Il lavoro nero nelle campagne di Mineo

di Salvo Barbagallo

Sta diventando un fatto imbarazzante, per l’informazione in Sicilia, che i giornali del Continente scoprano pubblicamente le malefatte che avvengono in questo territorio, mentre la stampa isolana sembra (quasi) dormiente e cieca. Il discorso, ovviamente, vale anche per noi che scriviamo e non è una giustificazione affermare “facciamo quello che possiamo”. Non basta. Non basta e non è sufficiente dire “grazie” ai colleghi d’oltre Stretto.

minL’ultima inchiesta (almeno per quanto ne siamo a conoscenza) che mette il dito in una piaga dolorante, quella del “Cara” di Mineo, la pubblica il settimanale “Espresso”, e porta la firma di Antonello Mangano. Il titolo già la dice lunga: “Migranti del Cara di Mineo, così negli aranceti lo Stato ha creato i caporali”. Il sommario spiega meglio: “I richiedenti asilo non ricevono i documenti previsti dalla legge italiana ed europea” denunciano gli avvocati di chi vive nel centro di accoglienza siciliano. Di conseguenza, possono lavorare solo in nero. E alimentano uno sfruttamento mai visto prima negli agrumeti nelle vicinanze.

Il “Cara” di Mineo è da tempo sotto esame della magistratura, nomi noti e meno noti, personaggi autorevoli e altri sconosciuti ai più, sono sotto indagine, ma ciò ha mutato ben poco nella situazione del centro di accoglienza profughi.

min1Scrive Antonello Mangano: “Tutti i migranti del Cara hanno presentato richiesta d’asilo. Chi la ottiene avrà i documenti. Gli altri dovrebbero essere espulsi. Per avere una risposta passano da uno a due anni. Altrettanti per il ricorso in caso di diniego. Non è stata predisposta una commissione all’interno, la più vicina è a Siracusa. Così, rispettare i termini di legge è impossibile. Che fare durante tutto questo tempo? La direttiva europea prevede che dopo sei mesi un richiedente asilo abbia un permesso temporaneo. In questo modo può lavorare regolarmente. Eppure non viene consegnato. Per ottenerlo bisogna fare ricorso, denunciano gli avvocati. Dunque si può scegliere tra il limbo e i caporali. Mineo è un’isola in un mare di aranceti. Basta un rapido giro per incontrare estensioni senza fine. Piccoli proprietari e grandi latifondi. Tutti hanno bisogno di braccia. I padroni senza scrupoli scelgono quelle a basso costo”.

min2Mangano aggiunge anche alcuni importanti “dettagli” sul “Cara: Il primo dettaglio: “Quanti sono gli ospiti di Mineo? “Circa tremila”. La capienza nominale sarebbe di 1800 posti. Gli avvocati dell’Asgi denunciano l’«omessa comunicazione dei provvedimenti con il quale il Questore dispone l’accoglienza». In più non viene consegnato l’attestato nominativo e non è disposta neppure la cessazione dell’accoglienza. L’unico documento, con valore legale pari a zero, è il badge. Un pezzo di carta rilasciato dall’ente gestore del Cara”. Il secondo dettaglio: Il Cara è diventato la “Fiat” del territorio, con un budget triennale che sfiora i 100 milioni di euro e circa 400 persone che ci lavorano. Dopo “Mafia Capitale”, gli appalti sono sotto la lente della magistratura. Il sospetto è che fosse un affare pilotato e diviso tra cooperative rosse, Comunione e liberazione e uomini della destra. Gestito dalla politica in cambio di assunzioni. Spesso precarie”.

min3Come dicevamo (e come abbiamo detto in altri precedenti articoli) la situazione del “Cara” di Mineo appare paradossale e contemporaneamente emblematica: è ormai a conoscenza di tutti, ma nulla (o poco?) viene fatto per mutarla. Le responsabilità di ciò che si verifica vengono scaricate sullo “Stato”, entità praticamente astratta ma (come specifica il dizionario Sabatini Coletti) “Entità giuridica e politica sovrana costituita da un territorio, da una popolazione che lo occupa e da un ordinamento giuridico attraverso cui la sovranità viene esercitata”, e quindi la responsabilità è di coloro che lo Stato rappresentano in nome della collettività. La Sicilia (lasciamo stare coloro che rappresentano altre regioni) ha espresso deputati e senatori, in questo momento storico il Capo dello Stato, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è un Siciliano, così come il ministro dell’Interno, Angelino Alfano e tanti, tanti altri prestigiosi personaggi, eppure nonostante questi autorevoli personaggi in Sicilia si continua ad assistere allo scempio che si fa della vita umana, senza che nessuno riesca (o voglia?) mettere la parola fine.

Ma di cosa stiamo parlando?…

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