Quirico e Piccinin liberi. I gas non li ha usati Assad ma i ribelli

Quirico-SkyDi Luigi Asero

Come tutti sapranno il giornalista Domenico Quirico de “La Stampa”  e lo storico belga Pierre Piccinin sono stati rilasciati ieri dopo cinque mesi di prigionia, durante i quali non sono trapelate notizie sulle loro sorti e più volte si è temuto per la loro vita.

La giornata di Quirico è iniziata ben presto quando è stato ricevuto dal premier Enrico Letta e dal ministro degli Interni Angelino Alfano. Poi, alle 11.30 Quirico si è recato in Procura a Roma dove è sentito dal Procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dai sostituti Sergio Colaiocco e Francesco Scavo che hanno aperto un fascicolo per il reato di sequestro di persona con finalità di terrorismo.

Piccinin in un’intervista alla radio Bel Rtl in Belgio dove è già arrivato,  ha parlato di violenze molto gravi subìte dai due, e maggiormente da Quirico che per ben due volte ha dovuto temere l’immediato pericolo di vita per delle false esecuzioni subìte. In una di queste sarebbe riuscito poi a fuggire ma ricatturato due giorni dopo è stato punito molto gravemente. Non dice molto di più Piccinin ma sono chiare queste parole: “Un’odissea terrificante attraverso tutta la Siria“. “A volte ci sono state violenze fisiche molto dure (…). Umiliazioni, bullismo, finte esecuzioni. Domenico ha subito due false esecuzioni con una pistola“.

Piccinin, 40 anni, di origini italiane, docente all’Ateneo Reale di Philippeville, nel Belgio meridionale, all’emittente radiofonica qualche ora dopo il suo arrivo in patria.

Siamo stati trasferiti molte volte in diversi posti“, continua Piccinin, “non era sempre lo stesso gruppo che ci teneva prigionieri“.

Questi gruppi erano “molto violenti, molto anti-occidentali e islamici anti-cristiani. Ci trattavano come occidentali, con grande disprezzo. Certi giorni non ci hanno nemmeno dato da mangiare“.

Piccinin poi parla del suo incontro con Quirico: “Accadde a un convegno a Torino. E’ un giornalista straordinario, un grande conoscitore delle primavere arabe e degli intrecci mediorientali. Insieme abbiamo fatto otto viaggi in Siria, nel corso dei quali abbiamo visto cambiare la rivoluzione. All’inizio era un movimento democratico. Poi lo spirito positivo è evaporato, e tutto si è ridotto al tentativo di trarre il meglio per sé da queste drammatiche circostanze“.

I RIBELLI – “In assenza del sostegno dell’occidente i movimenti rivoluzionari sono stati gradualmente sostituti da cellule fondamentaliste islamiche, nelle quali sono confluiti anche gruppi marginali, delle bande di criminali. Tutto è degenerato, gli ideali sono caduti. Non volevano fare la rivoluzione, ma razziare le popolazione e trarne vantaggio“.

IL GAS NERVINO – “Non è stato Assad a usare il gas. È un dovere morale dirlo. Non è il governo di Bashar al-Assad ad avere utilizzato il gas sarin o un altro gas nella periferia di Damasco. Ne abbiamo la certezza perché abbiamo sorpreso una conversazione dei ribelli. Anche se mi costa dirlo perché dal maggio 2012 sostengo la giusta lotta della democrazia dell’esercito libero siriano. Per il momento, per una questione di etica, Domenico ed io siamo determinati a non fare uscire questa informazione”

Quando la Stampa riterrà che è venuto il momento di dare dettagli su questa informazione, lo farò anch’o in Belgio“.

Non occorre scrivere altro, citando il siciliano Luigi Pirandello “così è se vi pare…

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