Piccole cose di casa nostra

Di Salvo Barbagallo

Osservando ciò che accade in Italia, in Europa, nei vicini Paesi del Mediterraneo, e anche oltre, più lontano, appaiono quasi insignificanti le problematiche che riguardano la Sicilia. Eppure, a un esame più attento e consapevole, ci si rende conto che diversi punti focali toccano la nostra Isola per diramarsi, dopo, su uno scenario internazionale: migranti e stabile presenza militare USA costituiscono la prova più pesante di una situazione che molti vogliono ignorare. Perché? Semplice rispondere: è scomodo discuterne, è pericoloso discuterne in quanto si rischierebbe di mettere in moto meccanismi che potrebbero compromettere interessi (militari, economici) di alti livelli. Discutere di tali argomenti equivarrebbe a mettere a repentaglio equilibri che si ritengono consolidati da decenni.

La Sicilia non è un’isola “insignificante”: nello scacchiere mondiale dai tempi antichi ad oggi ha giocato sempre un ruolo fondamentale. Il mare che circonda la Sicilia, il Mediterraneo, è stata culla di civiltà come è stato (e ancora è) punto cruciale d’incontro e scontro di civiltà dalla cultura diversa. La Sicilia è (oggi più che mai) baluardo e confine del mondo occidentale, sentinella e ultimo avamposto di una realtà che in tanti cercano di sopprimere. Una realtà che non è solo territoriale. In Sicilia, nel lontano 1943, si giocarono le sorti del secondo conflitto mondiale, dalla Sicilia ebbe inizio il vero attacco alla dittatura nazista che si stava impadronendo (grazie pure alla nefasta complicità del regime fascista) dell’intero pianeta. E’ la Sicilia di oggi che dovrà fronteggiare l’avanzata della feroce jihad islamica.

Di cosa stiamo parlando?

giogio3Certo, in questo momento gli occhi sono puntati sulla questione di una Grecia che cerca (legittimamente) un’ancora di salvezza in un’Europa dominata (anche se non militarmente) dalla Germania, ma le “piccole” cose di casa nostra che continuano a essere ignorate, per noi Siciliani hanno un peso consistente. Un “peso” che, purtroppo, viene ignorato dalla classe politica isolana e, soprattutto,  da chi governa la regione impelagato in faide per la conquista o il mantenimento di un inesistente potere.

Così la questione migranti riguarda solo chi ci specula e ci guadagna, mentre la “questione militare” riguarda il “vero” potere, quello del Governo centrale che tace anche quando viene sollecitato a dare risposte. Proprio oggi Il Cga di Palermo, il massimo organo della giustizia amministrativa della Sicilia, deve decidere se accogliere o rigettare il ricorso del Ministero della Difesa contro la sentenza del Tar che ha bloccato i lavori del MUOS, l’impianto per il controllo satellitare degli Usa già installato a Niscemi. Riflettete: il TAR blocca i lavori e chi si oppone alla sentenza? Proprio il ministero della Difesa italiano! Sembra un paradosso e non lo è. Ci si chiede solamente: quali “veri” interessi persegue il Governo italiano?

Da un servizio di “LiveSicilia” apprendiamo che a Sigonella sono stati rischierati i “Predator”, i droni con sistemi a pilotaggio remoto (APR) e un’aliquota di personale operativo del 28° gruppo volo di Amendola dell’Aviazione militare italiana. I velivoli senza pilota sono attualmente impiegati in attività di intelligence e sorveglianza nel Mediterraneo in funzione di “ricerca” dei barconi dei migranti provenienti dalla Libia. Una funzione che è stata assolta da parecchi anni a questa parte dagli  “Atlantic Breguet” del 41° Stormo Antisom: questi formidabili velivoli pattugliatore ognitempo a lungo raggio, progettato principalmente per l’impiego marittimo antisommergibili, sono stati messi in naftalina? Possibile. Ma ci chiediamo ancora una volta, e dopo tanta, tante volte, cosa ci stanno a fare da anni a Sigonella, nell’autonoma base USA Naval Air Station i micidiali e fortemente armati Global Hawk, dal momento che quelli programmati dalla stessa NATO non sono ancora stati schierati? MUOS e Naval Air Station sono solo due “piccole” cose di casa nostra: piccole cose delle quali governanti nazionali e regionali non danno conto ai Siciliani, imponendo una servitù militare che in Sicilia nessuno vuole ma che i Siciliani mette ad alto rischio.

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