Muri che cadono, muri che crescono

crollo-muroDi Guido Di Stefano

   Siamo cresciuti tra le certe macerie e i sospetti veleni, amichevoli e fraterni doni  che i “buoni” amici nostri ci hanno  lasciato nel corso di di una tragica guerra, che tanta prosperità ha portato ad alcuni “buoni”.

   Dalle bocche dei testimoni (o dobbiamo chiamarli sopravvissuti?) abbiamo udito il fragore delle bombe ed il crepitio delle armi. Ci hanno raccontato la fame, mentre il loro “silenzio” improvviso ci urlava gli orrori che li avevano avuti come testimoni impotenti. C’era una tristezza infinita nei loro sguardi che tradivano anche una timida speranza ed un sommesso augurio: mai più incomprensione, odio, sangue.

  Il gelo di una guerra non combattuta ci ha accompagnati mentre la vita scorreva in trepida pace  all’ombra dei missili.

  Abbiamo vissuto il dramma dell’edificazione del muro di Berlino, dei drammi che l’anno preceduto e di quelli che l’anno seguito.

   Abbiamo visto, come pure ora vediamo, tutti i muri materiali ed immateriali; ed i più crudeli e spietati  sono spesso quelli “edificati” dai civili e democratici , popoli occidentali od occidentalizzanti: i buoni come osano definirsi.

   Prima o poi crollano i muri, perché sostanzialmente le genti non vogliono questi mostri imposti da pochi; servono però uomini tenaci e coraggiosi per destare le coscienze ed aprirle alla luce, alla verità, al bene. Michail Gorbaciov, Nelson Mandela, Martin Luther King, Mahatma Gandhi (tanto per citarne alcuni) sono l’emblema di altrettanti muri crollati: il muro di Berlino, l’apartheid, la segregazione, il colonialismo spietato. Hanno lottato contro dei muri tangibili e visibili ed hanno vinto; altri hanno provato a lottare (soli e senza clamore) contro muri non altrettanto tangibili e visibili e sono morti oppure sono stati consegnati alla loro giustizia avvolti nella nebbia di accuse, sospetti e sapienti prove: in tempi non troppo lontani.

   Sarebbe stata una grandiosa commemorazione quella relativa al venticinquennale della caduta del muro di Berlino. Sarebbe stata! Solo che certi “giovincelli” che all’epoca della sua edificazione giocavano a fare gli intellettuali sapienti ed impegnati si fossero (almeno per l’occasione) vestiti con i panni dell’ umiltà e dell’ umanità e non con quelli dell’arroganza e dell’onnipotenza. Hanno forse dimenticato che tante disgrazie e tanti muri (quasi tutti), che tormentano l’umanità, sono il lascito dei loro padri e dei padri dei loro padri? Oppure stanno seguendo scientemente le orme avite e nascondono il loro decisivo apporto nell’innalzare altri muri e scatenare nuovi conflitti?

   Si aggredisce, si inviano armi per esportare democrazia ed abbattere quelli che ieri erano capi buoni ed oggi si ritrovano cattivi tiranni:  così hanno stabilito alcuni registi potenti e così sostengono i loro fedeli seguaci (della politica e mass-media), perché tanto i popoli non scopriranno mai la verità e quant’anche la scoprissero non la capirebbero. Tante sono le guerre, tutte inique e spietate; alcune visibili e militari: Libia, Egitto, Gaza, Libano, Siria, Iraq, Ucraina; altre occulte: monetarie, finanziarie, di accaparramento beni, di classe, etniche, religiose.

   A chi servono le guerre? Ai più forti, forse; ai più spietati e meno lungimiranti specie se defilati e lontani dal fragore delle armi e dai massacri, nel tempo più immediato.

   Ma torniamo ai muri. Anch’essi sono “ideazioni” di quanti antepongono gli interessi di bottega  all’umanità ed al creato: servono per imprigionare, per escludere, per distrarre, per la conservazione di potere, privilegi, ricchezza; servono per vessare ed opprimere all’insegna di una presunta superiorità culturale, etnica, religiosa, ideologica; servono per alimentare incomprensione, intolleranza, odio; per efficacemente dividere e per comodamente e totalitaristicamente comandare.

   Non ci facciamo tanto caso, ma tanti sono gli esempi dei muri tuttora esistenti e crescenti per separare e/o  contenere o meglio  escludere: Gaza-Israele, Messico-USA, Pakistan-India, Corea Sud-Corea Nord, Russia-Ucraina, Ucraina ovest-Ucraina est, umanità-finanza, poveri-ricchi, razza A-razza B, confessioni religiose di qua-confessioni religiose di la, informati-informatori, governati-(sub)governanti. Viene “elevato” a muro (sia esso visibile o invisibile, tangibile o intangibile) tutto quello che può dare potere e ricchezza: tanto entrambi  fisicamente “non olent” (non puzzano).

   I vecchi errori sono ripresi, coltivati, esasperati dai cosiddetti “nuovi” che avanzano, assatanati (più dei loro avi e dei loro predecessori) dalla mania di opulenza e di grandezza. In un crescente delirio di onnipotenza sembrano intenzionati  a cancellare i piccoli, i poveri, quelli che producono: poi magari, essendo questi esseri degeneri i figli degli dei del potere e del denaro incapaci di produrre un chicco di grano e di piantare un chiodo, mangeranno i loro lingotti (dopo essersi sbranati tra di loro)

   C’è da restare atterriti.

   E’ una lotta impari . E’ difficile sconfiggere i nemici “invisibili”: giocano con la vita, la dignità, la libertà delle genti e non si espongono, poiché ci sono sempre quelli che pubblicamente operano per loro.

   E’ evidente che non comprendono l’essenza del creato: l’Onnipotente vuole l’uomo libero e pensante. Già, ha donato il libero arbitrio e non colleziona lingotti e distintivi: Egli è.

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