C’era una volta il Cinema. Addio ad Alain Resnais

alain-resnaisDi Salvo Barbagallo

C’era una volta il Cinema, e c’erano registi che ti facevano amare il Cinema perché ti davano di più: Il “C’era una volta” sembra l’inizio di una favola. Almeno per quelli che hanno una certa età.

Ci stiamo ricordando del Cinema in occasione della dipartita per un altro mondo di un regista francese che sicuramente la gran parte dei giovani d’oggi non ha mai sentito nominare: Alain Resnais. Aveva una bella età, 91 anni, ed era un Uomo che ha fatto Scuola e ha lasciato “qualcosa”, anche se oggi questo “qualcosa” è impolverato nelle cineteche. Certo i cinefili sanno chi è ma è un peccato, quasi un sacrilegio, che la “conoscenza” debba fermarsi ad una cerchia elitaria: la conoscenza dovrebbe essere patrimonio di tutti se si vuol conservare quel poco di civiltà che resta.
Io “conobbi” Alain Resnais per caso alla fine degli anni Cinquanta nella saletta (chissà se c’è ancora) della Stazione centrale di Milano. Quelli erano ancora gli anni quando dal profondo Sud si partiva per il lontano Nord in cerca di un lavoro (ma cosa è cambiato d’allora?) con la valigia legata con lo spago (… forse è cambiata la valigia…), e in attesa di trovare un impiego qualche pasto si saltava e tra un bussare e l’altro delle porte il tempo si doveva trascorrere. Non ricordo che film proiettavano in quella Saletta della Stazione, ma in quel tempo i film venivano accompagnati (forzatamente) da documentari, e un documentario quando mi sedetti stavano proiettando. In verità prima di “conoscere” Resnais, ma lo devo a lui, conobbi cosa era stato l’Olocausto fino a quel momento una cosa “astratta” letta da qualche parte.

“Notte e nebbia”, il documentario. E veniva descritto l’Olocausto.

notte_nebbiaOggi si sa tanto se non tutto sui campi di sterminio nazisti, ma allora i giovani (quanto meno quelli del Sud…) ben poco sapevano e nessuno li aveva informati (o “educati”) delle nefandezze accadute durante la guerra fuori dal paese. Bastavano quelle vissute in casa propria poi e si aveva voglia di dimenticare già quelle.
“Notte e nebbia” fu peggio di un pugno nello stomaco, mi fece capire che il male non ha limiti, che quello che è accaduto si può sempre ripetere, così come accade a tutt’oggi in diverse parti del mondo.
Alain Resnais forse non se ne sarà mai reso conto, ma è stato un Maestro per molti, un Maestro di vita e non solo di “Cinema”. Un Maestro che ha dato conoscenza e cultura.

Ricordarlo per i Premi che gli sono stati attribuiti è come circoscrivere in un comparto troppo stretto quanto ha fatto nei suoi lunghi anni. Bello ricordarlo andando a rivedere le sue opere, da “Notte e Nebbia” a “Hiroshima mon amour”, da “L’anno scorso a Mariembad” a “Muriel”, eccetera.

“Notte e nebbia” è un documentario della durata di trentadue minuti realizzato nel 1956 su un progetto dello storico Henri Michel e con il patrocinio del Comitée d’historie de la seconde guerre mondiale in occasione del decimo anniversario della Shoah, il genocidio del popolo ebraico. Il testo del documentario, scritto da Jean Cayrol, è letto da Michel Bouquet. Il titolo ricalca la frase di lingua tedesca Nacht und Nebel (appunto: notte e nebbia) che caratterizzò l’operazione di annientamento e l’eliminazione fisica con l’uso delle camere a nei campi concentramento della popolazione ebraica e degli oppositori del regime nazista.

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