Bentornati in casa Esposito

Bentornati in casa EspositoRaccontare di camorra e riuscire a farlo con intelligente  ironia, mettendo a nudo gli individui che ne fanno parte  per quel che sono: rozzi, ignoranti, volgari, non è una capacità che appartiene a tutti. Pino Imperatore è un maestro in questo campo e il successo dei suoi libri non mi sorprende affatto. In questo modo riesce a smitizzarli, a renderli ridicoli a cancellare l’alone quasi mistico che aleggia verso queste  organizzazioni criminali  nella fantasia dei ragazzi meno istruiti.

Il grande Manlio Sgalambro  diceva: “Eliminando il concetto di mafia restano solo i mafiosi, cioè degli individui insignificanti e spesso stupidi. Una feccia senza significato che riceve la propria luce proprio da quell’astrazione che si insiste a affermare, ignorando così che l’astrazione non si può distruggere con la polizia, la giustizia e così via, ma con una buona logica. Mentre i mafiosi, questi piccoli insignificanti individui, sì”.  L’ironia di Pino è mirata, coglie il segno, si rende efficace, brillante e fa presa sui lettori.  Protagonista dei suoi romanzi è una famiglia napoletana molto pittoresca, con il padre camorrista imbranato e il resto della famiglia che gioca con arguzia attorno alla sua figura. Quando si fa ironia è facile scadere nella banalità, nello scontato e spesso anche nel triviale. Pino invece maneggia questa materia esplosiva con grande classe, sbeffeggiando, facendo emergere le infinite contraddizioni di una società spesso vittima della prepotenza  ma a volte anche complice, seguendo la scia di altri illustri napoletani che lo hanno preceduto: il grande Totò, Achille Campanile, Massimo Troisi.

Salvo Zappulla

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