In due mesi 470 morti senza nome

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Di Salvo Barbagallo

L’Agenzia di stampa Ansa batte sette righe e mezza per informare che in due mesi, dall’inizio di questo 2015,  le acque del Mediterraneo, a poca distanza dalle coste siciliane, hanno inghiottito 470 migranti. I dati sono stati forniti dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite che ha ricordato che lo scorso anno, nello stesso periodo, le vittime furono quindici. La notizia diffusa dall’Agenzia di stampa è stata raccolta da pochi giornali e in via del tutto marginale: non impressiona ormai il “numero” dei disperati che perdono la vita cercando di raggiungere la Sicilia, partendo dai territori della Libia controllati dagli uomini del Califfato, spinti su barconi fatiscenti sotto la minaccia delle armi degli jihadisti. Sono morti senza nome, sono sconosciuti dei quali non si ricorderà la storia, morti che non avranno tomba.

Si continua a ripetere “è allarme migranti”, e”l’Italia riceverà 200mila persone irregolari nel 2015″, ha riferito il ministro spagnolo Fernandez Diaz a margine del consiglio Affari interni Ue.  Si continuano ad avanzare proposte per affrontare la situazione. Il ministro Angelino Alfano è dell’avviso che occorre creare campi profughi in Africa dove “si facciano le richieste di asilo e lì si dica sì o no. Quelli a cui si dice no restano, quelli a cui si dice di sì devono essere ripartiti in modo equo tra i Paesi Ue. Non è un’azione che si può immaginare facciano solo i governi o gli Stati ma sarà indispensabile il supporto delle organizzazioni umanitarie multilaterali“. L’organizzazione delle Nazioni Unite suggerisce “un’importante operazione di ricerca e soccorso europea nel Mediterraneo simile all’operazione Mare Nostrum” e la messa in pratica di “un sistema europeo per compensare le perdite economiche subite dalle compagnie di navigazione coinvolte nel salvataggio in mare” dei migranti. Vincent Cochetel, Direttore del Bureau Unhcr per l’Europa afferma che “Il mantenimento dello status quo non è un’opzione praticabile. Non agire di fronte a queste sfide comporta solamente la morte di altre persone.”

Le cose che si sanno, le cose che non si fanno. Da tempo non ci sono più alibi per la questione dei disperati, dei migranti che (volenti o nolenti) devono salpare dalla Libia in cerca di un approdo sicuro. Per questo bisogna rimodulare gli interventi in mare: la missione umanitaria che innalza la bandiera di Frontex, l’Agenzia europea delle frontiere che ha sostituito la “Mare Nostrum”, più contenuta in termini di mezzi impiegati e raggio d’azione, ha suscitato polemiche. Doveva essere la soluzione per fermare gli sbarchi, soprattutto per scoraggiare le partenze dall’Africa ed evitare nuove tragedie in mare. Invece l’operazione “Triton” non ha dato, almeno per ora, i risultati sperati. Quante altre “soluzioni politiche” andranno in fumo prima della prossima tragedia?

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