Lotta alla illegalità: una nuova “Mani pulite”?

di Salvo Barbagallo

Lotta alla illegalità: le parole non costano niente. Ma a volte tornano e qualcuno ci sbatte contro con (più o meno) dolore quando qualche magistrato scopre che chi le ha pronunciate di legale aveva ben poco. Legalità e lotta alla corruzione mettono alla ribalta paladini e alfieri, poi ci si accorge che dietro una facciata pulita può esserci qualcosa d’altro, e poi resta lo stupore di chi crede (per finta o per convinzione) nel sesso degli Angeli. Indubbiamente i tempi sono cambiati, c’è però chi ricorda ancora “Mani pulite” e il cataclisma che ne seguì a tutti i livelli quando all’improvviso si “scoprì” Tangentopoli. Come se non fosse mai esistita. Erano gli Anni Novanta e le inchieste del pool della Procura della Repubblica di Milano fecero crollare (all’apparenza) un sistema articolato di affari illeciti, di tangenti equivalenti a tasse da pagare o da incassare nella stragrande maggioranza degli appalti. Ovviamente pubblici. A beneficiare del sistema erano stati politici e partiti di ogni colore. In quei tempi (1992) nacque lo slogan “Roma ladrona” sulla spinta della Lega Nord. Ne seguì un tornado che travolse ogni cosa e l’opinione pubblica si convinse che era in corso un effettivo “cambiamento”, una effettiva “svolta” nel costume dei politici italiani che sicuramente avrebbe avuto positive ricadute sul Paese.

Antonio Di PietroOggi c’è chi si chiede se il “tornado” di “Mani pulite” fosse indirizzato (quasi) esclusivamente a spazzare via Craxi e il suo PSI, dal momento che, alla fine, a pagare i “danni” furono Craxi (nella sua persona) e il PSI (come partito) e che il principale protagonista di quel pool di magistrati si dette alla politica (con alterne vicende di successi e insuccessi).

Oggi c’è chi si chiede se gli scandali che scoprono gli inquirenti e che vengono perseguiti dalla magistratura costituiscono una nuova “Mani pulite”: episodi di corruzioni, di tangenti vengono, infatti, a galla qua e là in tutta Italia, da Roma alla Sicilia, dalla Sardegna alla Calabria, alla Lombardia, il tutto a macchia di leopardo. Ovviamente gli attori di questi episodi di illegalità (quasi sempre) sono i politici e non più i partiti e i loro esponenti, come negli Anni Novanta: ma cosa cambia? Nulla, il “sistema” è sempre lo stesso e, dunque, è un “continuum” che, semmai, ha cambiato l’abito, non certo il contenuto. La differenza è che oggi non crolla nessun governo (nazionale o locale che sia), qualcuno (pochi) è costretto a pagare, ma gli scandali  vengono considerati come ineluttabili, essendo considerati parte integrante del “sistema”.

Indubbiamente c’è ancora chi si stupisce se in qualche malaffare compare il nome di qualche paladino della legalità, e noi sosteniamo che lo stupore è un fatto ipocrita perché, con i tempi che corrono, non c’è più (e non potrebbe esserci) la giustificazione della disattenzione o dell’ignoranza su quanto accade in ogni parte (regione o comune) d’Italia.

In merito a una dichiarata “delegittimazione della magistratura”, come il “Corriere della Sera” ha riportato ieri (sabato 24 ottobre), il segretario dell’Anm Maurizio Carbone ha parlato chiaramente nel corso del congresso dell’associazione magistrati che si è tenuto a Bari: “…noi magistrati siamo spesso stati indicati come unici responsabili delle disfunzioni del sistema, anche con slogan, come quello ‘chi sbaglia paga’, che hanno accompagnato riforme peggiorative. Noi ci ribelliamo a questo messaggio negativo (…) Non facciamo paragoni con il passato (…)  in questi anni la politica troppo spesso ha dimostrato di essere debole rispetto a fenomeni corruttivi e dilaganti sistemici, come il susseguirsi e il ripetersi di indagini giudiziarie che lo stanno purtroppo confermando. Chiediamo risposte concrete e forti, e questo non sempre è accaduto, soprattutto sul fronte della corruzione…”.

Il nodo è la politica o i politici? Il nodo è il Governo o chi rappresenta il Governo? Il “nodo” da sciogliere (probabilmente…) è quello che riguarda la collettività dell’intero Paese che vorrebbe conoscere non solo chi la governa veramente, ma fino a quale livello è individuabile (e perseguibile) la corruzione, la illegalità, il voto di scambio, il clientelismo (eccetera, eccetera. E tutto ciò al di là dei paladini e degli alfieri del primo e dell’ultimo momento.

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