Quanto vale la Sicilia per gli altri?

di Salvo Barbagallo

Quanto vale la Sicilia per gli altri? Vale tanto, tanto… Vale tanto anche per i nostri, cioè per chi governa Sicilia e Siciliani. Vale tanto che, qualunque cosa accada o possa accadere, i nostri non mollano la poltrona sulla quale stanno seduti: alla gestione del potere non si può rinunciare. No, chi ha governato fino ad oggi i Siciliani non ha dimostrato di avere operato per il loro benessere, per il loro sviluppo. Chi ha governato probabilmente non ci ha neanche provato. Non chiedete a noi cosa hanno fatto e fanno i governanti: non sapremmo darvi una risposta soddisfacente. Non chiedetelo neanche ai governanti quel che hanno fatto o fanno: nella migliore delle ipotesi vi diranno che sono al servizio della comunità. Ma – questo è certo, prova provata – la collettività i benefici non li ha visti e non li vede. E’ solo millantato credito.

La Sicilia è un bene prezioso con quello che già contiene: dal sottosuolo al mare, lo ricorda il lavorìo continuo delle trivelle che estraggono petrolio; lo ricorda, per la sua posizione geografica nel Mediterraneo, la cinquantennale presenza militare americana sul territorio; lo sanno i migranti che si avventurano pericolosamente nelle acque dell’ex Mare Nostrum per raggiungere le coste dell’Isola; lo sanno i governanti nazionali perché da questo territorio attingono linfa vitale; lo sanno le multinazionali che controllano l’approvvigionamento dei supermercati; lo sanno i tour operator che indirizzano i turisti in questo estremo sud e le Compagnie aeree con i loro collegamenti nazionali e internazionali. Lo sanno tutti che la Sicilia è una inestimabile fonte di guadagni e a questa fonte attingono a piene mani risorse di vario genere affaristi, speculatori, politici, politicanti, avventurieri e trafficanti.

La giornalista Angela Mauro in un articolo su “Huffington Post” di due giorni addietro ha definito i presidenti delle regioni meridionali i governanti “borboni” con riferimento al Regno delle due Sicilie. Se Angela Mauro parla di Carlo di Borbone re di Spagna (1759), succeduto a Filippo V, si deve dire che passò alla storia per le sue riforme riparatrici di malanni secolari; se parla di Ferdinando I delle Due Sicilie, che regnò lungamente fino al 1825, si deve dire che fu un re che pensava alla sua gente e sapeva tenerla unita. Non conosciamo le figure degli attuali governanti delle Regioni al di là dello Stretto di Messina, ma paragonare per esempio (anche solo in teoria) un Rosario Crocetta a un “Borbone” significa voler tradire la storia. In Sicilia non ci sono “re”, ma ci sono solo “vassalli” dei detentori del “vero” potere che risiedono altrove.

La Sicilia ha un alto valore, è un “bene prezioso”, un “tesoro”, ma non per i Siciliani, forse per quanti li rappresentano che si accontentano di briciole elargite pur di rimanere seduti nelle poltrone che (chissà come) sono riusciti a conquistare.

Forse un ritorno al passato non costituirebbe un male, viste le condizioni di questo presente. Purtroppo c’è l’Unità del Paese alla quale tutti si appellano, alla quale pochi credono veramente e della quale molti farebbero a meno.

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