Quali diritti e speranze?

Quali diritti e speranze per i fieri ma poveri sudditi dei devastati feudi del coloniale vicereame siculo?

di Guido Di Stefano

    Temiamo che la risposta chiara ed esauriente alla predetta domanda potrebbe essere presentata anche in una pagina bianca: bianca nel senso di rappresentativa del vuoto, del nulla.

   Comunque vogliamo focalizzare la domanda non riusciamo in questo momento a trovare risposta positiva: quotidianità e straordinarietà, progettualità e improvvisazione, certezze e dubbi, programmi e ciarle, speranza e disperazione, vita e morte si perdono nelle profonde voragini del nulla assoluto. Quel nulla assoluto oceanico, senza fondo e senza approdi, che alcuni  esseri  (essi di umano hanno solo l’apparenza)  hanno  concepito e concretizzato. E ci invitano continuamente  a nuotare felici in esso, unico “contenitore” di verità – giustizia – bene – felicità. Tanto loro non annegheranno: le loro strade li  allontanano dai marosi; le loro fortezze sono su rocce inaccessibili; i loro rifugi (veri palazzi) sono ben posizionati; e poi mai mancheranno  ali-ruote-scafi amici e disinteressati, perché il suono dei metalli magico fu, è, sarà!

    Abbiamo scritto prima di vita e morte.

    Si economizza su tutto, proprio su tutto; stranamente però non spariscono sprechi e privilegi.

   Volete un servizio per la vita (e non per la morte)? Telefonate, prenotatevi e cercate di vivere almeno fino all’accertamento.

   Evitate accuratamente incidenti e malori repentini e non programmati: rischiate di non trovare posto e viaggiare per ore. Non pretenderete certamente che ad ogni ora del giorno e della notte un elicottero sia immediatamente disponibile per ogni “schiavo” che si sente moribondo! Qualche elicottero potrebbe essere ad Alghero o a Messina o sull’Etna o chissà dove per qualche “nobile” generico o addirittura qualche feudatario che ha sempre giurato fedeltà alla “vice-corona” da chiunque portata!

  Tanti sono i casi di cui non si occupano le cronache, specie quando mancano denunce all’autorità giudiziaria: perché la situazione si risolve o semplicemente perché non ci scappa il morto, o perché i poveri  servi non hanno più energie, tempo,  denaro  e (speriamo non succeda) conoscenze per fare valere i loro diritti.

   Succede: dalla periferia o dai confini del feudo catanese gli “impazienti” pazienti piombano a Bronte (in “leggero” o spinto disarmo) per essere dirottati un poco oltre Catania (mancano i posti): Caltagirone, Militello, Lentini, Siracusa i nomi che abbiamo ascoltato. Altri provenienti dal vicino feudo di Messina hanno i loro (spontanei o meno) pellegrinaggi.

    E poi leggiamo di infezioni post-operatorie con decesso: e quelle senza decesso vengono segnalate da qualcuno?

    Si dice, si vocifera che si sono aumentati i risparmi nella sanità. Boh!

    Non sarà che  i disagi, le sofferenze, la sopraggiunta (eventualmente per ritardi) incurabilità, le morti degli schiavi  secondo nuove teorie buoniste-perbeniste-illuminate (a noi sfuggite) si classificano automaticamente come risparmi? E noi che credevamo che per risparmio dovessero intendersi i risultati: più alto numero di vite salvate, più guarigioni conseguite, più giorni di vita “umana” a parità di spese!

   Ma perché stupirci?  Con questo andazzo diventerà  obbligatoria la prenotazione anche per morire, così da evitare la lista di attesa per l’inumazione.

   Ogni popolo ha i governanti (e/o amministratori) che si merita. E noi magari abbiamo scelto o non scelto  per viltà, per ignavia, per compiacente complicità, per  egoismi, per interessi di bottega-casta-lobby. Siamo variamente colpevoli: chissà quante volte abbiamo venduto dignità, libertà, giustizia, fratellanza, onore, eguaglianza, comprensione, solidarietà, amore , il volto divino dell’umanità per una ipocrita lode e una energica pacca sulle spalle o per motivi più biechi: come dei servi  sottomessi e docili.

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