Chi si ricorda del MUOS di Niscemi? Anche le proteste sono state archiviate

MUOS1Di Salvo Barbagallo

Chi si ricorda del MUOS, il pericoloso impianto di trasmissione satellitare in funzione a Niscemi?  Tutto appare dimenticato, inutili le proteste che si sono avute ormai molti (fin troppi) mesi addietro, archiviate come se non si fossero mai tenute. Lo avevamo previsto, ma non è una consolazione, in questo caso, sapere come una delicata questione possa inevitabilmente concludersi. Ne torniamo a parlare affinché quel poco di memoria rimasta non vada dispersa, e affinché si possa dire in futuro (anche se non servirà a nulla) che qualcuno ha tenuto acceso il testimone su una vicenda scabrosa.

Sembrano trascorsi anni luce da quando il Presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, dichiarò:

“Il governo regionale da me presieduto non ha mai condiviso, neppure sul piano di principio, l’istallazione del Muos poichè ha ritenuto sempre che tale istallazione si inserisce in un territorio fortemente degradato per presenza di altri impianti, sul piano ambientale. Il mio governo non ha mai autorizzato alcuna richiesta relativa al Muos, questo per amore di verità. L’autorizzazione Muos è precedente al nostro insediamento. Abbiamo, fino a oggi, fatto ogni tentativo possibile per impedire la continuazione dei lavori, individuando un punto estremamente critico nel fatto che lo studio sulla salute non attendibile e, pertanto, si è concordato col governo nazionale di fare effettuare un nuovo studio affidandone la realizzazione all’Istituto Superiore di Sanità. Sulla base del parere estremamente positivo espresso da tale ente,  non era più perseguibile mantenere alcun divieto senza causare il default della Sicilia. Le autorizzazioni del governo Lombardo, infatti, avevano prodotto effetti economici e responsabilità nei confronti di terzi. Gli americani, infatti, sostengono che l’intero complesso Muos a livello mondiale costi 18 miliardi di dollari e che tale istallazione non può funzionare senza l’impianto di Niscemi. L’autorizzazione del governo precedente ha quindi prodotto legittimi interessi a favore di terzi che, in caso di diniego ad effettuare l’istallazione, hanno diritto di essere risarciti. Non avevamo altra scelta se non quella del rispetto delle leggi. Il governo regionale auspica interventi legislativi regionali – abbiamo già presentato da circa un mese un ddl – e nazionali, che possano fornire strumenti adeguati per impedire un’istallazione la cui realizzazione  non rientra nei programmi del governo Crocetta. I parlamentari, pertanto, che vogliono veramente contribuire alla causa del no Muos, piuttosto che capeggiare manifestazioni che sicuramente non
possono cambiare il piano normativo, si interessassero a proporre e fare approvare sul piano regionale e nazionale, leggi adeguate che possano realmente impedire istallazioni come il Muos, in prossimità dei centri abitati”.

Era una dichiarazione ineccepibile sul piano formale: era proprio vero che l’istallazione del “Muos” era stata fatta in tempi precedenti, ma Crocetta avrebbe dovuto sapere che al di sopra della volontà di un Presidente di Regione ci stanno gli accordi presi dal Governo nazionale, ai quali si deve sottostare e nei quali accordi non si può interferire.

Lo scorso anno scrivevamo su questo stesso sito, allorché Crocetta si era posto in posizione opposta ai deliberata nazionali: “Già il Governo Monti si era espresso in merito affermando che “non sono accettabili comportamenti che impediscano l’attuazione delle esigenze di difesa nazionale e la libera circolazione connessa a tali esigenze, tutelate dalla Costituzione”. Questa “decisione” era stata comunicata al presidente Rosario Crocetta dall’allora ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, e quindi si poteva ben immaginare che qualsiasi contrasto sarebbe stato vano. Lo aveva dimostrato anche l’allora ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, al termine di un incontro con il segretario alla Difesa degli Usa, Leon Panetta: il MUOS (Mobile User Objective System), il sistema satellitare della Marina militare Usa da installare a Niscemi ”è un asset strategico per l’Alleanza Atlantica, non solo per gli Stati Uniti. È una presenza importante che va portata avanti”.

