Il “rottamato” contro il “nuovo”?

renziDi Salvo Barbagallo

Nell’esercito dei personaggi che hanno “fatto” la politica degli anni passati ci sono protagonisti che non hanno più l’onore delle cronache e appaiono solo quando strumentalmente tornano utili ai sofismi retorici dell’uomo del giorno che i mass media vogliono privilegiare.

E’ un termine brutto “rottamare”; significa “destinato alla demolizione”, secondo il dizionario Treccani, e si usa quasi sempre per cose materiali (veicoli, frigoriferi…). Rottamare un essere umano appare innaturale. Il dizionario Sabatini Coletti definisce il “rottamare” come il “raccogliere rottami di metallo per riutilizzarli in fonderia”: uno spiraglio utilitaristico che non nega un futuro agli oggetti. Nella vita “umana” politica per i “rottamati” non dovrebbe esserci alcuna speranza: è possibile? Non lo crediamo: la natura umana dello sconfitto, nella maggior parte dei casi, mira alla rivincita, tende alla rivalsa.

L’esercito dei “rottamati” di prestigio (e di quelli che si vuole ancora rottamare)  a tutt’oggi ha un peso: Prodi, D’Alema, Bersani, Monti, Casini, Di Pietro (missing…), Fini (missing…), Bossi (missing…). Anche Berlusconi (che lo voglia ammettere, o no) è stato “rottamato” dal “nuovo” emergente.

Il “nuovo”? Grillo (già tramontato), Renzi, Salvini, Boldrini sulla cresta dell’onda. Una pattuglia, il “nuovo”, che si è imposta e si impone sullo scenario politico con veemenza e spesso con arroganza. Un quadro, a nostro avviso, non certo esaltante alla vigilia dell’elezione del Capo dello Stato.

C’è chi si chiede se Berlusconi, in questo delicato momento, possa determinare assetti ed equilibri politici in Italia: e chi lo può dire? Il “mercato” politico non è stabile, è fluttuante: l’imprevisto potrebbe essere dietro l’angolo senza che nessuno se ne stia accorgendo. Non è tanto la consistenza politica delle singole componenti in campo, quanto la credibilità di chi sta alla guida e della potenzialità di aggregazione che riesce a ottenere.

La fortuna dei Matteo Renzi e Matteo Salvini consiste nella mancanza di alternativa: l’esercito dei “rottamati” (di sinistra o di destra), infatti, ha scarse probabilità di tornare a imporsi. Certo, giocherà le (poche) carte che ha in mano, ma non avrà la forza di mutare il corso dei prossimi eventi politici. Ecco che diventa fondamentale la scelta del “nome” che dovrà sostituire Giorgio Napolitano nel suo ruolo di Presidente della Repubblica Italiana. Una partita aperta che si sta giocando senza (apparenti) colpi di scena: una partita sotterranea dove sicuramente il “compromesso” la farà da padrone.

Dalla Sicilia le questioni dei Palazzi romani sono lontane: c’è indifferenza verso la problematiche nazionali, quasi che la Sicilia fosse un Paese a sé stante, e non certo per la sua “Autonomia” cartacea. Chi rappresenta la Sicilia nella Capitale è un “rottamato” per sua natura, anche se qua e là nel tempo la sua presenza è stata significativa: Alfano fa da supporto a Renzi, nell’Isola è come se non esistesse, la Finocchiaro è “invisibile” nelle sue attività politiche, l’ex ministro Enzo Bianco si è auto emarginato nei compiti di sindaco di un capoluogo controverso per Dna, resta Crocetta presidente della Regione che quel che fa lo sa solo lui e pochi intimi. In compenso (ma anche questa “rottomata” forse senza rendersene conto) resta l’accoppiata inossidabile Firrarello-Castiglione, che perde pezzi a favore dell’europarlamentare La Via. In Sicilia solo giochi di basso profilo a fronte di una situazione socio-economica-politica indirizzata inesorabilmente verso il baratro. E’ il viale del tramonto per tanti personaggi che hanno avuto voce in capitolo: il guaio è che all’orizzonte non si intravede nulla di “nuovo”. Resta, alla fine, il consueto quotidiano, costantemente nell’indifferenza generale.

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