello del capoluogo etneo, che qualche settimana addietro è stato “violato” anche da una mandria di mucche che hanno scorazzato indisturbate agli ingressi dell’aerostazione: nessun vigile urbano… a dirigere l’inconsueto traffico.

La sicurezza? Come detto, è un termine “evanescente”…

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