Pezzi di vita, Enrico Ruggeri, l’uomo, le donne (e ciò che non dicono)

di Giuseppe Stefano Proiti

“Pezzi di vita” è il suo ultimo album uscito il 14 Aprile di quest’anno. Ha 14 brani del passato e 10 inediti. Qual è il brano della sua carriera a cui è più legato e perché?

Beh, dopo aver fatto 31 album è difficile sceglierne uno. Ogni canzone ti rappresenta. Ci sono canzoni alle quali sono legato perché quando inizi a cantare in concerto la gente è contenta. Sono quelle che immagini: Peter Pan, Mistero, Quello che le donne non dicono, Il mare d’inverno ecc… insomma quella quindicina di canzoni che devo cantare necessariamente quando faccio un concerto.

In questo ultimo album c’è una canzone intitolata: “I tre signori”, ed è un omaggio a Gaber, a Faletti e a Iannacci. Lei ritiene che questi personaggi abbiano segnato un’epoca che non ritorna più, oppure ancora qualcuno può essere paragonato a questi grandi?

Oggi è difficile essere come loro, sono “tre signori” che hanno fatto un sacco di mestieri (Iannacci ad esempio era anche medico), che hanno scritto grandi canzoni, che hanno cantato, che hanno fatto grandi spettacoli. Dunque è difficile che oggi si creino i presupposti perché qualcuno possa fare quel tipo di carriera. Se non hai il pezzo che va in radio subito non puoi neanche cominciare.

Abbiamo avuto modo di apprezzarla anche come conduttore televisivo, oltre che come scrittore e cantautore. Cosa ha aggiunto alla sua lunga e variegata carriera artistica questa nuova esperienza?

Sicuramente la possibilità di raccontare delle storie in un’altra veste. Io l’avevo fatto per tanti anni e continuo a farlo con le canzoni, poi ho cominciato a farlo coi libri, poi con la Tv, adesso con le radio.
E’ un’esperienza molto bella quella che sto facendo su “Radio24”. Quindi in qualche modo allarga lo spettro d’intervento! Arrivi anche a un pubblico magari un po’ più distratto.

“Mistero” (la canzone vincitrice del quarantatreesimo festival di Sanremo) lei s’interroga sulla forza oscura dell’amore. Ma allora il segreto dell’amore sta nel “mistero”?

L’amore è un grande motore, “Mistero” è una delle centomila canzoni che sono state scritte sull’amore senza nominarlo. La parola “amore” non figura mai, ma in realtà si sta parlando di quello. Insomma … quell’esperienza di 22 anni fa è sicuramente un bel ricordo, anche perché “Mistero” è stata l’unica canzone rock che ha vinto in quasi 70 anni di festival.

In “Quello che le donne non dicono” e in “Non piango più” tema comune (sia per le donne che per gli uomini) è quello della delusione amorosa. Ma in entrambe le canzoni c’è però un dolore intriso di positività, la voglia di non arrendersi e di ricominciare …

In “Quello che le donne non dicono” (canzone portata al successo da Fiorella Mannoia) io scrivo di donne che mentre rileggono vecchie lettere d’amore cercano di celare la delusione per un amore ormai finito, così come in “Non piango più” parlo essenzialmente della fine di un amore per un uomo. Ma tutti e due i brani contengono in realtà (già nel principio o sul finale) un messaggio positivo per entrambi i sessi: sono delle dichiarazioni di rinascita, dei tentativi di rivincita, un invito a tutti a scuotersi, perché la vita a volte può presentarci delle sorprese anche negative, ma noi dobbiamo essere pronti a reagire sempre al meglio! “Ma non saremo stanche neanche quando Ti diremo ancora un altro sì” (“QUELLO CHE LE DONNE NON DICONO”)

(E. Ruggeri – L. Schiavone)

 

Ora devo vivere
da solo,
senza te;
ora devo scegliere
di vivere.
E’ passato poco tempo
ma dovunque sia tu,
ricordati che io non piango,
non piango più

(E. Ruggeri – Non piango più)

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