Spiegavamo lo scorso anno, e torniamo a spiegarlo anche adesso, che cosa è il “Muos” e quando veniva a costare agli “amici” americani: “Cosa è il MUOS? Il MUOS è un sistema radar satellitare di ultima generazione formato da tre antenne paraboliche, dal diametro di 18 metri e alte all’incirca 50 metri, che avranno una potenza simile a quella degli impianti di telefonia cellulare, che operano tra i 900 Mhz e i 2 GHz, e da un’antenna elicoidale, alta 148 metri usata per le comunicazioni dei sottomarini. Nel mondo ci sono altre tre ground station del genere (una in Virginia, una alle Hawaii e l’altra in Australia) che saranno collegate tra loro grazie all’ausilio di cinque satelliti. Il Muos dovrà sostituire la NRTF, il parco di 41 antenne già esistenti nella base militare americana in questa zona della Sicilia dal 1991 che viene ancor oggi utilizzato per le comunicazioni in superficie e sott’acqua. Il terminale terrestre di Niscemi sarà una delle quattro infrastrutture sparse per il mondo che assicureranno il funzionamento dell’ultima generazione della rete satellitare in UHF (altissima frequenza) che collegherà tra loro i Centri di Comando e Controllo delle forze armate Usa, i centri logistici e gli oltre 18.000 terminali militari radio esistenti, i gruppi operativi in combattimento, i missili Cruise e i Global Hawk (UAV-velivoli senza pilota). Al progetto siciliano, la Us Navy ha destinato oltre 43 milioni di dollari, 13 dei quali per la predisposizione dell’area riservata alla stazione terrestre, del centro di controllo, dei megageneratori elettrici e di un deposito di gasolio; 30 milioni di dollari per gli shelter e l’acquisto delle attrezzature tecnologiche del sistema MUOS”.

Chi avrebbe poturo contrastare una simile situazione? Non lo avrebbe potuto fare né un presidente della Regione, né i suoi predecessori, compresi tutti coloro che non hanno mai proferito parola sulla progressiva militarizzazione della Sicilia, compresi tutti coloro (cioè tutti i Presidenti che si sono succeduti negli anni) che non hanno mai voluto rispettare e fare applicare lo Statuto Speciale Autonomistico.

DRONINon è passata in archivio solo la vicenda del MUOS, ma anche la progressiva e sconvolgente militarizzazione dell’Isola-Sicilia: nonostante le ragioni che avanzano le alte gerarchie militari italiane o della NATO, o quelle statunitense, la Sicilia si è trasformata nella piattaforme bellica più avanzata del mondo occidentale. Dalla guerra contro il libico Gheddafi a Sigonella operano i micidiali droni, i velivoli senza pilota fortemente armati, e chissà quali altri ordigni di distruzione..

Tre anni fa, senza che fosse stato ancora disciplinato l’impiego degli aeromobili a pilotaggio remoto nel sistema del traffico aereo europeo, l’Aeronautica militare e l’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac) hanno siglato un accordo tecnico per consentire l’impiego dei Global Hawk di Sigonella nell’ambito di spazi aerei “determinati” (In linea teorica si annunciava l’adozione di procedure di coordinamento tra autorità civili e militari “tese a limitare al massimo l’impatto sulle attività aeree civili” e “nel rispetto dei principi della sicurezza del volo”, anche se poi venne ammesso che per le operazioni “connesse a situazioni di crisi o di conflitto armato”, l’impiego dei droni non sarà sottoposto a limitazioni di alcun genere). I Global Hawk di Sigonella rappresentano un costante rischio insostenibile per il traffico civile e le popolazioni che risiedono nelle vicinanze degli scali utilizzati per le manovre di decollo e atterraggio e per gli stessi velivoli commerciali che utilizzano l’aeroporto di Catania Fontanarossa.

Non è, dunque, soltanto il “Caso MUOS” che è stato dimenticato, ma tutto il contesto militare che pesa sulla Sicilia. L’indifferenza generale su queste problematiche la dice lunga sui sistemi di mancata informazione che quotidianamente vengono applicati, a tutto danno di una collettività che, con sequenzialmente, non si rende conto di vivere su una polveriera e che può essere obiettivo privilegiato di quanti possibili malintenzionati intendessero contrastare questo stato di cose. Terroristi in primis.

Così è, se vi pare.

Potrebbero interessarti

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.