Matteo Renzi blinda gli indagati

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Di Salvo Barbagallo

Al sottosegretario Giuseppe Castiglione indagato dalla magistratura perché “coinvolto” nell’indagine su “Mafia Capitale” è stato chiesto da più parti di fare un passo indietro, cioè di dimettersi dal suo ruolo istituzionale. Il sottosegretario (NCD-Governo Renzi) chiede che si “faccia luce” sulla vicenda e dichiara “Io non mi dimetto”!

Ed ha ragione Giuseppe Castiglione: perché dovrebbe dimettersi: per una questione morale? Quale “morale”, quella dell’Italia che fa eleggere gli “impresentabili” riconosciuti come tali?  O la “morale” alla quale fa riferimento il Capo dello Stato? Sergio Mattarella è stato chiaro: “Il contrasto all’illegalità e alla corruzione deve essere severo” e bisogna recuperare “il bene comune che si fonda su legalità e trasparenza. Dobbiamo recuperare, pur nel confronto a volte acceso, il senso del bene comune. E dobbiamo sapere che esso si fonda sulla legalità, sulla trasparenza. Il contrasto alla corruzione deve essere severo, nel nome del diritto e della libertà che la corruzione sottrae a ciascuno di noi”.

Il premier Matteo Renzi dal canto suo dichiara; “Non chiederò mai le dimissioni per un avviso di garanzia. Io ho anche un padre indagato a Genova. Se ragiono su avvisi di garanzia i miei figli non avrebbero dovuto vedere il nonno. Ho 5 sottosegretari indagati io credo che un cittadino è innocente fino a prova contraria”. 

Il Presidente della Repubblica è stato chiaro ma, dall’alto dei suoi 74 anni, con la sua esperienza di politico di lungo corso, con le sue origini “siciliane”, dovrebbe ricordare che in passato – e quindi nel presente, in un ben definito continuum – illegalità e corruzione sono state alimentate dai partiti, dalla politica e dagli stessi politici. In questo campo la non dimenticata Democrazia Cristiana è stata grande maestra. Pertanto, uno scandalo in più o in meno non cambia lo stato delle cose e se qualcuno avesse avuto da ridire ecco che subito sarebbe venuto in soccorso – come è accaduto – lo stesso premier Matteo Renzi che ha “blindato” Castiglione così come aveva fatto con gli altri indagati che fanno riferimento al suo governo.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e (molto marginalmente, discorrendo) lo stesso sottosegretario Castiglione (due siciliani, infine!) sanno che è impossibile recuperare il senso del bene comune perché il bene comune non porta voti, né consenso plebiscitario. Vogliamo dire che con il Cara di Mineo, con la complessiva speculazione sui centri d’accoglienza dei migranti, e con Mafia Capitale nel suo insieme, si è toccato solo una tesserina dell’enorme mosaico del malaffare politico in Italia. Purtroppo per i politici gli Italiani si sono resi conto con chi hanno a che fare: per il cinquanta per cento degli Italiani la figura del “politico” è l’equivalente della rappresentazione dei “pirati” di Salgariana memoria. Per fortuna dei politici, gli Italiani pur essendo consapevoli reagiscono male: non vanno a votare, e ai politici che detestano fanno una cortesia incommensurabile, facendo crescere a dismisura il clientelismo nato all’interno delle segreterie di leader e portaborse.

Non fa “scandalo” Giuseppe Castiglione “indagato”, e allo stesso sottosegretario all’Agricoltura del governo Renzi l’indagine della magistratura sta portando qualcosa di inaspettato: la notorietà in campo nazionale. Da sconosciuto componente del Parlamento Giuseppe Castiglione, più noto in precedenza come genero dell’ex sindaco di Bronte Pino Firrarello, è assurto ora agli onori della ribalta italiana: in termini elettorali saprà trarne una sicura spinta in avanti. E’ questo il risvolto della medaglia.

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