L’informazione in Sicilia

informazione-siciliaParlare dell’informazione in Sicilia oggi è forse come parlare del sesso degli angeli, cioè di un “qualcosa” che il mondo comune non riesce ad avvertire se non per le involontarie ricadute che si hanno nel quotidiano. Eppure c’è la necessità di “essere informati” e “informati correttamente” di ciò che accade, c’è la necessità di “conoscere” eventi piccoli e grandi per comprendere meglio la realtà che si vive. L’informazione è argomento che tocca tutti, ma poche sono le occasioni nelle quali se ne può discutere e verificare lo stato delle cose.

Giorni addietro questo delicato argomento è stato affrontato in un convegno promosso dal Lions Club Acireale in occasione del cinquantesimo anno di attività sociali del sodalizio cittadino, il tema significativo “Quale futuro per l’informazione in Sicilia?”.

Saro-FaraciNell’incontro, moderato da Nino Milazzo (che ha coordinato i lavori) sono intervenuti il consigliere nazionale della FNSI Luigi Ronsisvalle, il segretario regionale dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia Concetto Mannisi, il segretario regionale e quello provinciale di Assostampa, Alberto Cicero e Daniele Lo Porto. I lavori sono stati introdotti dal presidente del Lions Club Acireale Saro Faraci, docente universitario e pubblicista, che ha puntato l’accento sull’importanza di atteggiamenti imprenditoriali del giornalista nell’esercizio della professione.

In un resoconto finale del dibattito è stato detto: “C’era una volta il mondo dell’informazione in Sicilia, in particolare quella televisiva.

Nino Milazzo Luigi RonsisvalleForse fin troppo ridondante, dato che negli anni scorsi, prima dell’avvento del digitale terrestre, erano ben 118 le emittenti televisive, mentre a confronto il Piemonte ne aveva ventisei. Di televisioni ne sono rimaste poi una settantina, ma almeno quindici negli ultimi tempi sono finite sotto i riflettori per le vicende societarie che hanno portato alla mobilità e al licenziamento di molti giornalisti. A Catania, la situazione è drammatica per le vertenze di Telecolor, TeleD, Telejonica e Rete8 e più recentemente Antenna Sicilia. I costi di produzione dell’informazione televisiva sono notevoli (per Antenna Sicilia, si parla addirittura di un milione e mezzo di euro l’anno), i ricavi nel frattempo si sono contratti, per effetto della crisi del mercato della pubblicità che, per i giornali, ha toccato anche il 70% in meno. Nel frattempo, l’esercito dei giornalisti si infoltisce sempre di più. Nel 1986 in Italia erano 26.700, di cui 20.000 occupati a tempo indeterminato. Trent’anni dopo, sono oltre 120.000, ma solo 15.853 sono giornalisti impiegati a tempo pieno in forza dell’art.1”.

Insomma, nell’interessante convegno si è parlato a tutto tondo dei problemi del giornalismo siciliano, non dissimili da quelli nazionali, ma aggravati da una situazione di debolezza dell’imprenditoria locale e dai comportamenti un po’ singolari dell’amministrazione pubblica, a cominciare dalla Regione Siciliana che ha tenuto a battesimo il licenziamento di 21 giornalisti non appena il Presidente Crocetta si è insediato con il suo nuovo governo”.

C.B.

 

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