La Polonia punta su shale e carbone per la sicurezza energetica

Donald_TuskDi Matteo Cazzulani

 

Il Premier polacco dichiara la necessità di investire sulle risorse di energia già presenti in territorio nazionale. Preventivate tecniche moderne per limitare l’impatto ambientale.

Non bisogna ricercare il nuovo, l’importante è sfruttare quello che si ha già, con raziocinio. Nella giornata di martedì, 10 Settembre, il Premier polacco, Donald Tusk, ha dichiarato che la Polonia punta su gas shale e carbone per rafforzare la sicurezza energetica.

Intervenuto in un evento pubblico a Katowice, la Patria del carbone polacco, il Premier Tusk ha evidenziato la necessità di sfruttare al massimo le riserve di gas non convenzionale, che, secondo le stime EIA, collocano la Polonia al primo posto nel ranking delle nazioni europee per quantità di shale posseduto, con 148 Trilioni di Piedi cubi.

Nel contempo, il Premier polacco ha sottolineato l’utilità di avvalersi del carbone secondo tecniche moderne che limitano al minimo l’impatto ambientale.

Una politica energetica razionale richiede lo sfruttamento adeguato delle risorse naturali che già si possiedono -ha dichiarato Tusk- la Polonia baserà la sua politica energetica anche sul carbone, secondo tecniche moderne che limitano il rilascio di CO2″.

La questione del carbone è un punto dirimente nei rapporti tra la Polonia e la Commissione Europea, che ha richiesto al Governo polacco di limitare l’uso del materiale nero per decrementare le emissioni inquinanti.

La Polonia, che produce gran parte della sua energia dal carbone, ha illustrato come la rinuncia al materiale nero comporti l’incremento della dipendenza dalle forniture di gas dalla Russia: un Paese che si avvale dell’oro blu per assoggettare geopoliticamente l’Europa Centro-Orientale.

Differente il discorso per quanto riguarda il gas shale, che, come testimoniato dai primi test della compagnia irlandese San Leon, è presente in Polonia in ampie quantità.

Molte delle compagnie esperte nello sfruttamento dello shale, come il colosso statunitense ExxonMobil, dopo un primo interesse hanno abbandonato la ricerca di gas non convenzionale in Polonia, probabilmente perché spinte dalla Russia a tale passo.

Con lo sfruttamento del gas shale, per cui il Governo polacco ha stanziato 12,3 Miliardi di Euro, la Polonia ha infatti la possibilità di diminuire sensibilmente la dipendenza dalla Russia e, nel contempo, garantire agli altri Paesi dell’Unione Europea cospicue forniture di oro blu.

Anche LNG, mercato unico UE e nucleare

Oltre allo shale e al carbone, la Polonia ha deciso di investire sull’importazione di gas liquefatto da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America, con la costruzione di un rigassificatore a Swinoujscie, in Pomerania.

Inoltre, la Polonia ha aderito al progetto della Commissione Europea per l’unificazione dei gasdotti nazionali con quelli degli altri Paesi UE, così da rafforzare il mercato unico del gas dell’Unione.

Infine, la Polonia ha riposto attenzione anche sul nucleare, con l’erogazione di 12 Miliardi di Euro per la realizzazione delle sue prime due centrali nucleari.

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