Caos migranti: salvarli, controllarli, assisterli

migranti (1)Di Salvo Barbagallo

Mediterraneo mare di morte e di speranza

Le cose che si sanno, le cose che non si fanno. Ora non ci sono più alibi per la questione dei disperati, dei migranti che (volenti o nolenti) devono salpare dalla Libia in cerca di un approdo sicuro, se non di un futuro certo: in centinaia di migliaia affronteranno le acque infide del Mediterraneo, e molti non giungeranno mai sulle sponde più vicine, quelle della Sicilia. Ma la massa enorme che riuscirà a raggiungere la Sicilia dovrà essere accolta, rifocillata e sistemata nel migliore dei modi. L’enorme flusso di migranti che si riverserà nell’Isola è certo, non è un’ipotesi campata in aria, e non è solo per le minacce dell’Isis. Quel che è altrettanto certo: le strutture di accoglienza non sono già sufficienti ora e da domani saranno assolutamente inadeguate a contenere il crescente numeri di migranti. Cose certe che si sanno ma, a quel che risulta, non è stato messo in atto un concreto piano d’emergenza per fronteggiare la situazione che si verrà a creare. Non stiamo parlando dei problemi di sicurezza che sono pesanti, visti i “programmi” del Califfato nero, ma stiamo sottolineando la necessità di accogliere nel modo opportuno tutti quei disperati che riusciranno a lasciare la Libia e giungere sino al nostro Paese.

Non è solo una questione di strutture fisiche – cioè centri di accoglienza – che mancano e che si dovrebbero incentivare in tempi strettissimi, è ora più che mai anche una questione di “sicurezza sanitaria”: occorre personale per effettuare i dovuti controlli su coloro che riusciranno a “rifugiarsi” nel nostro territorio. Lampedusa è in stato di allerta “scabbia”: fra gli ultimi migranti sbarcati un gruppo accusa prurito intenso ed eruzioni cutanee, sintomi tipici dell’infezione. Per costoro – una cinquantina di persone – è stato disposto il blocco sanitario fino a quando i controlli sanitari non saranno conclusi. Sono segnali che dovrebbero essere colti per trovare immediate soluzioni, prima che possa accadere il peggio. Sono 924 i migranti giunti a Lampedusa in meno di 20 ore. Si tratta dei profughi — complessivamente 2.100 su 17 barconi — che erano stati salvati, fra sabato e domenica, a 100 e 120 miglia dalla più grande delle isole Pelagie, in acque libiche. Nel centro di accoglienza  ci sono oltre 1.100 profughi: la struttura ne dovrebbe ospitare soltanto 250.

I responsabili della sicurezza non sottovalutano anche i pericoli che arrivano dai trafficanti di uomini, nella maggior parte ex miliziani del regime: si prevede un esodo di massa, almeno duecentomila stranieri caricati sui barconi e mandati verso l’Europa. Persone arrivate in Libia nei mesi scorsi con la prospettiva di imbarcarsi e adesso ammassate nei porti per costringerle a partire proprio nel tentativo di creare una situazione di caos. Tra loro, migliaia di egiziani in fuga per il terrore di essere sequestrati e uccisi che non riescono a rientrare in patria perché dovrebbero passare dalle zone già occupate dai fondamentalisti dell’Isis.

Dall’inizio dell’anno si sono avuti in Sicilia 58 sbarchi per un totale di 6.176 immigrati. Come dire, un aumento del 100 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, durante il quale ci fu già il record di arrivi.

In questo momento alla catastrofe migranti si può rispondere con sole tre parole: salvarli, controllarli, assisterli. Non ci sono vie di mezzo.

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