Barconi migranti, Sigonella dorme

sigonella-drone-hangardi Salvo Barbagallo

Migranti: chi si attendeva l’approvazione di misure d’emergenza-urgenti dal vertice europeo straordinario di Bruxelles probabilmente è rimasto deluso. Dal summit sono scaturite poche decisioni risolutive: l’aumento dei fondi (triplicati) per l’Operazione Triton, e il rafforzamento dei mezzi navali di contrasto agli scafisti. La missione resta principalmente di controllo delle frontiere. I capi di Stato e di governo convengono sulla necessità di lottare contro i trafficanti, ma ci sono molti dubbi su quale sia il sistema migliore da adottare. Tempi decisamente  lunghi – forse mesi e mesi – per mettere in piedi una missione di Politica europea di sicurezza e difesa comune. Si è, dunque, ancora alla ricerca di soluzioni per “tamponare” il flusso dei fuggitivi (noi preferiamo chiamarli così, non migranti o clandestini) provenienti dalla Libia, e ci chiediamo a cosa sono servite fino ad ora le operazioni “Mare nostrum” o “Triton” se non a “tamponare”, ma di certo non a risolvere. Ci siamo chiesti, e continuiamo a chiederci, il perché non viene messo in discussione l’argomento “prevenzione”: il termine “prevenzione” sembra fuori moda? Eppure gli strumenti di prevenzione ci sono, e allora ci  siamo chiesti il perché della inutilizzata presenza di mezzi militari italiani e “alleati” che già da tempo avrebbero potuto svolgere “missioni” di vigilanza e di distruzione dei barconi prima della loro partenza dalla Libia. “Missioni” che ora stanno incominciando ad essere esaminate, così come verranno vagliati altri strumenti che possono essere ritenuti validi e di possibile applicazione per porre un freno decisivo ai viaggi della morte.

In Sicilia i mezzi militari italiani ci sono: sono i velivoli Atlantic Breguet del 41° Stormo dell’Aviazione militare, gli elicotteri di Maristaeli. Mezzi che da anni hanno mutato il loro ruolo – quello “antisom” -, operando principalmente per il soccorso in mare. Ora si è avanzata l’ipotesi di usare i droni per colpire e affondare i barconi dei trafficanti di esseri umani prima che partano dalle coste nordafricane, ma c’è l’inghippo che i droni “italiani”, i “Predator-Reaper” non sono armati e non possono essere armati fino all’anno prossimo, sempre che gli Stati Uniti diano il “permesso” per farlo. Non comprendiamo il perché un Paese sovrano come è (o dovrebbe essere) l’Italia abbia bisogno di un “nulla osta” speciale made in USA per potere utilizzare i droni per tale finalità. Non comprendiamo quale possa essere la “logica” o la “ragione” di un “veto” in questo senso, là dove gli Stati Uniti d’America sono “alleati” dell’Italia, a un punto tale che il nostro Governo dal dopoguerra ha ceduto pezzi del suo territorio per “ospitare” in piena autonomia installazioni militari statunitensi. Non comprendiamo il perché siano stanziati stabilmente a Sigonella da diversi anni numerosi droni – i temibili “Global Hakws” – con capacità belliche di alta tecnologia, mentre si sconosce quale sia la loro effettiva operatività e nessuno ministro dell’attuale Governo italiano ne chieda l’utilizzo per distruggere le imbarcazioni dei trafficanti prima che imbarchino ancora migliaia e migliaia d’esseri umani. Sigonella viene lasciata dormiente in questa circostanza, e il Governo (sempre a quel che risulta) non ha mai pensato di utilizzare il grande potenziale che possiede. Perché?

I droni in possesso dall’Italia (ovviamente) provengono dagli Stati Uniti; Come ricorda il quotidiano “Corriere della Sera”, il nostro Paese “nel 2011 ha avviato le procedure per ottenere dagli Usa l’autorizzazione (cioè la tecnologia) ad armare i “Reaper” di missili. La decisione spetta a una Commissione del Senato americano, che non l’ha ancora presa. I nostri governi non hanno insistito più di tanto: non c’erano ragioni di urgenza e c’erano ovviamente problemi di costo…”. Bene. Ma i “Global Hakws” di Sigonella (quantomeno, in cambio dell’ospitalità loro concessa) potrebbero operare in ogni momento. Se lo volessero…All’anima dell’alleanza: gli Stati Uniti d’America pensano (a quanto pare…) a farsi solo i cavolacci loro, non certo quelli dell’Italia o dell’Europa!

C’è anche altro. L’ex presidente di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini in una intervista al quotidiano “Il Tempo” rivela che “Esiste un sistema avanzato di controllo delle frontiere costituito da radar, sensori a infrarossi e sistemi di comando a tre livelli”, a suo tempo commissionato da Muhammar Gheddafi e realizzato da Finmeccanica. Queste apparecchiature si troverebbero parte in un deposito a Bengasi e parte in Italia dove sono rimaste dopo la caduta di Gheddafi: “Basterebbe attivarlo e gran parte dei problemi sarebbero risolti “, ha spiegato  Guarguaglini.

Insomma, è un volersi prendere in giro, oppure a molti sta bene l’attuale situazione. Una situazione che si trascina da anni alla quale non si può, o non si vuole porre la parola “fine”.

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