Nuovamente in castigo “Capitano Ultimo”

di Salvo Barbagallo

Il giornale “Il Fatto Quotidiano” di venerdì scorso (21 agosto) segnala un “fatto” che è passato inosservato o quasi: la “defenestrazione” del colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio dal comando operativo del ”Noe” con la motivazione di un normale avvicendamento e “cambiamento strategico nell’organizzazione dei reparti”. Nulla di straordinario, si potrebbe dire subito, ma il provvedimento ha suscitato dubbi e perplessità.
ult3Il cittadino comune si può chiedere “Cos’è il “Noe”? Basta aprire il sito del Ministero della Difesa, alla voce Carabinieri e si trova subito la risposta: “Il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri (N.O.E.), costituito il 1° dicembre 1986 con decreto dei Ministri dell’Ambiente e della Difesa, è posto alla “dipendenza funzionale” del Ministro dell’Ambiente “per la vigilanza, la prevenzione e la repressione delle violazioni compiute in danno dell’ambiente”. E costituito da personale particolarmente addestrato, che ha frequentato, tra l’altro, un corso di “Legislazione e cultura dell’ambiente”. Il comandante ed alcuni sottufficiali inoltre hanno seguito un “corso di aggiornamento tecnico in geologia, mineralogia, cartografia e topografia” tenuto da tecnici del Servizio Geologico. Sono stati infine pianificati altri corsi per una più specifica preparazione per settori di intervento. Il reparto ha giurisdizione su tutto il territorio nazionale ed ha conseguito, già nei primi anni di attività, risultati che stanno a dimostrare credibilità, reattività operativa e concretezza. Il N.O.E. ha svolto complessi accertamenti per fornire i dati di fatto indispensabili a determinare gli interventi di competenza dei Ministero nel caso di lavori che hanno comportato, o che potrebbero comportare, alterazioni all’ambiente; individuato i responsabili di inquinamenti (con conseguente denuncia all’Autorità Giudiziaria); perseguito penalmente i più gravi danni ambientali accertati”.
ult2Altra domanda del cittadino comune, “Chi è il colonnello Sergio De Caprio e perché c’è interesse sulla sua persona?”. Semplice la risposta: De Caprio è un carabiniere italiano, portato alla ribalta negli anni Novanta per le quattro serie televisive dal titolo “Ultimo” che mettevano in luce il duro lavoro dell’Arma contro la criminalità, e in special modo l’attività svolta da De Caprio quando ancora era capitano al comando del CRIMOR (Unità Militare Combattente), una sezione del ROS (Raggruppamento operativo speciale) nel corso della quale venne arrestato nel 1993 Totò Riina. Una storia, dunque, quella del colonnello De Caprio che viene da lontano, e alla quale si fa riferimento per sottolineare che l’ufficiale dei carabinieri ha un background di alto profilo e di tutto rispetto. Ebbene, a capo del “NOE” Sergio De Caprio continua la sua attività e, come ricorda Pino Corrias su “Il Fatto Quotidiano”, procede a “sorprendenti arresti, da quelli di Finmeccanica ai più recenti per gli appalti de L’Aquila. L’elenco è lungo come un film. Si comincia dai conti di Francesco Belsito, quello degli investimenti della Lega Nord in Tanzania e dei diamanti, il tesoriere del Carroccio che a forza di dissipare milioni di euro come spiccioli, ha liquidato l’intero cerchio magico di Umberto Bossi. Poi Finmeccanica. Con il clamoroso arresto di Giuseppe Orsi, l’amministratore delegato del gruppo e di Bruno Spagnolini di Agusta, indagati per una tangente di 51 milioni di euro pagata a politici indiani per una commessa di 12 elicotteri. E ancora. L’arresto di Luigi Bisignani indagato per i suoi traffici di informazioni segrete e appalti per la P4, coinvolti gli gnomi della finanza e della politica, spioni, e quel capolavoro di Alfonso Papa, deputato Pdl, che aveva un debole per i Rolex rubati. Poi le ore di confessioni di Ettore Gotti Tedeschi il potente banchiere dello Ior, interrogato sulle operazioni più riservate della banca vaticana dietro le quali i magistrati ipotizzavano il reato di riciclaggio. Le indagini sul tesoro di Massimo Ciancimino seguito fino in Romania; quelle su una banda di narcotrafficanti a Pescara, e persino quelle recentissime su Roberto Maroni, il presidente di Regione Lombardia, accusato di abuso di ufficio per aver fatto assumere due sue collaboratrici grazie a un concorso appositamente truccato. Per finire con le inchieste sulla Cpl Concordia, la ricca cooperativa rossa che incassava appalti in mezza Italia, distribuiva consulenze, teneva in conto spese il sindaco pd di Ischia, Giosi Ferrandino, e per sovrappiù comprava vino e libri da un amico speciale, l’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema. Inchieste in cui compaiono anche due sensibilissime intercettazioni tutte pubblicate in esclusiva dal Fatto lo scorso 10 luglio. La prima – 11 gennaio 2014 – è quella tra Renzi e il generale della Gdf Adinolfi, nella quali l’allora soltanto leader del Pd svelava l’intenzione di fare le scarpe a Enrico Letta per spodestarlo da Palazzo Chigi. La seconda – 5 febbraio 2014 – è quella relativa a un pranzo tra lo stesso Adinolfi, Nardella (allora vicesindaco di Firenze), Maurizio Casasco (presidente dei medici sportivi) e Vincenzo Fortunato (il superburocrate già capo di gabinetto del ministero dell’economia) in cui si faceva riferimento a ricatti attorno al presidente Napolitano per i presunti “altarini” del figlio Giulio..”.
Come non condividere dubbi e perplessità sul provvedimento di trasferimento del colonnello De Caprio? La lettera del Comando generale dei carabinieri, a firma del generale Del Sette all’ufficiale, porta la data del 4 agosto scorso, e due settimane dopo (il 18 agosto) De Caprio saluta i suoi reparti con una lettera contro i “servi sciocchi” che abusando “delle attribuzioni conferite” “calpestano le persone che avrebbero il dovere di aiutare e sostenere”.
Chi legge può trarre le sue conclusioni. Noi non azzardiamo l’ipotesi che la chiusura di una brillante carriera come quella di Sergio De Caprio possa essere la conseguenza delle rivelazioni sulle intercettazioni tra il premier e il generale della Finanza. Ipotesi che, invece, molti danno per realtà scontata…

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