2015: l’anno che avremo punta sull’Uomo che verrà

quirinaleDi Salvo Barbagallo

2015 appena iniziato: l’anno che avremo dipenderà molto dall’Uomo che verrà, dall’Uomo che andrà a prendere il posto di Giorgio Napolitano per il cui addio moltissimi italiani non hanno rimpianti.

Così come la Chiesa cattolica sperava in un cambiamento reale del suo modo di porsi nei confronti dell’Umanità, e il cambiamento è avvenuto grazie a papa Ratzinger che ha aperto la strada a Papa Francesco, che il cambiamento lo mostra ogni giorno che passa, anche l’Italia avrebbe bisogno di un Presidente che si occupasse di tutti gli italiani e non di una parte, quale che fosse. La Chiesa – e non stiamo parlando di religione – ha compreso pienamente che per essere vicino alla gente bisogna comprendere i problemi della gente e  condividere speranze e dolori in egual misura. Papa Francesco è vicino alla gente e non si stanca di indicare la via da seguire, e sostiene tenacemente che “la pace è sempre possibile”.

Lo Stato non è la Chiesa, ma chi rappresenta lo Stato ha come compito principale di creare le condizioni di unità nella collettività nazionale, e dobbiamo condividere le parole di Susanna Camusso che affermano “i diritti vanno estesi, non tolti o frantumati. E vanno riconosciuti a tutti i lavoratori senza date, senza prima, dopo, fino a …”.

Non abbiamo un Paese “unito”, e le ideologie politiche non hanno responsabilità in merito: la responsabilità delle disparità abnormi ricade sugli uomini (quelli con la “u” minuscola) che dovrebbero governare per  il bene comune, senza favorire – come accade – questa o quella parte della società “umana”, a seconda del vento che tira.

L’anno che affronteremo sicuramente per tutti sarà decisivo, in un modo o in un altro, nel bene e nel male. E molto dipenderà dall’Uomo che verrà a ricoprire quel ruolo di garante di tutti, che è proprio quello del Capo dello Stato. Purtroppo agli italiani non è dato scegliere o proporre e la questione, alla fine, si risolverà con un qualche compromesso politico, buono solo ad accontentare un po’ tutti i politici, ma presumibilmente lascerà la bocca amara in chi ancora spera che le cose possano cambiare. Di certo, prima o poi, le cose cambieranno: è il calcolo delle probabilità. E’ il termine “poi” e non il termine “prima” che allarma…

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