La pace mondiale si gioca anche in Sicilia

di Salvo Barbagallo

Diversi lettori chi scrivono chiedendo il perché il nostro giornale si occupa spesso di “questioni militari”, rimproverandoci anche di trascurare per questo i fatti della cronaca che più interessano i cittadini. Domande legittime alle quali noi rispondiamo innanzitutto dicendo che per i “fatti di cronaca” la nostra Casa editrice – la Mare Nostrum Edizioni – ha un quotidiano dedicato, “Catania oggi”, che tratta eventi quotidiani che riguardano non solamente il capoluogo etneo, ma anche le altre province siciliane; in secondo luogo rispondiamo che affrontiamo le “questioni militari” che principalmente toccano e riguardano la Sicilia e ciò che si verifica nell’area del Mediterraneo, “questioni” che, quindi, dovrebbero interessare tutti noi Siciliani, tenuto conto che, normalmente, i mass media nazionali e locali raramente mettono in luce. La carenza d’informazione in questo “settore” ci spinge, pertanto, a parlare di “questioni” che la maggior parte di noi Siciliani ignora, che determinano una lacuna pericolosa in una conoscenza che oggi – a nostro avviso – è indispensabile per comprendere cosa realmente sta accadendo nel nostro territorio. Il lavoro di acquisizione di “notizie” in questo campo presenta difficoltà non indifferenti, e spesso è necessario utilizzare e analizzare a fondo quanto appare soprattutto nei giornali specializzati e quanto viene riportato (quasi casualmente) sulla stampa accessibile a tutti.

Prendiamo oggi in esempio un articolo, a firma di Paolo Verre, pubblicato sulla rivista geopolitica “Limes” (una rivista, detto non tra parentesi, che dovrebbe essere divulgata nelle scuole per quante analisi approfondite offre) l’11 dicembre del 2012 che descrive con dovizia di particolari la situazione (a quella data) della Sicilia. Già il sommario la dice lunga: Militari statunitensi e magnati cinesi sono impegnati in un duello d’influenza nell’isola. I primi vogliono costruirvi la stazione di un potente sistema di comunicazione. I secondi intendono realizzarvi un hub turistico-commerciale. Per finire a spiarsi a vicenda.

Diciamo subito, ovviamente, che il reportage è datato e non descrive consequenzialmente ciò che è seguito dopo. Infatti: la stazione di un potente sistema di comunicazione da parte degli Stati Uniti d’America è stata già realizzata ed è in funzione, il ben noto e controverso MUOS di Niscemi; i cinesi hanno rinunciato alla costruzione di un aeroporto-hub turistico-commerciale il cui sito era stato individuato nella provincia di Enna. Se quel servizio giornalistico avesse avuto una diffusione maggiore, o se fosse stato preso in considerazione da organismi competenti regionali, probabilmente (ma solo probabilmente o quantomeno in teoria) molti avvenimenti che sono seguiti avrebbero potuto prendere una piega diversa. Ma tant’é…

Paolo Verre esordisce affermando: CINA VERSUS STATI UNITI: IL PIÙ TEMUTO degli scontri geopolitici del terzo millennio ha una dimensione siciliana. I due colossi del Pacifico si combattono anche nel Mediterraneo. E il campo di battaglia si trova in Sicilia, tra le province di Enna e Caltanissetta. Tra aranceti e sugherete, Stati Uniti e Cina mostrano i muscoli per la difesa dei propri interessi strategici, in un conflitto a bassa intensità e asimmetrico. A bassa intensità perché deriva da tensioni sin qui mai rilevate. Asimmetrico perché si gioca su scacchieri diversi, tra aeroporti e stazioni di comunicazioni satellitari, tra interessi commerciali e interessi militari ma che puntano a un obiettivo unico: un pied-à-terre nel cuore del Mediterraneo. Non c’è che dire, no?…

Sicilia-basi-militari-LimesNel secondo punto dell’analisi Verre informa: In Sicilia, le Forze armate statunitensi contano sin dalla fine della seconda guerra mondiale su un vasto dispiegamento di unità aeree e navali e soprattutto su una rete di infrastrutture strategiche che si sono evolute nel corso degli anni e fanno oggi dell’isola uno snodo importante nella mappa del potere militare e tecnologico a stelle e strisce. Il prossimo upgrade si chiama Mobile User Objective System (Muos), un programma da almeno 7 miliardi di dollari che punta a potenziare il sistema di comunicazioni e trasmissione dati delle Forze armate americane, mandando in soffitta le vecchie procedure di interconnessione satellitare, ossia l’Ufo, acronimo di «Uhf follow on».

