Cosa è la verità?

di Guido Di Stefano

   Circa venti secoli addietro risuonò nella Regione del Mediterraneo l’eterna e tragica domanda:  “Cosa è la verità?”. Forse Ponzio Pilato, che la formulò, era un sofista-relativista-nichilista? Non sappiamo; non risulta comunque che lui (e con lui tutta l’umanità) abbia avuto risposta.

   Il tema “verità” è ciclicamente affrontato nelle aree del Mediterraneo. Circa cinque secoli prima di Cristo ne aveva disquisito in positivo e in negativo un grande Siculo (Siceliota tanti altri): Gorgia da Lentini, figlio dei suoi tempi ma avanti ad essi, filosofo classato per circa due  millenni come “semplice” sofista, grande oratore considerato un retore qualunque.

   La cultura dei regimi, in certo qual modo, lo ha punito per le sue colpe: era Siciliano, benché della Magna Grecia; con Protagora introdusse  in filosofia  il relativismo; addirittura viene indicato come  nichilista; era libero e geniale; sentiva e viveva la sua appartenenza all’umanità, nel bene e nel male.

   Senza dubbio si può considerare, in ogni epoca e cultura,  un nemico di  chiunque non intende “abbracciare” l’umanità ma mira a dominarla con l’unicità del pensiero, quello del capo.

    Scrisse tra l’altro Gorgia nel suo “Encomio di Elena” che “gli uomini retti sono onore e ornamento della città (intesa come comunità e stato), del corpo lo è la bellezza, dell’anima la saggezza, dell’azione la virtù, del pensiero la verità”. 

    Sono parole nobili, luminose, sempre valide  e tuttavia fonte di immensa tristezza: sembrerebbe che abbia preconizzato lo “status” contemporaneo della Sicilia, dell’Italia, dell’Occidente  dove tutto va in sfacelo. Resiste ancora la bellezza ma la rettitudine, la saggezza, la virtù, la verità sono sempre più evanescenti, prima fra tutte la verità.

   Proprio quella verità di cui il nostro, al termine di un vittorioso certame oratorio, disse: “La verità non esiste!”

   Non crediamo affatto che il pensatore sia andato in contraddizione con se stesso. Collegando le sue parole con il valore (pressoché infinito) che lui dava al “linguaggio” (o se vogliamo “verbo”) e con quanto pervenutoci della  sua dottrina (soprattutto nel “non essere o sulla natura”) ci sentiamo di concludere che la verità non esiste come astrazione filosofica ma è nel contempo frutto (gioiello)  e guida (maestro)  della mente dell’uomo “giusto” (in senso biblico). E poi è il dubbio che spinge l’umanità nelle sue ricerche, nel suo cammino di perfezionamento, non la certezza dogmatica.

   E la verità arricchisce la mente rendendola ancora più creativa e all’unisono diventano veicolo di bellezza, saggezza, virtù, rettitudine, libertà, luce, giustizia, fratellanza, amore, umanità, universalità.

   La verità non alberga nelle buie e impenetrabili stanze dei poteri occulti o delegati che siano: ivi dimorano i segreti (specie di stato) o addirittura le menzogne, che artatamente vengono elargite e diffuse con grandi clamori. E’ facile e di grande effetto (elettorale?) dichiarare oggi che il governo sta lavorando affinchè tra cento o mille anni  siano sconfitte tutte le malattie note!

   La verità come gioiello del libero pensiero è nemica di ogni assolutismo precostituito e imposto; non condivide i segreti e i misteri, specie se non si possono disvelare “ope legis”.

   Non pretendiamo la “verità assoluta”, troppo grande per ogni singolo essere vivente, ma quella quotidiana, capace di raccontarci il bene e il male quotidiani e di “rigettare” , “sic et simpliciter”, i colpevoli.

   Insomma quella “porzione” di verità per la quale gli Arabi oltre un millennio fa dissero: “se vuoi che un uomo dica la verità, prima procuragli il cavallo più veloce del mondo”.  Un cavallo per sfuggire alla vendetta dei potenti (di turno) e/o ai colpevoli (di un misfatto).

   Noi, i veri popoli cullati dal Mediterraneo fin dalla notte dei tempi, ci siamo ciclicamente posto il problema della VERITÀ per il nostro bene e per il bene di tutto il genere umano, ricevendone in cambio offese, oltraggi, derisione, oppressione da troppi occidentali ingrati quando non ignoranti. A volte ci assale il dubbio che le grandi distruzioni delle radici “mediterranee” siano gradite a tanti “senza radici” per distruggerci: perché l’essere senza passato non ha presente e non può aspirare al futuro.

   La VERITÀ affonda le sue radici nel passato e mostra le sue chiome al presente; troppi insipienti, incapaci di vivere l’oggi da esseri umani,  distruggono insensibili le antiche radici e sfrondano arroganti le (ormai) pallide chiome.

   Cos’è la verità?

   Parlando da esseri umani: è il nostro passato, il nostro presente, il nostro futuro. E sta sparendo del tutto: nell’indifferenza generale (occidentale?),  purtroppo!

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