Berlusconi: non si è capito? È solo tiro al piccione

D'ALEMA 1Di Salvo Barbagallo

L’Italia, tutto sommato, è il Paese degli ipocriti: tutti predicano la “pacificazione”, ma quanti la vogliono veramente?

Uno dei pochi che parla chiaramente è Massimo D’Alema, che dice apertamente a Berlusconi di andarsene ai “domiciliari”, come dire non rompere più le scatole. Gli italiani hanno dimenticato cosa vuol dire “politico di professione”?

È facile rimettersi in gareggiata: Massimo D’Alema è uno di questi. Un ex giovane nato dopo la fine del secondo conflitto mondiale (Roma 20 aprile 1949), giornalista (manco a dirlo), È stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Comunista Italiana dal 1975 al 1980; è stato Presidente del Consiglio dei Ministri dal 21 ottobre 1998 al 25 aprile 2000, primo ed unico esponente del, già allora disciolto, Partito Comunista Italiano a ricoprire tale carica; è stato ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio del governo Prodi II (17 maggio 2006 – 8 maggio 2008); è stato segretario nazionale del Partito Democratico della Sinistra dal 1994 al 1998 e presidente dei Democratici di Sinistra dal 2000 al 2007; dal 26 gennaio 2010 al 15 marzo 2013 ha ricoperto la carica di Presidente del COPASIR; è vicepresidente dell’Internazionale Socialista. Un curriculum di tutto rispetto, ma cosa ha dato agli italiani ricoprendo tutti gli importanti ruoli sin da quando era un ragazzino? Al PCI, a suo tempo, ha sicuramente dato; al PD ha sicuramente dato, ma non tutti gli italiani sono stati comunisti o simpatizzanti del PD. Nulla da togliere indubbiamente alla sua appartenenza politica: siamo (o, almeno, dovremmo essere) in un Paese democratico. Nessuno, quindi, può negare che Massimo D’Alema sia un Uomo di “parte”, e pertanto più che legittimo che faccia gli interessi della “sua” parte. Ma gli interessi degli italiani, con tutti gli Uomini di “parte” che stanno cavalcando la propria e l’altrui tigre, gli interessi degli italiani chi li fa?
Utopistico ritenere attuabile la “pacificazione”, quantomeno fin quando c’è Berlusconi in giro: occorre che Berlusconi, in un modo o in altro, venga “terminato”.
Il coordinatore del Pdl, Sandro Bondi commenta le dichiarazioni di Massimo D’Alema: “In tanti anni non ho mai ascoltato da quest’uomo un solo pronostico azzeccato, ma soprattutto non ho mai ascoltato una sola parola di umana e politica comprensione delle ragioni degli altri, una sola parola di rispetto per gli avversari politici e di intelligenza vera della realtà politica del nostro Paese”. Bondi è più giovane di Massimo D’Alema (è del 1959), ma è un politico che ha dimenticato cosa vuol dire essere “comunista”, proprio lui che da giovane ha militato nella Federazione Giovanile Comunista Italiana ed è stato sindaco (di Fivizzano) per il Partito Comunista Italiano, dovrebbe conoscere bene quanto è radicata, in alcuni, la “mentalità” del vecchio PCI, un amore, questo sì, che non si dimentica e difficilmente si tradisce. Insomma…
Dal ministro della Difesa Mario Mauro parole che potrebbero apparire sensate: “Occorre ripristinare il senso dello stare insieme, che non è nelle corde naturali del centrodestra e del centrosinistra, è evidente, ma è qualcosa cui si è obbligati per le circostanze che il paese sta vivendo. Sarebbe la premessa sulla quale far germogliare una armonia, requisito indispensabile per parlare di giustizia, e arrivare ad un atto di clemenza di iniziativa delle Camere, cioè un’amnistia. Questa, e lo dico a titolo personale, è l’unica alternativa reale a un confronto politico immaginato per troppo tempo senza esclusione di colpi”. Chi le ascolterà?
Dal PD continuano le prese di posizione astiose: definisce “indegna” la campagna di Berlusconi.
Quanta memoria corta c’è per le cose indegne che ha subito questo Paese da quando è diventato Repubblica. Memoria corta: infatti è stato dimenticato il millenario dire “Chi non ha peccato scagli la prima pietra”…

 

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