Forza Catalogna viva: l’indipendenza non si ferma

di Salvo Barbagallo

cata1Catalogna, la spallata a Madrid e all’Europa c’è stata nonostante pressioni, minacce e ricatti da Madrid e dall’Europa. I sondaggi che hanno preceduto le elezioni sono stati confermati. Il presidente uscente Artur Mas ha esclamato alle migliaia e migliaia di persone che attendevano con ansia la conclusione della delicata competizione ha esclamato: “Abbiamo vinto con quasi tutto contro e questo ci dà una forza enorme e una grande legittimità per portare avanti questo progetto dell’indipendenza!”.
Il fronte pro-indipendenza (Junts pel Sì + Cup) ha ottenuto una netta maggioranza di seggi, 72 su 135 (maggioranza 68): ora il “pericolo” di una secessione della Catalogna si è trasformato in concretezza per Madrid dopo la vittoria degli indipendentisti in queste elezioni regionali anticipate, le più importanti per la Spagna dalla fine del franchismo, trasformate in un un vero test sull’indipendenza, in un “muro contro muro” con il governo centrale. Il leader dei secessionisti radicali della Cup Antonio Banos ha affermato riferendosi al risultato elettorale “Dedicato allo Stato spagnolo: senza rancore, adios! .
Piena consapevolezza dell’importanza della competizione da parte dei Catalani, così come ha dimostrato l’affluenza alle urne che ha toccato il 77 per cento, un livello senza precedenti, 9 punti sopra quello del 2012. Per il premier popolare spagnolo Mariano Rajoy, protagonista di una strategia di scontro totale con Mas, il risultato delle elezioni catalane è una catastrofe. Il Pp ottiene solo 11 seggi (-8) con l’8,45 per cento dei voti, superato dai socialisti del Psc (12,8 per cento e 16 seggi) e la lista di Podemos (8.9% per cento e 11). Anche per il partito dei post-indignados di Pablo Iglesias è stata una netta sconfitta. Alle urne sono stati chiamati 5 milioni e mezzo di cittadini negli oltre 2mila seggi, aperti dalle 9 alle 20 di ieri. Il voto era previsto per il 2016 ma è stato anticipato dal presidente catalano e leader nazionalista Artur Mas, dopo il rifiuto di Madrid di concedere il referendum sull’indipendenza, lo stesso che lo scorso 9 novembre è stato celebrato e considerato illegale. È per questo che una semplice elezione regionale è stata praticamente trasformata in un referendum sull’indipendenza.
Nei prossimi giorni scatterà un delicato negoziato fra le due liste secessioniste per la formazione di un governo per l’indipendenza, che dovrebbe portare secondo il progetto del presidente uscente Artur Mas ad elezioni costituenti e alla secessione dalla Spagna in 18 mesi. Per il premier spagnolo Mariano Rajoy leader del Partido Popular più che una sconfitta un vero incubo.
Tensione alle stelle negli ultimi giorni di campagna elettorale. Le imprese e le banche hanno “minacciato”: con una Catalogna indipendente siamo pronti a trasferire i nostri affari. E gli istituti di credito, comprese quelle catalane, come La Caixa e Banco Sabadell, allarmate per una possibile uscita dall’Unione Europea e dall’euro hanno aggiunto: “Una situazione che crea gravi problemi – scrivono in un comunicato Aeb e Ceca, le due associazioni di categoria – obbligandoci a riconsiderare la nostra presenza in Catalogna”. Il presidente Artur Mas è corso ai ripari, cercando di tranquillizzare i Catalani: “Il vostro voto vale di più dei poteri forti”. Quasi sicuramente sono state queste “minacce” a rallentare l’avanzata del fronte indipendentista e a convincere parte dell’elettorato. Il governo centrale di Mariano Rajoy (centro-destra) ha scelto fin dall’inizio la linea dura contro Artur Mas, governatore della Catalogna che dal 2010 ha più volte chiesto un negoziato per ottenere maggiore autonomia. L’atteggiamento intollerante di Rajoy ha condotto la situazione verso una rotta di collisione. Da Madrid, infatti, un fuoco di fila alzo zero con l’intento di cambiare all’ultimo momento le scelte degli elettori più indecisi.
Ora per la Catalogna incomincia il percorso più difficile, ma il traguardo dell’indipendenza può essere raggiunto.

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