nisc2Il nuovo sistema di telecomunicazioni sfrutterà cinque satelliti (quattro operativi e uno di emergenza) che sorvoleranno il pianeta e saranno connessi a quattro stazioni dislocate a terra. L’individuazione delle basi terrestri, avviata nel 2004 e conclusa nel 2007, ha seguito il criterio della ricerca della miglior copertura possibile: le località prescelte sono state Kojarena (Australia, sede dell’Australian Defence Satellite Communication), il Sud-Est della Virginia, le Hawaii e infine il nostro luogo della discordia: Niscemi, in Sicilia, a meno di 60 chilometri dalla base aerea di Sigonella, dove è già operativa la Naval Radio Transmitter Facility. Dicevamo, il MUOS di Niscemi è stato già portato a termine e non ha avuto un costo di 7 miliardi di dollari, ma di oltre 62 miliardi di dollari! Non c’è che dire, no? La cosa antipatica, a dire il vero, è che certi dettagli sono stati scritti e portati a conoscenza in tempi non sospetti, come si può notare, perché Verre aggiunge: Nella primavera 2011 tutto lascia pensare che anche il governo italiano e la Regione Sicilia siano pronti ad autorizzare la stazione La concessione pper il Muos si deve a Raffaele Lombardodi Niscemi del Muos. La firma del protocollo di intesa tra Stato e Regione arriva il 1° giugno 2011, siglato dall’allora ministro della Difesa Ignazio La Russa e da Raffaele Lombardo, ai tempi governatore della Sicilia. Nel documento di sette pagine, oltre a stabilire le procedure per la realizzazione della base, si illustrano i percorsi per la compensazione ambientale, economica e sociale che il governo americano, lo Stato italiano e la Sicilia sono disposti a mettere sul piatto per piegare la resistenza del piccolo comune siciliano. I cui cittadini non hanno alcuna voglia di ospitare le imponenti antenne del sito di telecomunicazioni. Effetto Nimby in salsa siciliana. Per ottenere il sì di Lombardo all’infrastruttura militare, la diplomazia statunitense s’era dovuta spendere in una consistente azione di convincimento. Lo dimostrano sia i cablogrammi resi noti da WikiLeaks sia le stesse ammissioni dell’ex governatore siciliano, che confermerà alle agenzie di stampa il serrato pressing degli attachés di Villa Taverna. Non c’è che dire, no? Ma di cosa stiamo parlando?, chiediamo ai nostri lettori. Questa è cronaca di tutti i giorni che noi Siciliani ignoriamo (o vogliamo ignorare?), ma che alla fine ne paghiamo le conseguenze. Accidenti!

Infatti, cosa provoca la presenza del MUOS a Niscemi? E’ sempre  Paolo Verre che (attenzione, lo dice tre anni addietro!) afferma: L’innovativo sistema di comunicazione non comprometterebbe soltanto la sicurezza dell’aeroporto di Comiso ma anche quella di un’altra grande infrastruttura in progetto in Sicilia: lo scalo di Centuripe (Enna), attorno al quale il gruppo cinese Hna nutre grosse ambizioni. Un’intraprendenza che rischia di compromettere lo status privilegiato degli Stati Uniti in Sicilia, conquistato in oltre mezzo secolo di permanenza sul territorio siculo.

Progetto hub cinese a CenturipeIdeato in buona parte tra i banchi dell’Università Kore di Enna, l’aeroporto di Centuripe è il perno attorno a cui ruota un ampio pacchetto di investimenti cinesi. Il quale è stato illustrato dai manager di Pechino al governo siciliano durante una serie di incontri bilaterali tra il 2010 (a Shanghai, durante l’Expo) e il 2011 (con missioni di delegazioni cinesi ricevute a Palermo, Roma e Bruxelles, negli uffici della Regione Sicilia). Le proposte riguardano soprattutto lo sviluppo turistico e commerciale: l’interesse a investire in Sicilia, secondo i magnati della Repubblica Popolare, risiede nella possibilità di incanalarvi i flussi turistici verso l’Europa meridionale. I cinesi pongono però una condizione imprescindibile: il controllo su alcune delle principali infrastrutture civili del territorio siciliano, con forti investimenti sulle reti portuali ed aeroportuali della Sicilia. Ebbene, come fa il Rosario Crocetta ignora la SiciliaGoverno della Regione Siciliana (passato e presente) a giustificarsi? Non lo fa, semplicemente ignora la questione come se non avesse alcuna responsabilità di ciò che è accaduto e accade sul territorio isolano. Certo, ci vuole faccia tosta, ma per faccia tosta governanti e politici siciliani si meritano il Nobel! Paolo Verre (un vero peccato) purtroppo non approfondisce un punto da lui stesso posto in evidenza: Resta un dato fondamentale: il governo siciliano è stato l’interlocutore tanto della diplomazia a stelle e strisce quanto dei magnati cinesi e ha perciò giocato le sue carte con entrambe le duellanti per trarre il massimo profitto. Quale “profitto” ha tratto il Governo siciliano? Questo profitto lo ha tratto solo chi faceva parte del Governo? Di certo, chiunque abbia usufruito di questo “profitto”, Sicilia e Siciliani non ne sono a conoscenza. Qualche spiegazione dovrebbero pur darla Raffaele Lombardo e Rosario Crocetta. Non c’è che dire, no? Ma di cosa stiamo parlando?…

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One Thought to “La pace mondiale si gioca anche in Sicilia”

  1. […] con la Cina, se il sopracitato accordo è andato in porto, lo stesso non si può dire per il famoso hub aeroportuale intercontinentale che i nostri amici con gli occhi a mandorla volevano realizzare nell’ennese. Qui, oltre allo […]

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